‘Occorre ripensare l’Esercito professionale’

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    La relazione del capo di Stato maggiore al Centro alti Studi della difesa evidenzia fosche previsioni per la nostra Forza armata: ci sar crisi profonda senza la leva. Mancano strumenti legislativi, mezzi finanziari, organici, strutture, armamenti moderni. A rischio i nostri comandi in ambito Nato e le missioni all’estero VFA e soldati di leva indispensabili per completare i quadri e garantire la capacit operativa delle brigate.

     

    Il 21 giugno scorso il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, tenente generale Gianfranco Ottogalli, ha svolto al Centro alti studi della Difesa (CASD) una relazione sul tema Esercito e volontari. Ne proponiamo una sintesi, della parte che riguarda l’arruolamento dei volontari e gli effetti della sospensione della leva obbligatoria sulla consistenza e soprattutto operativit ed efficienza dell’esercito.
    Il desolante quadro che Ottogalli ha tracciato, e che coinvolge direttamente nelle loro pesanti responsabilit sia il mondo politico che quanti, nei precedenti alti vertici delle Forze Armate, hanno disegnato il nuovo modello di difesa, va ben oltre ogni drammatica previsione.
    In pratica ci avviamo ad avere un esercito dimezzato nei numeri, con sistemi d’arma al di sotto degli standard operativi tanto da compromettere la nostra presenza all’interno della Nato e della difesa dell’Unione europea.
    Attualmente, dice Ottogalli, mancano al completamento delle unit dell’Esercito
    43mila uomini, che contiamo di compensare con l’arruolamento di 24mila volontari a ferma annuale e con 19mila militari di leva, ammesso che si riesca ad averli. Ammesso che si riesca ad averli?
    Andiamo avanti. Secondo le previsioni, alla fine di quest’anno dovrebbe mancare solo il 10 per cento della forza, rispetto agli organici di 110 unit a livello di reggimento previsto dal modello professionale di difesa, e cio 9 brigate di manovra, una brigata aeromobile, il comando di Corpo d’Armata di Milano, e in buona parte i 3 comandi di divisione, 5 brigate di supporto al combattimento e una brigata logistica.
    Nel 2007, quando non si potr pi contare sulla leva, dice il capo di Stato Maggiore, si giungerebbe a disporre di 97mila uomini, con un deficit residuo di 15.000 volontari Risulta quindi basilare poter compensare tale deficit con i volontari a ferma annuale per molti anni E questo non affatto facile se si considera l’impatto psicologico che avr la sospensione della leva su questa forma di reclutamento La domanda dei giovani VFA subir un crollo, anche in considerazione delle possibilit offerte dall’istituendo servizio civile, importante anch’esso ma meno rischioso.

     

    E allora?Secondo uno studio condotto dallo stesso Stato Maggiore occorre ridistribuire una parte dei volontari, spostandoli dall’area operativa a quella del sostegno generale che altrimenti non potrebbe garantire la funzionalit globale della Forza armata.
    Ma non basta. Ottogalli disegna un quadro davvero inquietante: di brigate sottoalimentate e di bassa prontezza, al 15 per cento; con minore disponibilit di brigate da manovra, minore capacit operativa, di supporto e logistica. In pratica il nostro Esercito avr una capacit operativa ridotta del 30 per cento.
    Avverandosi tutto questo, l’Italia avrebbe per qualche anno, un ruolo ridimensionato in ambito Nato e Unione europea, avrebbe meno contingenti da inviare in missione all’estero e sarebbe perfino difficoltoso garantire un complesso di forze a livello divisionale per il Comando di Corpo d’Armata di reazione rapida di Milano, che il requisito base posto dalla Nato per tale tipo di Comando.
    Ovviamente, qualora si decidesse di anticipare di due anni la sospensione della leva, cio a partire dal 2005, le carenze sarebbero superiori alle 15mila unit Di conseguenza, occorrerebbe mettere in conto una perdita di efficacia operativa ancora superiore a quel 30 per cento ipotizzato. Senza adeguati correttivi, comunque, gi dal 2004 si aprirebbe una crisi che continuerebbe fino almeno al 2010.
    Per dire che i volontari a ferma annuale sono ancora indispensabili. Peccato che si faccia cos poco per incentivarne l’arruolamento. Basterebbe, per esempio come suggerisce da tanto tempo la nostra Associazione aprire o riaprire qualche caserma nelle zone a reclutamento alpino, in Lombardia (come era stato promesso) e in qualche altra regione del centro nord, per evitare che i giovani a ferma annuale riconosciuti cos indispensabili al futuro del nostro Esercito siano destinati a centinaia di chilometri di distanza
    Ma per dire anche, e chiaramente, che sono indispensabili anche i soldati di leva, tanto da dover suggerire in alternativa l’assunzione di personale civile tenuto presente che molti incarichi a basso contenuto operativo oggi assolti dai militari di leva, ad esempio assicurare la vita nelle sedi stanziali, non possono essere affidati ai volontari, da impiegare invece per l’assolvimento di compiti strettamente connessi alla loro professionalit militare
    In breve: senza i soldati di leva, che hanno certamente un costo, dovremo assumere ovviamente a costi superiori personale civile. Con l’enorme svantaggio che non potremo certo mandare gli impiegati in missioni umanitarie e in operazioni di controllo del territorio, quando ce ne sar bisogno. N potranno essere impiegati in tutte le altre circostanze, anche critiche, in cui necessario l’intervento dei militari sul territorio nazionale.

