Penne nere al Pirellone devastato

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    Cronaca dell’intervento degli alpini della Protezione civile della sezione di Milano.

     

    Giovedi 18 aprile ore 18. I programmi radio si interrompono per dare le prime confuse notizie. Attentato al Pirellone come a New York?Per fortuna le cose vengono col tempo ridimensionate: il bilancio, pur mantenendo la sua gravit, di proporzioni infinitamente inferiori. Ma a Milano accaduto l’imprevedibile: un velivolo ha centrato il grattacielo simbolo della citt e ha provocato vittime e danni enormi.
    Non ci aspettavamo una chiamata ma in serata arriva l’avviso del preallarme. L’indomani anche noi alpini della Protezione civile di Milano siamo chiamati dai responsabili della P.C. della Regione Lombardia, che ha sempre contato su di noi, dare il nostro contributo. Mi ritrovo con una trentina di altri amici alpini volontari, per un fine settimana tutto eccezionale, ad affrontare una situazione per la quale non siamo preparati. Gli ascensori non funzionano, ad eccezione di un montacarichi esterno che serve anche per il trasporto di materiale per mettere in
    sicurezza i piani danneggiati. In seguito, a qualcuno di noi toccher affrontare a piedi in discesa, e qualche volta in salita, le rampe di scale per arrivare a quel 26 piano dove si scatenato il finimondo.
    Lo spettacolo che ci si presenta impressionante: vetrate distrutte, mobili accartocciati, tubature gocciolanti, libri, fogli e raccoglitori sparsi dappertutto.
    Ci mettiamo al lavoro per aiutare i vigili del fuoco che sono gi all’opera dal giorno precedente per sgomberare da tutte queste macerie i due piani coinvolti, per dare la possibilit di montare puntelli e travi e mettere in sicurezza il soffitto tra il 25 e il 26 piano che ha ceduto di trenta centimetri. I vigili del fuoco stanno in prima linea, dove il rischio maggiore, e noi di rincalzo a sgomberare, e usando il montacarichi, portare le macerie al piano terra nei contenitori appositi. Si scende carichi e si risale altrettanto carichi con le centinaia di puntelli che la ditta specializzata installer. Quanto dura questo giorno?Forse troppo poco, perch ci
    ritroviamo quasi senza accorgerci a sera, con la visibilit che diminuisce e che non ci permette pi di andare avanti in sicurezza.
    Dobbiamo sospendere per riprendere l’indomani. Sulla strada del ritorno a casa i giornali radio ripetono che i vigili del fuoco continuano il loro lavoro nel grattacielo.
    Si riprende al sabato di buona mattina con lo stesso lavoro di sgombero, recuperando il materiale cartaceo che non andato distrutto e portandolo al sicuro per il successivo vaglio, mentre i tecnici continuano il loro lavoro di puntellatura, chiedendo anche il nostro aiuto. Cos per tutta la giornata noi e i vigili del fuoco con un breve intervallo per mangiare un paio di panini e bere un po’ d’acqua perch, dei pasti che dovevano essere forniti da una cucina da campo, nemmeno l’ombra, e
    quindi il nostro vivandiere ha dovuto provvedere in qualche modo. Di nuovo sera e di nuovo si interrompe.
    Arrivato a casa mia moglie mi dice: ‘Ma dove eravate?La radio e le televisioni continuano a ripetere del lavoro indefesso dei vigili del fuoco e di voi neanche una parola.’ Eppure i cappelli alpini e gli stemmi sui nostri mezzi erano ben visibili a tutti.
    Beh, non pensiamoci e continuiamo il nostro lavoro anche la domenica.
    Oggi ci sono altri volontari che ci danno una mano e il lavoro diventa ancora pi spedito.
    Rimane la pecca dei pasti che, nonostante le promesse, sono ancora latitanti ma ormai siamo abituati ed il vivandiere ci porta a un self service vicino e mangiamo anche qualcosa di caldo. In questo intervallo abbiamo una piccola consolazione: passando vicino a un carabiniere cogliamo un brandello di conversazione con una anziana signora: Signora, io sto facendo il mio lavoro, ma loro sono da ammirare, perch sono qui da venerdi senza che nessuno li abbia costretti. Grazie giovane carabiniere, hai saputo cogliere quello di cui nessun giornalista stato capace.
    Ma le sorprese non sono finite. Ci mescoliamo alla gente del self service, suscitando curiosit forse per le nostre tute sporche. Mentre stiamo uscendo una signora ci chiede notizie sul nostro impegno, chi siamo. Grazie per quello che state facendo per noi, esclama.
    Chiss perch, usciamo con nuova lena dal locale e ci rimettiamo al lavoro che continuer fino al mercoled successivo.
    Possiamo dirci soddisfatti, anche se ancora una volta giornali e tv ci hanno ignorato.
    Nonostante tutto continuiamo per la nostra strada: ci sono bastati i grazie della gente per capire che lasciamo comunque un segno e che vale la pena di continuare.

     

    Un alpino della P.C. di Milano