Ritorno nelle terre del Don

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    Per noi alpini è sempre un’emozione forte ritornare in quelle terre che risvegliano ricordi, trasmessi attraverso i racconti e gli scritti di chi in Russia ha trascorso uno scampolo di gioventù in situazioni epiche e inimmaginabili. L’emozione inizia dalla partenza: è proprio vero che ogni viaggio comincia dal momento in cui si pensa di farlo. In’attesa del check-in e dell’imbarco ripasso il programma: orari, gate, bagaglio, il transfer a Vienna verso Mosca e l’arrivo con mille controlli, code, l’energia e la confusione della metropoli. Alla stazione Kazanski attendiamo il treno che in 14 ore ci porterà a Rossosch, località che per l’Associazione Nazionale Alpini si può considerare una casa.

    Tu-tun, tu-tun, tu-tun, il rumore del treno sui binari, ci vuole un po’ prima che l’udito si abitui e le vibrazioni diventino parte dell’ambiente. Il convoglio sembra dare precedenza a tutti gli altri, si ferma a lungo in paesi sperduti; cerco di comprendere le stazioni in cui facciamo sosta dalla voce dell’altoparlante, sbircio dal finestrino la maestosità del territorio e della natura. Ho la fortuna di viaggiare con Sebastiano, Luciano, Giorgio cari amici alpini e con l’incomparabile accompagnatrice interprete tuttofare e molto alpina Gianna Valsecchi. Alle undici arriviamo a Rossosch, in stazione ci sono degli amici che ci aspettano e ci portano in quel magico monumento vivente che è l’Asilo Sorriso.

    Incontriamo i bambini, le insegnanti, la direttrice, vediamo il museo e la foresteria a disposizione degli alpini che dopo aver costruito l’asilo, ogni volta che serve, ne curano la manutenzione. Le emozioni aumentano, arrivano gli abbracci e i sorrisi dei bambini: è proprio vero, qui siamo come a casa e questa è la dimostrazione che può nascere il bello anche da eventi tragici come una guerra.

    I volontari in estate hanno terminato la piscina e tutti non vedono l’ora di poterla inaugurare; sognano le grida gioiose dei bambini nell’acqua – perché anche in queste terre d’estate fa caldo – e si pensa all’inaugurazione ufficiale con le istituzioni, le autorità e naturalmente gli alpini. Ancora qualche controllo degli ingegneri che sondano, misurano, ascoltano i muri per essere certi che tutto sia a posto, perché questa creatura degli alpini resti in buona salute sempre.

    Nel pomeriggio siamo chiamati ad un appuntamento ufficiale nelle sedi istituzionali: a causa di alcune incomprensioni era necessario un incontro di persona con il sindaco Markof, nostro amico da sempre e con le autorità provinciali e regionali, già conosciute lo scorso anno in occasione della festa a Rossosch. Sul grande tavolo colorato dalle bandierine di Russia e Italia proponiamo la nostra soluzione e notiamo con piacere che anche i russi hanno avuto la stessa idea.

    Si vede proprio che spesso le genti di Russia e di Italia hanno lo stesso modo di pensare, da ottenere con il contributo di entrambi per il bene della città, dell’amicizia, dei bambini, della pace. Missione compiuta e ci intratteniamo a cena, alla quale si aggiunge anche il professor Morozoff, figura determinante nella costruzione e ideazione dell’Asilo Sorriso e del relativo museo, memoria storica e vivente degli anni della guerra.

    Il giorno seguente partiamo per Livenka (Nikolajewka), conosciuta per le note vicende belliche ma che ora possiede un simbolo di legame tra i popoli: il “Ponte dell’Amicizia”. Costruito dagli alpini, permette il passaggio di mezzi e persone tra le due sponde del fiume ma rappresenta simbolicamente l’incontro dei popoli e delle genti nello spirito di amicizia che trovano a metà dello stesso i simboli dell’Ana e del Comune di Livenka. Serve sempre qualche piccola manutenzione ma ci penseranno gli alpini al loro prossimo passaggio e anche le locali istituzioni faranno la loro parte.

