TIRANO Gli alpini di Piatta e Valfurva recuperano la storica strada dell'Ables

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    La strada dell’Ables, costruita dagli alpini durante la Grande Guerra per portare le artiglierie pesanti al fronte tracciato sullo spartiacque tra Valtellina e Val Venosta, risale per ben 1.700 metri il fianco destro della Valfurva, dall’abitato di Uzza ai 3.012 metri del passo dell’Ables. Fu realizzata a tempo di record ma non venne mai utilizzata a scopo militare perchè fu portata a termine quando la guerra stava per concludersi. Rimase così, percorsa solo dai pastori e dai valligiani che salivano dal fondovalle; più tardi a farle compagnia sarebbero arrivati i camosci e i cervi del Parco Nazionale dello Stelvio. Un abbandono di decenni durante i quali la strada dell’Ables sembrava sfidare senza danni l’incuria degli uomini e il trascorrere delle stagioni. All’inizio del nuovo millennio però, di fronte ai primi crolli in alcuni tornanti e al progredire dei movimenti franosi, venne lanciato l’allarme per preservarla. L’appello venne raccolto quando la strada fu inserita nel programma ufficiale della Settimana Internazionale dell’Escursionismo , svolta tra la Valtellina e la Valchiavenna. Nel maggio del 2002 una comitiva di 40 persone della locale sezione CAI e degli alpini di Valfurva ha effettuato un sopralluogo, andando alla scoperta di un percorso quasi sconosciuto. Fu in quell’occasione che nacque l’idea di un intervento diretto degli alpini per il suo salvataggio: obiettivo, secondo quanto auspicato dalla presidenza nazionale dell’ANA, di competenza della sezione di Tirano. Dal 31 maggio all’8 giugno scorso i gruppi ANA di Valfurva e Piatta Valdisotto hanno lavorato per 234 ore alla ricostruzione di un tornante a quota 1.550 sopra l’abitato di Teregua. Un intervento reso possibile dal contributo erogato dalla Fondazione Pro Valtellina che sta per essere affiancato dall’operazione di ripristino deciso dal Comitato di gestione del Parco dello Stelvio del piano stradale, compromesso da uno smottamento del terreno a quota 2.000. Si compie così un primo importantissimo passo verso la conservazione di un bene di grande significato storico. Che ad attivarlo siano i nipoti di quegli alpini cui si deve la costruzione della strada nel lontano 1915 ’18, è gesto di alto valore morale e civile che onora quanti vi hanno preso parte e quanti vorranno darvi altrettanto meritorio seguito.