Se civile non un dramma. Purch…

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    Il dibattito sulla coralità.

    Mi chiamo Roberto Buffolini, alpino in congedo del gruppo di Gorizia. Vent’anni fa, ai tempi della naia, ero capo voce della sezione bassi del coro della brigata alpina Orobica, nella mitica caserma ‘Battisti’ di Merano. In questi ultimi tempi ho letto diversi pareri sui cori alpini e sulla coralità in genere, pareri talvolta in contrasto tra loro, come è giusto che sia in un normale rapporto dialettico.

    Secondo me tutte le forme d’espressione corale vanno rispettate, naturalmente con i dovuti ‘paletti’, affinchè non si perdano le basi alpine. Se però poi, in questo vasto patrimonio, troviamo alcune canzoni che in parte si discostano dalle regole canoniche del canto di montagna, vuoi per interpretazione o vuoi per natura della canzone stessa, non penso si debba farne un dramma, perché comunque sono espressioni nate dal cuore della gente, cantate per la gente, e nulla tolgono allo spirito alpino.

    Non dimentichiamoci che le prime canzoni sono nate proprio dal cuore di persone che sole, in trincea, sempre a contatto con la morte, con il canto trovavano un attimo di conforto. L’importante, invece, è preservare e riuscire a tramandare queste tradizioni canore, perché sarà sempre più arduo trovare materia prima, ovvero alpini o, come si diceva un tempo, ‘bocia’ che imparino dai ‘veci’ a rispettare e trasmettere i valori insiti nei canti alpini, magari cantando alle adunate, in allegria.

    Ben vengano quindi i cori ANA, i cori civili con canti di montagna nel proprio repertorio e, naturalmente, i cori dei congedati delle gloriose cinque brigate alpine e della SMALP, affinché si possa mantenere sempre viva una parte importante della nostra storia, perché, come disse Oscar Wilde, senza passato non si ha diritto a un futuro.

    Roberto Buffolini