     

    Il bello che Ottogalli spiega cosa bisognerebbe fare, e lo dice con tale disarmante chiarezza e semplicit da porre, incidentalmente un interrogativo: possibile che prima di lui, nessuno si sia reso conto delle conseguenze di un modello di difesa accettato con tanta irresponsabile disinvoltura?
    Sarebbe interessante sapere se tutto questo stato riportato, cos chiaramente, al ministro della Difesa, e cosa questi ne pensa.
    Il capo di Stato Maggiore afferma che indispensabile accompagnare la sospensione della leva con provvedimenti correttivi, di carattere legislativo. E propone soluzioni tampone: concorsi straordinari per gli arruolamenti, prospettiva di lavoro al termine della ferma, una speciale Agenzia di ricollocamento, accordi con associazione di categoria. Finora nulla di tutto questo stato fatto, occorre intraprendere iniziative pi efficaci dice Ottogalli per modificare sostanzialmente la situazione, compreso il sistema di reclutamento, la sua organizzazione, i suoi tempi.
    Il generale non trascura la parte economica: spiega che un volontario italiano percepisce molto meno di un soldato britannico, francese o tedesco e, qualora diventasse sottufficiale o ufficiale, le differenze diventerebbero obiettivamente enormi. Quanto alla qualit della vita dei professionisti, il quadro non migliora. Ci sono centinaia di infrastrutture da adeguare alle nuove esigenze: oggi circa 2000 volontari a lunga ferma sono sposati, quasi tutti di stanza al centro nord: come possono trovare casa e pagare l’affitto con lo stipendio che hanno?E quale assistenza dare alle loro famiglie, considerando la sempre pi pressante esigenza di norme di tutela in caso di prolungati impegni operativi all’estero del congiunto?In conclusione, Ottogalli invita a prendere concreta coscienza delle nuove, complesse problematiche che sottendono il passaggio in pochi anni dalla leva al professionismo e che occorre intraprendere altre iniziative che affrontino, in un’ottica globale ed organica, il transito verso Forze armate professionali.

     

    Domande: Finora, chi ha deciso il futuro delle Forze armate lo ha fatto senza avere concreta coscienza delle problematiche sulle quali doveva pronunciarsi?L’ottica considerata non era globale ma, evidentemente, solo parziale e limitata (leggi: elettoralistica, populista, conveniente, settoriale, personale )?Qualcuno prima di Ottogalli ha spiegato a chi di dovere, anche a costo di rimetterci la carriera ed essere messo da parte, dove si sarebbe andati a finire?E’ stato fatto, preventivamente, qualche conto?Qualcuno sa come fatto un esercito moderno, si mai chiesto che tipo di Difesa vogliamo, a cosa dovr servire il nostro esercito? Cosa ne pensa il ministro della Difesa?
    Sono tutte domande che abbiamo posto al presidente del Senato in occasione della nostra manifestazione in piazza Navona, a Roma e, ricorrentemente, ai vari ministri e allo Stato Maggiore.
    Abbiamo sostenuto che soldato di leva e soldato di pro
    fessione possono convivere, abbiamo contribuito e contribuiamo all’arruolamento dei volontari a ferma annuale e di leva nel Corpo degli Alpini (molti dei quali vengono purtroppo destinati ad altri Corpi e Armi!), abbiamo detto e ripetuto di essere disponibili a contribuire alla soluzione di tanti problemi e ad un dibattito serio sul nuovo modello di Difesa.
    Quando abbiamo dimostrato perplessit, spesso anche contrariet al nuovo modello di difesa, siamo stati accusati di non tener conto della realt e recentemente, perfino di essere razzisti quando sosteniamo che il reclutamento alpino dev’essere regionale.
    Ora scopriamo, non senza amarezza, di essere d’accordo con il capo di Stato Maggiore, o che il generale Ottogalli ad essere d’accordo con noi. Dovremmo esserne compiaciuti, invece