Nassiriya, sembra ieri

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    Giubbotto antiproiettile, il fucile a tracolla, la mano destra in testa a reggere l’elmetto, lo sguardo fisso su di un cumulo di macerie, perso nell’angoscia e nella disperazione. Alle spalle lo scheletro dell’edificio che fino a pochi istanti prima era la base Maestrale. La foto che ritrae il ventiquattrenne caporalmaggiore Mattia Piras è diventata il simbolo del dolore per la strage di Nassiriya, che il 12 novembre 2003 provocò 28 morti tra italiani e iracheni e 58 feriti.

     

    Alcuni kamikaze su di un camion cisterna imbottito di esplosivo si lanciarono contro la base italiana innescando una serie di esplosioni che fecero crollare l’edificio principale e colpirono anche la base Libeccio che distava qualche centinaio di metri. Tra le diciannove vittime italiane ci furono dodici Carabinieri, il cooperatore internazionale Marco Beci, il regista Stefano Rolla, che si trovava in Iraq per girare uno sceneggiato sull’impegno dei nostri soldati in missione, e i militari della brigata “Sassari” che erano di scorta alla sua troupe.

    In Italia quello fu un momento di lutto nazionale e di unione nel dolore. Il giorno dei funerali migliaia di persone erano assiepate davanti all’Altare della Patria a Roma e molti di loro riposero dei mazzi di fiori sui gradini del sacrario. Le attestazioni di cordoglio e di grande rispetto per i Caduti stonarono con i “10, 100, 1000 Nassiriya”, ignobili slogan di pseudo pacifisti urlati nei giorni successivi nei cortei dei “contro a tutto”, ai militari e alle missioni, interpretate non come sostegno ma come aggressione ad un popolo sovrano.

    Per i più, però, il ricordo di quel sacrificio è diventato il ricordo di tutti i sacrifici e, nel 2009, l’Italia ha scelto proprio il 12 novembre, anniversario degli attentati di Nassiriya, per celebrare la “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”. Quest’anno la ricorrenza è stata commemorata dal ministro della Difesa Mario Mauro con la deposizione di una corona all’Altare della Patria, seguita dalla Messa nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, al Campidoglio, celebrata dall’ordinario militare per l’Italia mons. Santo Marcianò, alla presenza dei presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini.

    Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto un pensiero “ai 19 italiani tragicamente caduti in quell’efferato, gravissimo attentato ed agli iracheni che con essi perirono, vittime di una stessa inaccettabile e vile barbarie”. “L’Italia – ha detto il ministro Mauro – non dimentica i suoi figli che hanno dato la vita per la pace. A dieci anni dalla strage abbiamo capito una volta di più che non si è trattato di una guerra ma di una missione internazionale di pace e che questo strumento della comunità internazionale e frutto del mandato della nostra Costituzione, è il modo con cui le guerre le combattiamo”.