MODENA Maranello in festa per l'adunata sezionale

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    Per gli appassionati del motore, Maranello vuol dire semplicemente ‘Ferrari’ dai rossi bolidi. Per noi alpini, Maranello vuol dire anche un attivo e dinamico gruppo spesso in prima linea nelle iniziative ANA. A dire il vero, un nostro amico alpino del
    vicino paese di Fiorano, mischiando il sacro (l’alpinit) al profano (i motori) sottolinea che ‘Loro ci mettono le macchine, ma noi ci mettiamo la pista e senza di noi …’
    sottintendendo che la gloria sportiva nazionale molto deve anche al suo paese. Un poco di campanilismo non guasta. Sono state due giornate intense ben coordinate dal capogruppo Ermanno Amadori: sabato otto giugno inaugurazione del nuovo monumento ai Caduti e, nel pomeriggio, posa di corone ad altri monumenti sul territorio.
    La sera un bel concerto dei cori ‘Voci del Frignano’ (alpino) di Pavullo, ‘Bononcini’ di Guiglia e ‘San Lazzaro’, folk, diretto dal simpatico ‘don’ Ezio Niccioli che, pur nell’et della ponderatezza, mette in repertorio cante moderne e frizzanti. Un vero successo, ben dimostrato dal pubblico che ha colmato il teatro della rumorosa (sempre riferito alle Ferrari) cittadina emiliana.
    La domenica programma consueto: alzabandiera, sfilata per le vie cittadine con folta rappresentanza di alpini, posa di corone a vari monumenti, discorsi, messa celebrata dal cappellano sezionale, ten. col. padre Pierotti, rancio presso la sede del gruppo nella tendopoli distesa nell’opulenta campagna modenese.
    Tra gli intervenuti il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, sempre vicino a noi alpini, il vicepresidente nazionale Costa, il presidente sezionale Bertarini, il sindaco Bertacchini, ‘caporale degli alpini’ come tiene a precisare, con il suo cappello. Quattro i vessilli ospiti: Hamilton, evidentemente non ancora rientrato in Canada da Catania, Reggio Emilia, Bologna e Belluno. Presenti quattro generali alpini della riserva e il colonnello alpino Chichi, Capo di Stato maggiore dell’Accademia di Modena.
    Giornate piene, dunque, all’insegna di un’alpinit che in Emilia assume connotazioni tra il sanguigno e l’allegro che avrebbero trovato in Guareschi la penna (per scrivere) giusta per essere rappresentate al meglio.


    L’alpino errante