ma perch, a quarant'anni, puzzo di mulo?

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    di Roberto Genero


    Cosa ci faccio a quarant’anni in una macchina che puzza di mulo?Perch le mie mani puzzano di mulo?Perch IO puzzo di mulo?
    Sar un incubo?Mi pizzico un braccio, peraltro gi scottato da un sole impietoso, e mi fa male. Sono sveglio.
    Semplicemente sto fornendo appoggio logistico alla someggiata che, oramai annualmente, organizzo con la mia Sezione, marciando per le montagne assieme agli amici delle salmerie di Vittorio Veneto, comandati dall’inossidabile Giovanni Salvador.
    Gli altri anni, in qualche modo, riuscivo a trascinare il mio quintale dietro ai muli senza troppo sfigurare. Quest’anno il percorso previsto, addirittura l’attraversamento del massiccio del Grappa con Partenza da Crespano ed arrivo a Feltre, ed un minimo d’amor proprio mi consigliarono di lasciar stare la parte attiva. Per non potendo mancare alla mia someggiata mi sono assunto l’ingrato, ma necessario, onere di fornire il supporto logistico ai marcianti. Cos ora son qui, in una sperduta carrareccia sul versante feltrino del Monte Grappa a cercare il collegamento radio con Gianni Lombardi che sta scendendo dalle ripide balze del Fontanasecca.
    Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo, , Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo. Tutto tace. Cos, aspettando, hai il tempo di riflettere su tante cose, sulla tua vita pubblica e privata, sui tuoi bambini che vedi crescere a spot, come intervalli di pubblicit in mezzo al mare d’impegni che ti sommerge, sugli impegni della sezione, sugli alpini, su cosa sta succedendo nel paese piccolo
    (Marostica e dintorni) e nel Paese Grande (l’Italia).
    Pensi alla someggiata, giunta oramai alla quarta edizione. Ci ritroviamo sempre gli stessi, a volte anche in meno, e se non fosse per l’impegno feroce, quasi sconsiderato, di Gianni che, per i suoi amici muli, tralascia tutto (e quando dico tutto significa proprio TUTTO.) non so se quest’anno ci saremmo riusciti. Ma poco importa, siamo qui e siamo felici anche se mi ronza qualcosa in un orecchio e non si 10 tratta di una mosca. Il brusio proviene dalla considerazione che, dopo
    un iniziale entusiasmo, in sezione serpeggia un po’ di malumore verso quest’iniziativa, vista come un’iniziativa solo per pochi. E’ vero, non un’iniziativa per tutti, anche perch la logistica richiederebbe soluzioni molto diverse se solo si raddoppiasse il numero di partecipanti. Per non credo vi sia qualcosa di pi alpino di una bella marcia in montagna con salmerie al seguito, magari con un maresciallo che ti cazzia un po’! Certo, a livello d’immagine non rende molto. A chi vuoi interessino una ventina di pazzoidi che, cappello in testa,
    vanno in posti dimenticati da Dio e dagli uomini solo per il gusto di rivivere quelle sensazioni che avevano ‘sopportato’ durante il servizio militare?
    Ma proprio per questo che credo fermamente in quest’iniziativa, perch nonostante si cammini, e molto, rappresenta un momento in cui ci si ferma a ritrovare le proprie origini. Da dove nasceva il nostro decantato spirito d’adattamento se non dal confrontarci, con mezzi spesso inadeguati, in un ambiente difficile quale quello montano?
    E credo nella validit di questa iniziativa anche per quelli che non vi partecipano, proprio perch d spunto per poter brontolare, ma su di un fatto che ha una precisa connotazione alpina. Possiamo anche venir criticati ma penso che chi critica nutra anche un filino d’invidia verso quelli che i g fato a marcia, sti mati!
    Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo, , Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo. Nessuna risposta.
    Pensi alla naja, che ho avuto il piacere di rincontrare durante questa someggiata che era inserita nel contesto pi ampio della marcia Veci e Bocia sui sentieri del Grappa, organizzata sontuosamente dalla sezione di Bassano del Grappa e dal 7 reggimento Alpini, il mio reggimento.
