Sulla coralità alpina

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    Ho letto con estremo interesse e molta attenzione l’articolo “Cantare sempre, cantare ancora” riguardante i canti alpini, i Cori e le loro problematiche, apparso sul numero di dicembre de L’Alpino e sinceramente me lo aspettavo che prima poi l’Ana attraverso i suoi bravi Maestri di corali e il suo più celebre armonizzatore Maestro Bepi de Marzi, aprisse un dibattito serio sulla musica alpina e la sua naturale evoluzione. 

     

    Voglio intervenire anch’io su questo tema in quanto, in primis, sono un appassionato di musica e collezionista di una buona discografia di vari generi, comprese svariate registrazioni di Corali alpine. Premettendo che stimo e rendo merito a tutti coloro che, con impegno e dedizione cercano di portare avanti la tradizione dei canti alpini, sono pienamente d’accordo che occorre un rinnovamento e una maggior selezione dei repertori, i quali sono troppo uguali e con poca fantasia, limitando così il valore dello spettacolo in sé e molto spesso rasentando la noia. Mi rendo conto che uscire dai soliti standard è difficile e arduo. Certo i professionisti sono agevolati in tal senso ma credo che con un po’ di buona volontà ci possano riuscire anche gli amatori.

    Serg. Ferrero Giuseppe Gruppo Cengio, Sezione di Savona

    Personalmente credo che le emozioni, prima ancora che ai canti proposti, siano legate alla qualità delle esecuzioni. Cosa che non deve impedire comunque la sperimentazione e l’allargamento del repertorio.