Pasubio: Di qui non si passa'

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    Non servono tante parole, ci siamo capiti , disse un comandante di un reggimento piemontese durante un breve discorso agli alpini reduci del Pasubio. Per chi ascoltava era inteso che parlasse di quella guerra.

    Dal maggio 1915 al novembre 1918 sui Monti del Pasubio caddero migliaia di soldati: le cifre ufficiali, per difetto, parlano di oltre 37mila tra morti, feriti e dispersi italiani, 7.550 dei quali appartenenti a reparti alpini. Si calcola che nel 1916 sul Pasubio si trovassero circa 50mila uomini tra reparti combattenti e servizi, costretti a vivere a oltre 2.000 metri di quota, spesso in ricoveri di fortuna o in baracche come quelle della cittadella alle Porte del Pasubio nota come el Milanin .

    Grandiose e impressionanti sono ancor oggi le opere del genio, dalla rotabile che sale a Passo di Fieno, alla strada degli Scarrubbi e, su tutte, quella più riparata al fuoco dell’artiglieria austriaca, la mulattiera delle 52 gallerie . Un’opera unica, quest’ultima: oltre 6 chilometri (di cui un terzo in galleria), scavati sul fianco della montagna, nel 1917, in soli 9 mesi di lavoro.

    A 90 anni dalla fine della Grande Guerra gli alpini sono saliti in pellegrinaggio sui Monti del Pasubio per ricordare quanti hanno dato la vita per la Patria. La cerimonia che costituisce l’8ª e penultima tappa del percorso Con gli alpini sui sentieri della storia (l’ultima sarà a Trento il 3 novembre), voluta dall’ANA nel 90º della fine della Grande Guerra, si è aperta sabato 6 settembre con la deposizione di una corona all’Ossario del Pasubio a Colle Bellavista e con l’omaggio ai Caduti sui Denti del Pasubio, nel luogo in cui gli eserciti italiano e austriaco si fronteggiarono con maggiore ostinazione.

    Alpini e rappresentanti dei Gebirgsjäger austriaci si sono incontrati prima sul Dente austriaco per raggiungere poi la Selletta dei Denti, nei pressi del Dente italiano, dove il 13 marzo 1918 gli austriaci fecero scoppiare una carica, seppellendo oltre 50 soldati italiani e mutando per sempre il profilo della montagna. Fu quella l’ultima esplosione della cosiddetta guerra di mine che si combattè scavando gallerie e trincee e violando nel profondo la montagna. Alla cerimonia di deposizione delle corone ai Denti era presente il presidente nazionale Corrado Perona, il presidente della sezione organizzatrice di Vicenza Giuseppe Galvanin, i vessilli in rappresentanza delle Sezioni dell’Associazione e i rappresentanti dei combattenti austriaci.

    Tra le autorità locali c’era l’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, alcuni sindaci della zona, il comandante della Caserma Ederle, colonnello Edoardo Maggian e il comandante della guarnigione americana della base di Vicenza, colonnello Erik Daiga. Dalle vette, nella nebbia, le note del Silenzio sono riecheggiate fino alla selletta comando, dove oggi sorge la chiesetta di S. Maria del Pasubio.

    Ed è proprio alla chiesetta, eretta nel 1961 su iniziativa di mons. Francesco Galloni per ricordare i Caduti su quelle montagne, che il giorno seguente, domenica 7 settembre, si è svolta la celebrazione conclusiva alla quale hanno partecipato oltre un migliaio di alpini, il Labaro scortato dal presidente nazionale Perona e dai consiglieri nazionali, gli assessori Nereo Galvanin della Provincia di Vicenza e della Regione Elena Donazzan, i sindaci di Vicenza Achille Variati e di Schio, Luigi Dalla Via e i rappresentanti dell’Associazione dei Cinque Comuni del Pasubio .

    Gli onori sono stati resi da un picchetto in armi del 7º Alpini e da un reparto del 2º reggimento artiglieria da montagna. Tra le decine di vessilli, anche quello della sezione Abruzzi, guidata da Antonio Purificati, che ha voluto ricordare i corregionali caduti nel btg. Monte Berico , apponendo una targa ricordo all’entrata della Chiesa di Santa Maria. Le autorità hanno quindi deposto due corone all’altare all’interno della chiesetta e alla tomba del generale Vittorio Emanuele Rossi, reduce del Pasubio e comandante, con il grado di maggiore, del battaglione alpini Monte Berico .

