Questione di civiltà

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    Con la presente voglio complimentarmi con Lei per l’ottima risposta all’alpino Massimo Cerutti della Sezione di Domodossola apparsa sul numero di dicembre. Se, come scrive il suddetto, la maggior parte degli immigrati si fossero dimostrati delinquenti, saremmo mal messi e le carceri italiane, già sovraffollate, scoppierebbero. L’effetto della propaganda sulle menti più deboli e prive di filtro produce queste deformazioni di pensiero e relative conseguenze comportamentali. Nel piccolissimo Comune di Ostana, dove sono sindaco, avendo voluto ospitare qualche richiedente asilo, è successo il finimondo con una petizione (purtroppo firmata anche da alpini) che, con l’argomento che la loro presenza avrebbe abbassato i valori immobiliari (sic), cercava di bloccare il progetto. Il parroco di allora (purtroppo deceduto qualche mese fa) ha sostenuto con coraggio la nostra azione e ospitiamo, da quasi due anni, sei richiedenti asilo. Molti dei firmatari hanno cambiato idea dopo che hanno appurato che sono persone come noi e che stanno aiutando il Comune nella manutenzione del territorio. Potrei farla lunga ma mi limito a evidenziare che fino a poco tempo fa migranti erano gli italiani e che l’Europa ha sfruttato il terzo mondo per secoli e un minimo di umanità bisognerebbe pur averla. Nessuno poi si chiede dove finiscono quelli che non arrivano più… Il flusso non si potrà fermare fino a quando non se ne elimineranno le cause: questioni economiche o violenze di ogni genere.

    Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana (Cuneo)

    Grazie del suo scritto, caro sindaco, per la preziosa testimonianza. Indubbiamente il fenomeno migratorio va gestito dalla politica con equilibrio ed equità, ma senza mai dimenticare che le persone rimangono tali sempre e ovunque, a prescindere dal colore della pelle e della provenienza. Dimenticare questo non mette in discussione la sicurezza sociale, ma la civiltà stessa dalla quale veniamo da duemila anni a questa parte.