Una fiammella dal Don

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    “Un giorno la donna, di corsa come al solito, non tirò diritto ma si fermò davanti al “pope” dalla penna nera sul cappello: “Non so – gli disse sottovoce quasi temesse di farsi sentire – come mostrarti la mia riconoscenza per tutto il bene che fai alla nostra gente.

    Là tra le macerie della mia isba c’è un’icona che mi è tanto cara. Vieni, aiutami a levarla, te la dono. Nelle mani tue è al sicuro più che in qualsiasi altro luogo”. Così è cominciata la storia della Madonna del Don, come si legge nel del racconto autografo che Padre Policarpo Crosara ci fece, e così lo ricordiamo perché tutti sappiano della Campagna di Russia, della impari lotta che sostennero i nostri alpini, del tragico ripiegamento.

    Ogni anno, a Mestre, si onora questa sacra Icona del Don custodita nella chiesa dei Cappuccini e la memoria di tutti quelli che non sono tornati; il ricordo che non si spegne mai è la luce di una lampada il cui olio viene offerto dalle nostre Sezioni: per quest’anno Bergamo e Gorizia. Una bella giornata di sole ha accolto a Mestre gli alpini, con 23 vessilli e più di cento gagliardetti, e numerose autorità, in particolare il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il prefetto Domenico Cuttaia, l’assessore regionale Daniele Stival e provinciale Claudio Tessari. Gradita presenza, a sorpresa, quella del ministro del Lavoro Flavio Zanonato che, presente a Mestre per un convegno, da alpino… avendo visto gli alpini in piazza si è subito unito alle nostre celebrazioni assistendo alla Messa. Ha portato i saluti del presidente nazionale e del CDN il consigliere nazionale Giorgio Sonzogni, bergamasco, presente anche il consigliere nazionale Luigi Cailotto.

    Padre Zardo, superiore del convento dei Cappuccini, commentando il passo del Vangelo sulla guarigione dei dieci lebbrosi, solo uno dei quali – un samaritano – tornò indietro per ringraziare Gesù e lodare Dio, ha parlato della necessità della riconoscenza in una società nella quale tutto sembra essere dovuto. Accogliamo l’invito. Un grazie va dunque ai padri cappuccini che ogni anno ci consentono di utilizzare la mensa per il “Ristoro alpino” e la San Vincenzo di Mestre che aiuta gli alpini nella confezione del pranzo; nonché gli alpini delle sezioni di Valdagno e Vicenza, presenti sabato alla visita alla tomba di padre Crosara a Montecchio Maggiore e quelli della sezione di Tirano, quest’anno presenti anche con il vessillo dell’Associazione Battaglione Alpini Tirano, battaglione nel quale operò sia in Russia che in campo di concentramento in Germania padre Policarpo.