Simbolo sacro e universale

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    Mai come quest’anno, nel mentre il Trentino riecheggia ancora degli echi festosi dell’Adunata 2018, gli eventi legati al 55º pellegrinaggio in Adamello hanno avuto un significato che è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa. Iniziamo dalla dedica. Come ogni anno la Sezione organizzatrice (nel 2018 appunto era Trento, in alternanza con la Sezione Vallecamonica) ha inteso dedicare l’evento ad un tema legato alla storia del grande ghiacciaio.

    Ebbene, proseguendo idealmente il cammino già intrapreso con l’Adunata del maggio scorso, gli alpini trentini hanno voluto onorare il soldato ignoto dell’Adamello, riunendo così idealmente la memoria universale di quanti hanno combattuto, sofferto e sono caduti su questo tragico teatro della Guerra Bianca. Di loro è rimasto solo qualche scampolo di ricordo su qualche foto ingiallita, o in qualche documento inviato ai familiari; per tutti una sola tomba: l’Adamello.

    Per i più è stato così; per qualcuno di loro invece la storia non è finita con la morte. È facile a tal proposito pensare a Rodolfo Beretta, alpino del 5º, originario di Villa Riverio in Brianza, i cui resti sono stati restituiti solo pochi mesi fa proprio da quello stesso ghiacciaio adamellino che lo aveva inghiottito nel novembre del 1916. La scienza medico-forense ha permesso un’attribuzione certa a questo sfortunato alpino, ormai non più ignoto.

    Il tempo atmosferico ha garantito in questa tre giorni alpina una praticabilità dei luoghi non certo facilmente accessibili, non foss’altro per garantire i tanti voli di elicottero che hanno permesso a molti di assistere, con poco sforzo, alla Messa celebrata agli oltre 3.050 metri di altitudine, presso l’altare dedicato a Papa Giovanni Paolo II, alla Lobbia. In un suggestivo scenario, che però purtroppo evidenzia un pericoloso e costante ritiro del ghiacciaio, si sono succeduti dapprima i diversi indirizzi di saluto delle autorità civili e militari.

    Fra tutti vogliamo ricordare gli interventi del gen. Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine e del Presidente nazionale Sebastiano Favero. Entrambi hanno voluto fortemente riaffermare il significato – troppo spesso abusato – del termine pace. Ad ascoltarli, oltre ai molti alpini giunti in giornata, vi erano le diverse cordate di pellegrini partite, nei giorni e nelle ore precedenti l’evento, dai due versanti del massiccio. Fra gli altri va segnalata la presenza di Pietro Sebastiani, ambasciatore italiano presso la Santa Sede e dell’ambasciatore della Repubblica di Slovenia Kovnik presso lo Stato Città del Vaticano. E nel mentre le oltre 20 bandiere delle nazioni un tempo belligeranti si gonfiavano al vento dell’Adamello, ha avuto inizio la Messa presieduta dal cardinale Walter Kasper e concelebrata dal cardinale Giovanni Battista Re, unitamente al vescovo dell’Istituto Sacro Cuore, mons. Claudio Giuliodori e a mons. Angelo Bazzari, già presidente della Fondazione Don Gnocchi, assieme a molti tra sacerdoti e cappellani militari.

    Il cardinale tedesco ha voluto richiamare più volte il messaggio di unità fra i popoli che fu tanto caro a Papa Giovanni Paolo II, e che proprio questi stessi luoghi elesse come simbolo di unità spirituale fra i Caduti di tutte le bandiere. Al termine della funzione, con una breve sfilata le autorità hanno raggiunto il vicino rifugio, dedicato appunto ai Caduti dell’Adamello, portando i resti della croce lignea che per molti anni ha segnato la sacralità di queste nevi perenni. All’interno dei locali è stata brevemente ricordata la figura di Faustino Pedretti, realizzatore della grande croce in granito benedetta dal Santo Padre a Cresta Croce.

    La serata si è conclusa in Valle a Passo Tonale, con il concerto-spettacolo del coro Presanella presso l’auditorium e dedicato alla figura di Luca Comerio, fotografo e reporter nella Prima guerra mondiale. Domenica 29 luglio la fanfara di Pieve di Bono ha aperto la sfilata lungo le strade di Passo Tonale, dopo aver reso gli onori al Labaro dell’Ana che ha preso la testa dello schieramento, assieme ad oltre 30 vessilli sezionali e una selva di gagliardetti da ogni parte d’Italia. Dopo l’alzabandiera, sono stati resi gli onori ai Caduti presso il sacrario posto sullo spartiacque tra le province di Trento e Brescia, mentre le note del Silenzio si spandevano verso Passo Paradiso e Cima Presena. La lunga diretta tv ha dato conto della portata significativa degli interventi che si sono succeduti sul palco.

    In particolare, il Presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi ha voluto ringraziare gli alpini per la grande partecipazione all’Adunata del maggio scorso, rimarcando ancora una volta che la volontà di unire, piuttosto che di dividere, è stato il motore portante di quell’evento, suggellato poi appunto con il 55º pellegrinaggio in Adamello. Toccanti le parole del gen. Claudio Berto che ha reso omaggio gli ultimi soldati “andanti avanti”, unendo il loro ricordo a quanti invece sono caduti negli aspri combattimenti della Prima guerra mondiale. Ovazione infine per il Presidente nazionale Favero quando ha rimarcato davanti agli oltre duemila alpini presenti la ferma volontà dell’Ana di continuare a ricordare degnamente i Caduti con il tenace impegno rivolto a chi ne ha più bisogno. In particolare non è sfuggito a chi ascoltava la determinazione di voler portare ad ogni costo a compimento le opere deliberate in favore delle popolazioni terremotate di Umbria e Lazio che qualche difficoltà hanno incontrato sempre a causa di una burocrazia con cui gli alpini poco hanno a condividere.

    Grazie alla Protezione Civile Ana di Trento la giornata si è conclusa sotto la vicina struttura dove pellegrini e alpini hanno potuto consumare in convivialità il pasto domenicale. Ora tocca alla Sezione Vallecamonica portare questo pellegrinaggio oltre il centenario dalla fine della Grande Guerra: arrivederci al 2019.

    Paolo Frizzi