Un grande abbraccio

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    L’abbraccio di Catania agli alpini: luci sull’Adunata.

    di Giangaspare Basile


    Un’adunata alla grande. Grande per l’adunata in s, per gli alpini, per la gente, per la bellezza struggente della terra che ha ospitato questo spettacolo durato un’intera settimana in un crescendo sempre pi stupefacente. Per l’accoglienza d’una citt che sembra essere stata alpina da sempre. Per la simpatia con la quale sono stati accolti gli alpini, per lo spirito alpino cos universale da essere di casa ovunque si manifesti. Perch la presenza degli alpini presenza di valori, spesso sopiti, che si r i s v e g l i a n o come la terra arida sotto le gocce d’una pioggia rigeneratrice. Sar, infine, per una serie di elementi che, hanno fatto di questa di Catania un’adunata da ricordare.
    Le prime avvisaglie erano avvertibili sin dal mercoled, giornata solitamente tranquilla nella citt dell’adunata. Bastava girare lungo la Plaja, per i giardini disseminati nel perimetro cittadino per accorgersi della tendopoli che stava sorgendo in fretta, occupando sempre pi velocemente ogni spazio disponibile al campeggio. Un crescendo fino a sabato mattina, quando in piazza Dante l’alzabandiera ha dato il via ufficiale alle cerimonie. C’era il Labaro Nazionale scortato dal presidente e dal Consiglio direttivo Nazionale, decine di vessilli, centinaia di gagliardetti, i Gonfaloni del Comune di Catania e della Provincia, a testimoniare adesione della citt a l l ‘ A d u n a t a degli alpini. L’arrivo della Bandiera di guerra del 9 reggimento alpini di stanza a L’Aquila (rientrato da poco dalla missione di pace in Kosovo) scortata dal comandante col. Antonio Di Vita e da due compagnie di alpini ha coinvolto la citt, con lo sfilamento fino al Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio, per gli onori finali.
    La sera stata gran festa, ed stata davvero una festa di popolo. Abbiamo avuto modo di rimarcare che l’assenza di fracassoni amanti del chiasso fine a se stesso ha recuperato alla kermesse alpina il suo volto pi genuino, con i cittadini in strada, fra gli alpini, con gli alpini, a parlare, raccontare, cantare, ballare e perch no?anche a bere: alla salute dell’Italia, della Bandiera, degli alpini, del cappello con la penna, della Sicilia, del Sud, del Nord
    Insieme, felici.
    Con intere famiglie catanesi, bambini vinti dal sonno, in carrozzella e per nulla infastiditi dal clamore, crocchi di giovani per cori estemporanei, gruppi di veci, tavolate intere all’aperto, bandiere, risate, suoni e canti fino a notte fonda, mentre nelle chiese, nei cinema e teatri si svolgevano i concerti dei canti alpini.
    Poi, come per incanto, alle prime luci del giorno, strade pulite e deserte, atmosfera da vigilia, silenzio.
    Le tribune in piazza Universit erano gi affollate sin dalle sette del mattino. Su quella d’onore, il nostro presidente nazionale Parazzini, (infortunato davvero malamente a un piede durante la partita del cuore al Vigorelli, ma tenacemente e stoicamente in piedi per salutare il passaggio degli alpini) con il ministro della Difesa Antonio Martino, il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, quello alle Regioni Enrico La Loggia, il capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Rolando Mosca Moschini, dell’Esercito gen. Gianfranco Ottogalli e il gen. Roberto Scaranari comandante le Truppe alpine, e il presidente della Regione Tot Cuffaro, della Provincia on. Nello Musumeci, il sindaco on. Umberto
    Scapagnini, il prefetto Alberto Di Pace, il questore Achille Dello Russo.
    E finalmente, sospinto dal vento che andava ammassando le prime nuvole, giunto il suono del Trentatr, mentre in fondo alla via Etnea che taglia in due Catania e va dal mare al vulcano avanzava la Fanfara della brigata alpina Julia (si alterner durante la sfilata con quella della brigata Taurinense) seguita dalla Bandiera di Guerra, e poi le compagnie alpine e gli ufficiali e sottufficiali del Comando Truppe alpine, il Labaro Nazionale con le sue 207 medaglie d’Oro al Valor Militare (due delle quali siciliane, altre due medaglie d’Oro siciliane sono sul Medagliere). I giovani in armi hanno portato una ventata di orgoglio e di commozione: alpini che sfilavano tra i palazzi imbruniti dalla cenere del vulcano in attivit pi meridionale d’Europa, i nostri migliori ambasciatori, la punta di diamante del nostro Esercito. E, fra di essi, per la prima volta ad una adunata, giovani donne alpino, fra i commilitoni, distinguibili soltanto per i tratti addolciti del viso, dallo sguardo fisso avanti, il fucile automatico ben stretto in pugno, leggero come una piuma. Poi, come da programma sempre uguale ma sempre nuovo, gli alpini decorati, i mutilati, gli invalidi e poi la rappresentanza della Federazione internazionale soldati di montagna e un contingente della nostra splendida Protezione civile seguito da un settore del nostro altrettanto splendido e unico in Italia e in Europa ospedale da campo, con unit mobili di intervento medico chirurgico e una storia esaltante alle spalle, dai soccorsi all’Armenia terremotata all’Umbria, alla gente del Kosovo, in Albania.
