Valle d'Aosta: come eravamo, come siamo

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    Autonoma sin dal XII secolo, per 900 anni ha legato le sue sorti alla dinastia sabauda che nel 1191 con la Carta delle Franchigie concesse privilegi di carattere politico amministrativo. La storia recente è legata a quella degli alpini.

    di Umberto Pelazza

    Il primo capitolo, se mai fosse stato scritto, risulterebbe oggi molto lacunoso: non facevano notizia quelle genti rozze e strane che abitavano le pendici boscose della Val Baltea e combattevano con coltellacci, fionde e corti giavellotti, liquidate dai cronisti romani con frettolose annotazioni.
    È certo, comunque, che, dopo la conquista, i Salassi di leva abbiano ripreso la via dei monti, arruolati dai vincitori e destinati alla difesa mobile dei valichi e al presidio delle fortificazioni. I primi alpini d’arresto. All’arrivo dei barbari, una cappa di silenzio cala sulla vallata che vivacchia ai margini dei grandi avvenimenti storici fino al nuovo millennio, quando viene annessa ai feudi imperiali dei conti di Savoia.
    Per nove secoli legherà le sue sorti a questa dinastia: l’autorità comitale diventa però effettiva soltanto nel 1191, quando Tommaso I, per vincere l’opposizione dei signori locali, si rivolge al popolo concedendo, con la Carta delle Franchigie , alcuni privilegi di carattere politico amministrativo che segnano l’inizio storico dell’autonomia regionale.
    Un parlamento democratico, il Conseil des Commis , emanazione dell’Assemblea dei Tre Stati (nobiltà, clero e popolo), creò, per il presidio dei valichi e lo sbarramento degli accessi di fondovalle, una milizia di quattromila uomini, suddivisa in 12 compagnie ed equipaggiata per il combattimento in montagna.
    Dopo un periodo di addestramento, concluso dalle grandi manovre, i militi erano lasciati nelle proprie case, pronti a marciare al primo allarme. Il privilegio rimase in vigore fino al 1700.
    Quando, nel 1793, si affacciano sulle Alpi occidentali i francesi della rivoluzione, il Piccolo San Bernardo è presidiato da una compagnia di Chasseurs agli ordini del capitano Darbelley: numericamente molto inferiori, dopo un’accanita difesa saranno travolti dalla marea degli assalitori. Sul Col du Mont, displuviale con la Val d’Isere, i miliciens del capitano Chamonin, definiti da uno storico battaglione Aosta ante litteram , con una azione di sorpresa occupano il valico, presidiato da trecento francesi. Al comandante sconfitto (e invitato a cena) che,
    per salvare la faccia, azzarda: Eravate almeno quattrocento , Chamonin risponde: Quaranta .
    Marzo 1848. Col passaggio del Ticino si apre il capitolo del Risorgimento: in testa all’esercito di Carlo Alberto marcia la Brigata Aosta , che sei anni dopo, parte per la Crimea: sotto le mura di Sebastopoli nasce il motto che passerà in eredità al btg. Aosta, ne accompagnerà glorie e sacrifici e oggi, durante le sfilate, annuncia il passaggio delle nappine rosse: Ca cousta l’on ca cousta, viva l’Aousta .
    La proclamazione del regno d’Italia nel 1861 segnò una svolta nella storia dei Valdostani, che videro il loro territorio emarginato alla frontiera di un paese dalla lingua quasi a tutti sconosciuta: la questione linguistica sarà per molti anni il principale punto di attrito col governo di Roma. Il franco provenzale, parlato dalla maggior parte della popolazione, era più vicino alle matrici espressive d’oltralpe e col regime fascista la querelle raggiunse le punte piu esasperate: il francese fu abolito nella stampa e nell’insegnamento e i nomi di luogo furono italianizzati. Alla diffusione dell’italiano contribuirono l’invio di funzionari pubblici, il turismo e il servizio militare.