    Il presidente Corrado Perona ha parlato agli alpini col cuore e anche con un po’ di commozione, ricordando suo padre Antonio che combattè sul Pasubio nel 1917 con il battaglione Exilles , meritandosi una medaglia di Bronzo al Valor Militare. Sul Pasubio non è facile arrivare, ma guardate quanta gente è qui oggi. Noi alpini ha esortato Perona preferiamo parlare dei nostri Caduti più che degli orrori della guerra, perchè ricordando quanti hanno dato la vita al servizio della Patria ricordiamo l’esempio che ci hanno dato. È un messaggio anche per voi alpini in armi ha proseguito che siete il futuro degli alpini e anche per i tanti giovani, anche quelli dell’ANA presenti qui oggi, che dai combattenti avete potuto apprendere una parte della storia patria che la società civile spesso snobba e la scuola non insegna più . In questo, rispetto ad altre Regioni, il Veneto è sicuramente più attento.

    Come ha ricordato l’assessore Donazzan dal 2006 la regione finanzia un progetto pilota di promozione della cultura alpina nella scuola, operando in collaborazione con l’ANA per far conoscere agli studenti la nostra storia. Ultima in ordine di tempo sarà un’iniziativa nelle scuole del Veneto in programma in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre .

    La S. Messa, accompagnata dal coro ANA di Thiene e dalla fanfara storica della sezione di Vicenza, è stata celebrata dal vescovo di Vicenza, mons. Cesare Nosiglia che, nell’omelia, ha ricordato che gli alpini sono sentinelle dei valori civili e sono protagonisti importanti nel cammino della solidarietà e della pace . Mons. Nosiglia ha sottolineato poi che sono milioni le persone che soffrono a causa della guerra e se pensiamo che oggi i conflitti nel mondo sono una trentina, si capisce che l’argomento è quanto mai attuale.

    Tutta la zona sacra del Pasubio è un monumento agli uomini che qui caddero. Dalla Chiesetta di Santa Maria gli alpini rivolgono lo sguardo verso i Denti, cercando di indovinare, tra le nubi, i cippi commemorativi delle Medaglie d’Oro disseminati sul campo di battaglia. Poco più a valle l’arco romano che sorge dove c’era il cimitero della brigata Liguria e il motto del reparto comandato dal generale Achille Papa: Di qui non si passa . Al di là delle montagne, le valli, rimaste inviolate grazie agli eroi del Pasubio.