    Visitiamo la cittadina passando per il mercato locale che ricorda i nostri tempi passati, incontriamo in Comune il nuovo sindaco, e continuiamo gli ottimi rapporti instaurati con il predecessore. Proseguiamo verso il cippo ai Caduti italiani in terra di Russia. Una corona di fiori, due gagliardetti Ana, intorno il silenzio e lo sconfinato territorio ondulato con la foschia che tutto avvolge. Un momento di raccoglimento, la Preghiera dell’Alpino e un pensiero a quanti sono rimasti qui. Salutiamo Livenka e ritorniamo all’asilo di Rossosch. I bambini hanno preparato uno spettacolo per gli alpini, costumi tradizionali, occhi vispi e sorrisi mentre ballano e cantano in italiano il giro-giro tondo… tutti giù per terra.

    Ricambiamo con un secchiello di caramelle che verranno distribuite ai quasi duecento bambini che frequentano l’istituto, fiore all’occhiello del territorio che vince da anni il premio come miglior struttura della regione. Le sorprese non finiscono perché ci aspettano le allieve dei corsi di lingua e cultura italiana per gli adulti che si tengono gratuitamente nella zona alpina dell’asilo da oltre vent’anni, grazie all’impegno e alla disponibilità di Gianna Valsecchi. Sono allieve che vanno dai 20 agli 80 anni.

    Ci accolgono con il tè ma gustano con piacere un bicchiere di vino e oltre a chiacchierare in italiano tirano fuori le partiture e cantano… la mula de Parenzo! Alpinità ovunque. Qualcuno dice: a forza di venire qui ci siamo ammalati di Russia, credo invece che qui un po’ si siano ammalati di Italia o quantomeno di alpinità. Ma bisogna già ripartire, treno per Mosca e altra nottata. Sarà che comincia il ritorno, ma il freddo e il vento gelido si sentono molto di più e nella spartana stazione di Rossosch i minuti di attesa sono lunghissimi e soprattutto freddissimi. Un abbraccio all’amico sindaco e via sul treno. Forse la stanchezza ci fa dormire un po’ di più e anche il treno arriva a Mosca prima del previsto.

    Andiamo in Piazza Rossa e tornano in mente le emozioni e i momenti dello Spasskaya Tower Festival con la fanfara e i cappelli alpini che spiccano tra la gente. Ma perché siamo qui? Proprio davanti alla piazza entriamo in un caffè e tutti ci salutano con un sorriso sul volto. Arriva Davide Corso, è un alpino di Feltre trasferito in Russia e vuole provare a creare un gruppo alpini anche in Russia. Arriva anche Massimo Marengo con cappello alpino in testa: alpino piemontese, vive in Russia da 16 anni. C’è anche John Motta, vice Presidente di Confindustria Russia. Ognuno racconta la sua storia e quando parlano di alpini gli occhi si illuminano. Orgoglio alpino e orgoglio di italianità all’estero… «ne abbiamo trovati due anche a San Pietroburgo» dicono.

    Il petto si gonfia nel ritrovare questo spirito a migliaia di chilometri dall’Italia, nel ritrovare alpinità vera e sincera che sembra quasi impossibile da spiegare. Passiamo due ore intense che ci fanno tornare in Italia ancora più alpini e convinti della responsabilità che abbiamo nei confronti di questa magnifica Associazione, ma soprattutto nei confronti di coloro che in questi cento anni hanno mantenuto la nostra reputazione e ci hanno portato fin qui con le opere materiali, gli interventi, la conservazione della memoria e degli ideali, i comportamenti, l’esempio concreto nei fatti, e che oggi non ci sono più ma ci controllano e ci vegliano da lassù e noi dobbiamo fare la nostra parte.

    Mauro Buttigliero