Penne nere alle Svalbard sulle rotte del dirigibile Italia

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    Era il 1998 e per la prima volta affrontavo i mari Artici. A bordo di una vecchia nave norvegese utilizzata per la caccia alle foche navigavo lungo la costa dello Spitsbergen ed il mio pensiero volava alla spedizione del dirigibile Italia ed alle leggendarie imprese delle penne nere impegnate nelle operazioni di soccorso.

    Settanta anni prima, nel marzo del 1928, a bordo della Hobby in navigazione verso le Svalbard (Polo Nord), il capitano Sora certamente non immaginava quello che sarebbe successo nei mesi successivi. Insieme con altri otto alpini era stato scelto per partecipare alla spedizione polare comandata dal generale Nobile.

    Dopo aver raggiunto il Polo Nord, il 25 maggio il dirigibile precipitò sul pack al largo della costa settentrionale delle Svalbard. Il quartier generale Italiano indirizzò i primi soccorsi ma nella direzione sbagliata. Il sergente maggiore Sandrini e l’alpino Pedrotti insieme con Albertini e Matteoda, due membri del SUCAI, furono inviati a Bluffodden. Da qui a bordo di una piccola barca a remi blu, la Liv, gli alpini esplorarono la costa fino a Norskøyane dove montarono il campo dopo 40 ore ininterrotte di lavoro.

    Fu un viaggio terribile. Il 4 giugno vennero imbarcati e trasportati verso Mosselbukta dove incontrarono un secondo gruppo di alpini composto dal capitano Gennaro Sora, il caporale Bich e gli alpini Cesari e Pelissier. Questi ultimi effettuarono una profonda esplorazione della Ny Friesland e raggiunsero un monte che dedicarono al battaglione del capitano Sora chiamandolo Cima Edolo. Fecero poi tutti ritorno a Kongsfjorden. Sebbene infruttuose queste prime spedizioni confermarono il coraggio e l’attitudine delle Truppe alpine ad operare in condizioni estreme.

    Le novità provenienti dalla Tenda Rossa spinsero però gli alpini a ripartire immediatamente per Nordaustlandet, dove fu approntato un campo base dal quale furono organizzate numerose spedizioni. La più importante, comandata dal capitano Sora, aveva il compito di soccorrere Malmgren, Mariano e Zappi che avevano lasciato la Tenda Rossa.

    Il 22 giugno fu raggiunta una piccola isola pianeggiante non segnata sulle mappe, Sora la chiamò Alpiniøya, l’isola degli alpini. Il 23 giugno ripartirono ma il tragitto si dimostrò terribile a causa del pack in via di scioglimento. Dopo innumerevoli cadute in acqua, con i cani esausti ormai più un peso che un aiuto, raggiunsero finalmente la terra ferma dove furono costretti a cibarsi dei pochi cani rimasti vivi e di uova di uccelli.

    L’11 Luglio, ormai al limite della sopravvivenza furono soccorsi da 3 aerei. Molti sono i toponimi italiani presenti sulle mappe delle Svalbard a ricordo indelebile di quegli avvenimenti, primo fra tutti Alpiniøya, un piccolo lembo di terra desolato ed inospitale situato al limite della banchisa polare, testimone per sempre della volontà e dell’ardimento delle penne nere.

    Ora che lavoro come guida sulle navi che trasportano turisti e che ho visitato molti di quei luoghi mitici indossando il mio cappello alpino, ho un desiderio: vorrei che altri alpini si unissero a me e insieme riportassimo le penne nere al Polo. A tale scopo nel mese di agosto 2010, con il patrocinio della sezione ANA di Cuneo sarà organizzata una spedizione speciale alle isole Svalbard.

    Per informazioni telefonare al nr. 338 9569958; oppure scrivere all’indirizzo email: info@viaggipolari.it

    Piero Bosco

    Pubblicato sul numero di aprile 2010 de L’Alpino.