    Matteo Martin

    CRONOLOGIA DELLE BATTAGLIE

    • 24 maggio 1915 I battaglioni alpini Verona e Vicenza e Val Leogra occupano le principali postazioni abbandonate dagli austriaci senza trovare grande resistenza. I fanti della brigata Roma iniziano l’invasione della Vallarsa.
    • 10 dicembre 1915 Le posizioni italiane arrivano fino a Senter e nel corso del mese l’avanzata prosegue verso Rovereto (le truppe italiane arrivarono fino a Sich e a Castel Dante, dove oggi sorge il sacrario di Rovereto).
    • 15 maggio 1916 Inizia l’offensiva austriaca (chiamata nel dopoguerra Strafexpedition, spedizione punitiva ): cedono le linee italiane di Pinteri e Senter, mentre al centro della Val Terragnolo resistono le trincee di Piazza e Valduga.
    • 16 maggio 1916 Cade il caposaldo di monte Maronia e le difese a valle entrano in crisi: Piazza e Valduga vengono abbandonate. Gli austriaci occupano i ponti di San Colombano e San Nicolò costringendo i reparti della brigata Roma a disimpegnarsi dall’altopiano di Moscheri. Arriva l’ordine di ritirata sulle linee della sinistra del torrente Leno.
    • 19 maggio 1916 Gli austriaci occupano il Monte Spil e una delle cime più alte del Pasubio, il Col Santo. La controffensiva italiana sul Monte Spil e sul Monte Testo fallisce. I reparti della brigata Volturno salgono sul massiccio sud del Pasubio con il compito di organizzare la difesa di Cima Palon, ultimo baluardo prima delle valli dell’alto vicentino.
    • 20 maggio 1916 Le truppe austriache tentano l’attacco a Cima Palon ma vengono bloccate su un piatto sperone roccioso che verrà chiamato Dente austriaco. Sulla destra del Pasubio gli italiani si ritirano verso la Val Posina lasciando il Passo della Borcola in mano ai nemici.
    • 21 maggio 1916 Le truppe imperiali in vetta al Pasubio si spostano a valle per sfruttare vie meno faticose per l’avanzata, lasciando così la possibilità alla linea italiana di rafforzarsi in vetta, tra l’Alpe di Cosmagnon e il Corno del Pasubio, su uno sperone di roccia davanti al Dente austriaco, da allora soprannominato Dente italiano. Nei giorni successivi si rafforzarono le linee e le posizioni in vetta.
    • 29 maggio 1916 Gli austriaci iniziano a bombardare la Vallarsa.
    • 31 maggio 1916 Gli austriaci attaccano dalla Val Posina: è il primo grande assalto sulla destra del Pasubio. Le difese italiane reggono.
    • 11 giugno 1916 Terzo assalto italiano in Vallarsa ha successo e gli austriaci vengono respinti.
    • 24 giugno 1916 Inizio del ripiegamento austriaco: la Vallarsa e la Val Posina vengono sgomberate e occupate dai reparti italiani.
    • 2 luglio 1916 Violento bombardamento e assalti imperiali contro le linee italiane che cedono al centro del fronte. A cima Sette Croci irrompono i Kaiserjäger austriaci. Sulla selletta tra il Dente italiano e Cima Palon un sottufficiale siciliano, il sergente Damaggio, con una mitragliatrice respinge eroicamente gli austriaci. La selletta da allora prenderà il suo nome.
    • 10 luglio 1916 Attacco italiano a Monte Corno in Val Foxi. Nella battaglia vengono catturati gli irredentisti trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi. Saranno impiccati nel castello del Buonconsiglio a Trento.
    • 10 13 settembre 1916 L’attacco italiano lungo tutto il fronte del Pasubio ottiene scarsi risultati.
    • 9 ottobre 1916 Offensiva generale delle truppe della 44ª divisione italiana. Vengono occupate la prima linea sotto il Dente austriaco e quota 2043 della Lora, attacchi italiani sul Cosmagnon, ai Panettoni, alla selletta Tre Alpini, viene occupato il monte Menderle e i soldati italiani si portano fin sotto il Rojte. E’ il punto di massima penetrazione italiana.
    • 17 20 ottobre 1916 La trincea avanzata sul Dente austriaco viene occupata dagli alpini del battaglione Aosta . Dopo attacchi e contrattacchi il Dente austriaco rimane in mano austriaca. Le battaglie sono sospese per l’arrivo di bufere e abbondante neve.
    • 24 dicembre 1916 Nella zona della 44ª divisione viene costruito un posto di ristoro per le truppe: è il primo esempio di osteria in zona di guerra che, visto il successo, sarà adottata dall’Esercito con una nuova struttura che prenderà il nome di Spaccio cooperativo .
    • Gennaio 1917 Gli austriaci iniziano a costruire gallerie sul Dente.
    • Aprile 1917 Anche gli italiani iniziano la costruzione di gallerie per controbattere le eventuali mine austriache.
    • 20 21 maggio 1917 Attacco sul Panettone, gli italiani perdono e riconquistano la posizione.
    • 29 settembre, 2 ottobre 1917 13 marzo 1918 Esplode la prima mina austriaca e tre giorni dopo la prima mina italiana sul Pasubio. La guerra di mine proseguirà fino al 13 marzo 1918 quando esplode una potentissima carica di dinamite sotto il Dente italiano. Muoiono oltre 50 soldati italiani, molti gli intossicati e i feriti, anche da parte austriaca.
    • 10 13 maggio 1918 Gli italiani attaccano monte Corno Battisti, spingendosi fin quasi in cresta. Gli austriaci a difesa rimangono intrappolati nelle caverne dove non riescono ad affluire i rinforzi. Un gruppo di arditi compie un’impresa alpinistica di grande valore: attacca di sorpresa, dopo un’ascesa in parete, le posizioni austriache in cresta e le sbaraglia.
    • 17 26 maggio 1918 Gli austriaci con vari attacchi tentano di riconquistare Corno Battisti ma l’operazione fallisce.
    • 26 settembre 1918 I soldati italiani respingono un nuovo attacco austriaco a Corno Battisti.
    • 2 novembre 1918 Offensiva decisiva sul Piave e sul Grappa. Il Pasubio è liberato senza incontrare eccessiva resistenza austriaca.

    Pubblicato sul numero di ottobre 2008 de L’Alpino.