    Il battaglione Aosta nasce nel 1882 e riceve il battesimo del fuoco ad Adua; nel 1911 s’imbarca per la Libia. Nel 15/18 combatte in Trentino, sull’Isonzo, in Valtellina, sul Pasubio e sul Grappa: per la conquista del Vodice e dei Solaroli è insignito di Medaglia d’Oro al V.M., l’unica conferita a un battaglione.
    L’affiggerà sul Labaro del 4º Alpini, l’ultimo discendente degli antichi signori della valle, Vittorio Emanuele III di Savoia, in occasione della 4ª Adunata Nazionale ANA, che si tenne in Aosta il 29 settembre 1923, tre settimane dopo la nascita della sezione Valdostana: una sfida che si ripete oggi, ottant’anni dopo, lanciata
    da una città dal grande nome per volontà unanime della più piccola comunità valligiana d’Italia.

    Nel secondo conflitto mondiale l’ Aosta combatte sul fronte occidentale e in Montenegro, dove è raggiunto dall’armistizio del settembre ’43. Inquadrati nella Divisione Garibaldi , gli alpini operano a fianco dei partigiani Jugoslavi; rientrati in Italia, risalgono la penisola a fianco degli alleati e ad Aosta, nella caserma Testafochi, ricostituiscono il loro battaglione.
    Durante e dopo la Resistenza riprende vigore il movimento in difesa delle peculiarità linguistiche e dell’autonomia regionale: maggiori esponenti Emilio Chanoux e lo storico Federico Chabod. L’autonomia linguistica, culturale, amministrativa della Valle d’Aosta fu sancita dal decreto luogotenenziale del 7 settembre 1945 e regolamentata dallo Statuto Speciale del 26 febbraio 1948. La Regione è rappresentata in Parlamento da un deputato e da un senatore; il presidente della Giunta ne è il rappresentante presso il Governo.
    L’idea di una scuola militare di alpinismo fu realizzata dopo l’esperienza della prima guerra mondiale. Scopo fondamentale: formare gli specialisti d’alta montagna che
    avrebbero operato a favore di tutti i reparti alpini. Inaugurata il 9 gennaio 1934, ebbe sede di comando nel castello Duca degli Abruzzi : il battesimo sul campo si celebrò in vetta al Monte Bianco, che fu tribuna per il giuramento più alto del mondo. Fu intitolato al duca esploratore anche il battaglione creato nel 1936, completamente montato su sci.
    Il nucleo sci agonistico s’impose ben presto a livello internazionale: di enorme risonanza la medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali di Garmisch del 1936.
    Nel 1940 l’Istituto partecipò alle operazioni sul fronte occidentale con la compagnia Arditi Alpieri e il Reparto Autonomo Monte Bianco . Alla vigilia di Natale dello stesso anno si costituì con i migliori specialisti della montagna il battaglione sciatori Monte Cervino , che combatté nel 1941 sul fronte greco albanese e nel 1942 su quello del Don. I 75 superstiti dei satanas byeli (diavoli bianchi), come li chiamavano i russi, rientrarono in patria, come dice la motivazione della Medaglia d’Oro, in un’aureola di vittoria uguale a quella delle più alte tradizioni alpine .
    Nel dopoguerra l’Istituto dà vita al Reparto Corsi ACS e AUC, e nel 71 mette le ali con l’assegnazione del Reparto Elicotteri. Il 1973 è l’anno dell’Everest: tre sottufficiali e un alpino portano sulla vetta del mondo il Tricolore italiano e i guidoncini della Scuola Alpina e dell’ANA. Il maresciallo Marco Albarello diventa campione mondiale nella 15 km di fondo e medaglia d’Oro olimpica.
    Nel 1975 la Scuola incorpora il btg. Aosta e nel 1995, secondo il Nuovo Modello dì Difesa , accoglie un nuovo inquilino, la Compagnia Volontari; tre anni dopo assume la denominazione di Centro Addestramento Alpino.
    Le pagine acquistano una leggera tinta rosata con l’arrivo del primo drappello femminile, che durante la libera uscita cattura la divertita curiosità e qualche occhiata perplessa dei cittadini di Aosta. Le alpine hanno assicurato la loro futura
    iscrizione all’ANA.