Operazione Pasubio 2003

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    Una grande esercitazione di protezione civile condotta da oltre 1.400 alpini del Triveneto lungo le strade della Grande Guerra.

    Una imponente esercitazione di protezione civile è stata condotta dalle sezioni del Triveneto a metà giugno scorso. È durata tre giorni ed ha interessato 20 sezioni: con quella di Vicenza, le sezioni di Bassano, Belluno, Bolzano, Cadore, Carnica, Cividale, Conegliano, Feltre, Marostica, Padova, Pordenone, Treviso, Trento, Udine, Valdagno, Valdobbiadene, Venezia, Verona e Vittorio Veneto. Complessivamente 1420 alpini (settanta dei quali giunti da altre sezioni), 120 automezzi, 88 apparati radio per le comunicazioni, 22 medici e 60 infermieri e personale di emergenza, 5 squadre cinofile e un sistema video allestito dalla sezione di Bolzano per consentire la presa diretta TV con i sedici cantieri di lavoro. In pratica, l’intera struttura di protezione civile del Triveneto è stata coinvolta in questa massiccia operazione, denominata Pasubio 2003 organizzata dalla sezione di Vicenza in collaborazione con la Comunità montana e con le Province di Vicenza e di Trento.
    Presupposto dell’operazione: un evento atmosferico rovinoso con conseguente impraticabilità di tutte le vie d’accesso al gruppo del Pasubio. Va detto che si tratta di strade (spesso mulattiere della Grande Guerra) che si trovavano in precarie condizioni, difficilmente agibili e non senza rischi. Come sempre, le esercitazioni della nostra Protezione civile non sono semplici addestramenti, ma veri e proprio interventi, al termine dei quali risultano ripristinate le condizioni di agibilità, di percorribilità, con la messa in sicurezza del territorio e la bonifica dell’alveo dei corsi d’acqua.
    Ma c’è di più. Emergenza spesso significa confusione, provvisorietà. Ebbene, in questa circostanza nulla è stato lasciato al caso. Il campo base (responsabili Roberto Toffoletto e Andrea Illesi) allestito in zona Piscine, a Schio, con la collaborazione di tecnici e funzionari del Comune, comprendeva un enorme tendone con 1.500 posti a sedere, la cucina da campo della Regione Veneto e il centro radio video collegato con i sedici cantieri (responsabile Gianni Pinton, che con il referente della nostra P.C. triveneta Baldovin aveva compiuto nei giorni precedenti una ricognizione del territorio interessato all’operazione). C’erano anche una squadra sanitaria diretta dal dottor Mario Giaretta in collaborazione con il Servizio di emergenza sanitaria e la Croce Rossa e tre posti medici avanzati: al Pian delle Fugazze, a Passo Xomo e a Porte Pasubio. Le squadre sono arrivate sin dalla mattinata di venerdì 13 giugno, senza problemi grazie alla segnaletica preparata già alle uscite autostradali dagli alpini guidati da Bepi Doppio. La stessa serata di venerdì, dopo cena, c’è stata la prima riunione operativa per organizzare il lavoro del giorno dopo nei sedici cantieri.
    E sabato mattina non s’è certo perso tempo. Sveglia all’alba, colazione per tutti, preparata dalla squadra logistica della sezione di Vicenza guidata da Franco Basso, che è anche il responsabile della cucina da campo della Regione Veneto, quindi alzabandiera e partenza per i cantieri. Le varie squadre sono state accompagnate sul posto da guide o dagli stessi capicantiere alpini della val Leogra, organizzati dal col. Tonus, capogruppo di Schio.
    Centinaia di alpini hanno ripercorso sentieri e mulattiere spesso scavate nella roccia da alpini, genieri e fanti 88 anni fa. Impossibile non andare a loro con la memoria, impossibile non sentire quasi un senso di sacralità, di ammirazione, di riconoscenza per quei nostri nonni capaci dell’impossibile e tanto determinati da scrivere nel ferro: Di qui non si passa . E nessuno passò! Strade chiamate degli Eroi, degli Scarrubbi, delle 52 Gallerie, della val di Fieno, del Re, postazioni come il Dente Italiano, Cima Palon: nomi che sanno di difesa estrema e di estremi sacrifici, di scontri durissimi, nomi che hanno fatto la storia.
    Questi percorsi, queste strade sono stati messi in sicurezza, sgomberati dai massi caduti dalle pareti compromesse dalle artiglierie contrapposte quasi un secolo fa e sgretolate nel corso degli anni. Sono stati costruiti muretti di sostegno, costruite barriere per impedire ulteriori frane, bonificato l’intero territorio, sono state bonificate pareti pericolanti mentre non sono mancati altri interventi di emergenza veri e propri, come la simulazione di salvataggi e di ricerca persone.
    Nei vari luoghi d’interventi, le squadre hanno trovato i materiali e le attrezzature necessarie preparati nei giorni precedenti da una quarantina di alpini guidati da Nello Della Riva e Artenio Gatto, consiglieri della sezione di Vicenza, che avevano sgomberato per conto loro da frane la strada degli Scarrubbi e quella degli Eroi, proprio per consentire l’accesso ai volontari che avrebbero dovuto raggiungere i cantieri di lavoro, qualche giorno dopo. Cantieri che sono stati visitati domenica dal nostro vicepresidente nazionale vicario Luciano Cherobin, con il coordinatore del Centro operativo generale Aurelio De Maria e l’assessore provinciale alla Protezione civile Roberto Ciambetti. Al rifugio dedicato alla memoria del generale Papa, sepolto in quel luogo dai suoi alpini, la delegazione è stata accolta dal presidente della sezione di Vicenza, Rossato, da Gianni Carlassare della P.C. sezionale e dal geometra Carlo Bettanin, della Comunità Montana. Impossibile descrivere nei dettagli il lavoro svolto dagli alpini, ma chiunque vada ora per i sentieri della guerra del Pasubio potrà sicuramente apprezzarlo. Aggiungiamo che questa grande operazione che ha visto centinaia di penne nere rende onore ai Caduti ai quali è stata dedicata.
    Sabato sera, a Piovene Rocchette, serata di cori e la mattina di domenica, dopo l’alzabandiera, celebrazione di una Messa in suffragio dei Caduti e discorsi del presidente della sezione Rossato, degli assessori alla Protezione civile della Regione e del Comune e infine del presidente della Comunità montana. A conclusione, gli alpini hanno sfilato per le strade di Schio, fra gli applausi della gente e hanno raggiunto il grande capannone per il rancio, concluso in allegria.

    Renzo Ceron