Natale in Centro Italia

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    Come tristemente noto a tre anni dal sisma in Centro Italia, che causò quasi 300 vittime interessando quattro Regioni e circa 140 Comuni, la ricostruzione stenta a decollare. Diversi paesi furono quasi completamente distrutti, come Arquata del Tronto nelle Marche con dieci frazioni su tredici rase al suolo. È il terzo Natale che tante persone, costrette ad abbandonare i propri borghi, passano nelle soluzioni abitative di emergenza, in ambienti essenziali dalle dimensioni minime: 40, 60, 80 metri quadri quando il nucleo familiare è più numeroso. «È strano a dirsi ma dopo un iniziale smarrimento noi anziani – confida Luigi – abbiamo accettato seppur con fatica la nuova sistemazione senza fare chiasso, con dignità, ma i miei figli in età lavorativa come possono…», la voce rotta e gli occhi lucidi prendono il sopravvento sulle parole. «Ma almeno a Natale saremo qui, tutti insieme…» e un sorriso ritorna sul volto scavato dagli anni.

    Quelli in cui vivono sono villaggi di casette il cui aspetto estetico e la funzionalità hanno poco a che vedere con la vita di montagna; sono sprovviste di un posto per la rimessa degli attrezzi e per conservare i prodotti della terra. Manca soprattutto il calore di un focolare e anche la riservatezza che si avrebbe in condizioni normali è venuta meno a causa della fitta concentrazione dei fabbricati. Sono disagi che, tuttavia, la popolazione dei paesi dell’entroterra appenninico riesce a sostenere grazie alla forte tempra, caratteristica della gente di montagna, unita alla volontà di ricomporre quanto prima la comunità e il bello dello stare insieme, cercando di alimentare la speranza e la fiducia nelle istituzioni per l’auspicata ricostruzione.

    Una ricostruzione che ci si augura non giunga fra decenni, quando ormai il processo di migrazione, soprattutto quello delle nuove generazioni, potrebbe produrre un irreversibile crollo economico e sociale del territorio. Appena dopo il terremoto le difficoltà sono state parzialmente superate grazie soprattutto alle forze di ognuno e al sostegno ricevuto dalla società civile e dalle numerose associazioni, su tutte l’Ana che per prima ha capito l’importanza di avere delle strutture di sostegno come i centri polifunzionali. Ora è fondamentale che i riflettori non si spengano. Forse, per le dimensioni e la relativa complessità di questa calamità, sarebbe stato opportuno un approccio più diretto da parte dello Stato, con la nomina di un commissario straordinario cui affidare pieni poteri, così come avvenuto nelle recenti sciagure del ponte Morandi a Genova o per l’acqua alta a Venezia.

    Questo per garantire, in fase di avvio della ricostruzione, di superare regole e impedimenti burocratici che inevitabilmente si determinano, ostacolando la tempestività degli interventi e producendo, di fatto, ciò che più si teme ovvero uno stato d’ansia nella popolazione con la perdita di fiducia nel futuro e in quello della ricostruzione del territorio ferito, oltre all’emigrazione. Certo, il fenomeno della migrazione con il conseguente spopolamento dell’entroterra montano era già in atto prima del sisma, per via della mutata situazione economica contingente, determinata dalle sciagurate scelte decennali della politica che concentra risorse prevalentemente nelle grandi città e nelle aree metropolitane.

    Ci sono preoccupazioni che turbano lo stato d’animo in particolar modo dei tanti giovani padri di famiglia, così come ci confida Corrado, architetto, pendolare in una grande città del nord e originario di una frazione di Arquata: «Qualche anno fa, a differenza di molti miei coetanei, ho deciso di continuare a vivere nelle Marche con la famiglia. Ho quattro figli e mi chiedo ogni giorno se ho fatto la scelta giusta per il loro futuro ». Un bella dimostrazione di attaccamento alle radici ma anche di coraggio nell’assumersi dei rischi che inevitabilmente si creano: «Ad esempio – dice Corrado – meno abitanti significa anche un calo delle nascite e chissà se l’anno prossimo ci saranno abbastanza bimbi perché si formi la classe dell’asilo…».

    L’augurio per l’anno che si sta per aprire è quello di avere il coraggio di intervenire e sostenere le scelte dei cittadini, ancora numerosi per fortuna, che hanno deciso di restare a vivere con le famiglie e i figli in questi territori martoriati, a dispetto delle incertezze e degli enormi disagi da affrontare. L’auspicio è quello che non vengano deluse queste scelte coraggiose, determinate dalla resilienza e dal forte senso di attaccamento alle proprie radici, affinché le generazioni a venire possano beneficiare di un futuro nei luoghi di origine, fieri delle scelte dei propri genitori.

    Mauro Corradetti

    La memoria per ricostituire la comunità

    La comunità di Arquata del Tronto, uno fra i Comuni dell’Italia Centrale maggiormente devastati dall’ultimo sisma pensava già da tempo a come e dove ricreare l’opportunità per tornare a celebrare degnamente la commemorazione dei propri Caduti. Le cerimonie erano state interrotte nel 2016 quando il sisma distrusse la torre civica dove erano collocate le lapidi dei Caduti. Oggi la comunità dispone di una piazza ricavata nell’area antistante il centro polifunzionale recentemente realizzato dall’Ana e proprio in quello spazio gli alpini hanno deciso di realizzare una stele. Lo scorso 4 novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, grazie alla determinazione del gruppo alpini locale, di concerto con l’amministrazione comunale, è stata inaugurata l’opera che riporta i nomi degli oltre centocinquanta Caduti di questo piccolo Comune montano (nella foto a destra). Alla cerimonia di scoprimento hanno presenziato autorità civili, militari, religiose e l’intero plesso di studenti dell’istituto comprensivo locale, circa ottanta alunni, i quali hanno dato toccante lettura dei nomi dei Caduti, al grido “presente!”, per ognuno di essi (nella foto in alto). È stato un momento significativo per la popolazione che ha ricreato un legame con la memoria storica del proprio passato. Gli effetti prodotti dalla realizzazione del centro polifunzionale donato dall’Ana alla comunità locale iniziano a manifestarsi e acquisire maggiore valenza, tanto più ora che è in via di definizione l’accordo tra l’amministrazione comunale e la locale pro loco per il miglior utilizzo della struttura, cui contribuirà anche il Gruppo di Arquata del Tronto.