    Dopo tanto tempo sto ancora in mezzo agli alpini di vent’anni, parlo con gli ufficiali, ricevo delle esaurienti notizie sui mezzi e materiali in dotazione, sulla disciplina tattico logistica, su com’ la naja del nuovo millennio.
    E, improvvisamente, mi sento superato e con un po’ d’amaro in bocca. Purtroppo, in soli 10 anni tutto radicalmente cambiato. O meglio la naja pressappoco sempre la stessa, anche se la parola lavoro ha sostituito in tutti i discorsi la parola servizio, ma sono cambiate le fondamenta sulle quali si trova ad operare e sulle quali avevo ricevuto la mia formazione d’ufficiale.
    Non mi piace molto l’idea che un reparto di alpini in armi si debba appoggiare a strutture civili, che abbia perso buona parte della sua indipendenza logistica, anche a causa di norme di legge che, viste sotto questo punto di vista, sono ridicole e che, oggettivamente, mettono i reparti militari in grosso imbarazzo.
    Non mi piace pensare ad un esercito ad ore, in cui i comandanti, oltre alle altre incombenze, devono tener conto anche delle ore di lavoro dei subordinati perch non ci sono i soldi per gli straordinari!
    Ma soprattutto non mi piace che i nostri alpini non frequentino pi le montagne. Perch alla fine i nostri alpini, professionisti o no, svolgono ruoli e ricevono un addestramento pi simile a quello di un carabiniere che non a quello tradizionale degli alpini. Inutile star qui a riprendere la diatriba in corso in merito alla professionalizzazione dell’esercito. Forze troppo potenti hanno soffocato la voce degli alpini, una voce che veniva dal cuore.
    Perdere la leva a favore del professionismo sta trasformando quello che era un esercito di popolo in uno strumento forse professionale ma senz’altro senz’anima. Oppure l’esercito che stiamo ottenendo solo lo specchio di un popolo che, invocando a gran voce il professionismo in modo da evitare di pagare un’iniqua tassa, sempre pi disinteressato alla societ civile, sempre pi chiuso nel proprio particulare di guicciardiniana memoria, sempre pi pronto a richiedere l’intervento dello Stato, senza ricordare che lo Stato formato da tanti piccoli granelli, ognuno di noi, e che solo contribuendo ognuno per la propria parte le cose possono funzionare?
    Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo, , Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo. Pensi all’ANA ed all’adunata di Catania che, pur partecipe, mi ha visto contrario fin dall’inizio. Adunata splendida, ma ha anche dimostrato a mio avviso che l’aspetto turistico sta soppiantando l’aspetto spirituale dell’Adunata stessa: lo denotano i tour organizzati o in fase di organizzazione anche per le prossime adunate, molto pi vicine. Purtroppo questo prevalere dell’aspetto festaiolo sull’aspetto pi intimo delle nostre manifestazioni lo si vede da molte parti, non ultimo il Pellegrinaggio in Ortigara che, dai pi, chiamato Festa dell’Ortigara, e questo, assieme al comportamento sconsiderato, a volte ai limiti dell’oltraggioso, di quella che comincia ad essere non pi una minoranza, la dice lunga su come viene affrontata quella giornata! Compito della nostra Associazione di tramandare valori e tradizioni alpine a chi verr dopo di noi e di queste origini dobbiamo ogni tanto avere memoria, magari facendo una someggiata, altrimenti rischiamo di diventare un’associazione qualunquista con un’immagine data solo dalla grande disponibilit e dal volemose bene. Certo, i momenti di festa, soprattutto dopo aver ben lavorato, sono importanti ma non devono diventare il nostro fine! Sia chiaro, non sono un trappista, anzi, ritengo che sia quasi doveroso fare festa, ma si dovrebbe fare anche festa e non solo quella!
    Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo, , Gianni, Gianni, Gianni da Roberto, passo. Finalmente: Da Gianni avanti, passo ! Fine delle riflessioni. Bisogna pedalare! I muli avranno sete e, probabilmente, anche gli alpini!