    E quindi una stretta al cuore: gli alpini di Zara, Fiume e Pola. E quelli delle sezioni pi lontane a cominciare dal Sudafrica
    Camminava con passo lento stringendo, come se si sorreggesse, l’asta con la scritta Argentina l’emigrante tornato in Italia per respirare l’aria della sua prima e mai dimenticata Patria. Sembrava guardasse nel vuoto, alla vita che gli scorreva davanti, ai ricordi tanto vivi e tanto amari. E piangeva di commozione, le labbra strette mentre le lacrime scendevano sul viso solcato da rughe profonde. Uno sguardo al Labaro, un accenno di sorriso verso la tribuna d’onore, e via.
    E poi altri ricordi con gli alpini emigrati del Belgio, che hanno ancora negli occhi i loro compaesani morti nella tragedia della miniera di Marcinelle, e la rappresentanza della sezione Lussemburgo, con l’alfiere e un solo altro alpino. E via via la Gran Bretagna (la prima nata delle nostre sezioni all’estero), la gloriosa Nordica, e poi la ventata del Trentino, la linea degli abeti, e via via tutto il Nord con gli striscioni che ricordavano don Gnocchi, invocato per dare la vista ai politici, per dire che dalle alpi all’Etna siamo tutti italiani, che la montagna unisce come il cappello alpino, per dire grazie Catania e grazie Sicilia.
    Ecco gli alpini di Biella, che ricordano don Brevi, quelli di Milano che portano una foto di Peppino Prisco, i due alpini della Julia che portano su un cuscino il cappello dei due loro commilitoni morti in Kosovo in un tragico quanto assurdo incidente. E, intercalate, tante e tante bande, fanfare, complessi musicali di sezioni, gruppi, citt e paesi ad aggiungere suoni e colori finch il cielo cupo che si era andato formando per le nuvole basse e nere ha scaricato una pioggia torrenziale sul corteo, le migliaia di persone che facevano muro ai lati della strada, sulle tribune.
    Gli alpini, imperterriti, hanno continuato a sfilare e quando il sole ritornato lo sfondo delle via Etnea era composto da uno straordinario Etna dalla vetta innevata. E continuava il fiume di alpini, quelli gloriosi d’Abruzzo, tanti, tantissimi, preceduti dalla banda con i colori della regione che suonava l’inno di Mameli. E la gente per strada ad applaudire, e quella sulle tribune alzarsi in piedi. Da sei ore gli alpini sfilavano quando arrivato il momento forse pi atteso: quello della sezione Sicilia, annunciata dal lancio di fiori dai due lati della strada. Accanto al Vessillo, il presidente Antonio Garraffo, sorridente, mentre gli gridavano bravi!, Garraffo che riceveva un bacio e un fiore da una splendida fanciulla fra uno scroscio di applausi; seguivano gli alpini della sezione, una delle pi piccole, quelli che con coraggio avevano richiesto l’Adunata, ciascuno dando il contributo secondo la propria generosit. Applausi al presidente, dunque, ai suoi pi stretti collaboratori, a coloro che ci hanno aiutato a confezionare i numeri de L’Alpino dedicati all’adunata, a coloro con quali abbiamo lavorato, talvolta perfino arrabbiandoci ma sempre fin
    endo con un abbraccio, a coloro che abbiamo rincuorato essendo a nostra volta rincuorati. Perch l’Adunata soltanto la punta di un iceberg d’un lavoro lungo e duro, di sacrifici da parte di tutti, non esclusi gli alpini che vi partecipano.
    Ma va bene cos. E quando anche gli alpini di Sicilia sono passati, e dietro a loro hanno raccolto applausi i volontari del Servizio d’Ordine Nazionale, e sono stati resi gli onori militari al ministro Giovanardi rimasto fino all’ultimo al suo posto, la fanfara degli alpini ha mandato in visibilio un po’ tutti, perch dopo gli squilli ufficiali, si avviata allo scioglimento suonando, fra acclamazioni da stadio, Ciuri Ciuri, la canzone che pi siciliana non si pu.
    Svanite le ultime note, via Etnea andata rapidamente svuotandosi. E’ rimasto un senso di vuoto, di incompiuto, di irrimediabilmente svanito come se avessimo fatto un bel sogno.