SICILIA – Il tenente Giacomo Monastra

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    Nell’ambito delle manifestazioni del centenario della fine della Grande Guerra e della scomparsa del ten. Giacomo Monastra Abate del 7º Alpini, l’Ana e la Sezione Sicilia hanno voluto ricordare la figura del valoroso soldato (in occasione del restauro della tomba) e di quanti hanno dato la vita in nome del più alto e autentico ideale di Patria. La cerimonia è stata organizzata nel centenario della morte del ten. Monastra nato a Trecastagni (Catania) il 27 febbraio 1899 e morto a Catania il 26 marzo 1919.

    Nel cimitero monumentale di Catania la cerimonia commemorativa alla presenza dell’assessore Fabio Cantarella in rappresentanza del sindaco di Catania, del Presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castiglione, delle autorità civili e militari, dei ragazzi della scuola “Ercole Patti” di Trecastagni e dei familiari del giovane ufficiale, in particolare la signora Russo e la figlia Matilde che hanno contribuito ad onorare la memoria del loro antenato. Giacomo Monastra a soli 18 anni lasciò le aule del liceo di Catania per difendere la Patria, prima combattendo nella brigata L’Aquila poi nel 7º Alpini, btg. Monte Pavione: guarì dalle ferite riportate in combattimento, ma una fatale malattia lo stroncò appena ventenne dopo la fine della guerra.

    È uno dei “ragazzi del ‘99” che furono inviati al fronte nei giorni successivi alla disfatta di Caporetto, che si batterono eroicamente sul Piave, sul Monte Grappa fino a Vittorio Veneto. Don Corrado Pantò, già cappellano del 9º Alpini, ha benedetto la tomba e recitato la “Preghiera dell’Alpino”; la tromba dei nostri amici bersaglieri ha intonato il “Silenzio” seguito dall’inno di Mameli suonato dalla tromba dei ragazzi della scuola “Ercole Patti” di Trecastagni.

    Grazie al Presidente dell’Ana Sebastiano Favero, agli alpini della Sezione Sicilia e ai parenti del ten. Monastra, siamo stati orgogliosi di consegnare per altri cento anni alla città di Catania la tomba restaurata del giovane ufficiale del 7º Alpini. La tomba guarda la maestosità della nostra “montagna”, l’Etna, perché proprio lì la vollero i genitori di Giacomo.

    Giuseppe Avila