L’impeto della valanga

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    Anni fa d’estate in montagna, cedevo volentieri la mia stanza a monsignor Luigi Crivelli, per me sempre don Luigi; passava così dei giorni per riposarsi dalle fatiche, soprattutto intellettuali, causate dall’allora erigendo Museo Diocesano di Milano. Con celata sofferenza fisica, il male incurabile lo aveva già attanagliato, mi seguiva nelle trincee, ascoltando le mie spiegazioni. Sul luogo ove avvenne la slavina che abbatté dei ricoveri di alpini, uccidendo anche il cappellano militare don Costanzo Bonelli e sulle fosse ancora oggi visibili ove vennero sotterrate le vittime, s’impressionò molto quando gli raccontai dell’opera di soccorso che ne seguì per strappare dalla “morte bianca” i colpiti. Cent’anni fa, proprio in questi mesi, c’era al fronte la “stasi delle operazioni”, ma a migliaia (italiani, austriaci, prigionieri russi e borghesi) morirono a causa della natura.

    Don Luigi, dopo aver letto la Preghiera dell’Alpino, disse: «Ricordati che chi ha salvato una vita, merita un premio eccezionale fuori dall’umana possibilità. Ancor di più se poi ha sacrificato la propria esistenza nel compiere quell’atto. Sono tutte persone da non dimenticare! Queste sue parole, col tempo, mi invogliarono a studiare i Bollettini Ufficiali dei decorati della Grande Guerra, compilando anche una lista di militari che avevano ottenuto un’onorificenza o un encomio proprio per l’opera di salvataggio di commilitoni travolti da slavina: fra questi, molti morirono durante l’opera di soccorso.

    Fra i tantissimi, però, mi colpì un gruppo di militari, tutti encomiati, intervenuti dopo la caduta della valanga che investì la caserma Campellio sopra il lago d’Arno (zona Adamello). Caserma Campellio non mi diceva nulla e soprattutto non riuscivo a rintracciare nessun documento o foto della tragedia. Accantonai per anni l’indagine fino a quando, recentemente, il destino fece la sua parte. In un mercatino domenicale, trovai sul banchetto di un venditore una busta siglata “foto Prima Guerra Mondiale”: poco meno di una decina. Dietro ogni foto la didascalia d’epoca con la dicitura… Campellio! Acquistai solo due foto, ma significative e belle.

    Rimettendo mano alle ricerche, in pochi giorni venni a conoscenza che i gruppi alpini della Valsaviore (Sezione Vallecamonica), gli studenti delle classi quinte dell’istituto “Olivelli-Putelli” di Darfo Boario Terme e tanti altri benemeriti, hanno dato vita ad un progetto di recupero con tecniche avveniristiche e archeologiche dei ruderi della caserma, costruita nel 1915 a protezione delle trincee del Passo di Campo e colpita da slavina il 3 aprile 1916 nel primo pomeriggio. Seppellì 122 soldati del 31º reggimento fanteria, alcuni alpini e i morti furono 86.

    Vennero inumati nel cimitero di Isola e le bare furono sotterrate a due a due, visto il poco spazio disponibile. Fu eretto un monumento con i nomi dei Caduti e dopo la guerra le salme furono traslate nel cimitero Vantiniano di Brescia. La Caserma invece venne riadattata per poi essere abbandonata dopo il conflitto, andando poi in rovina. Attualmente l’iniziativa di recupero procede pur fra le difficoltà burocratiche e finanziarie che sorgono a fronte di questi progetti. Sarebbe bene quindi aiutare il qualificato team che si è costituito; lo si dovrebbe fare, soprattutto per quegli studenti che mi piace quasi equiparare ai ragazzi di cent’anni fa che si prodigarono nell’opera di salvataggio. D’altronde il fine è proprio quello di salvare dall’oblio quel luogo di lutto e di tragedia, rendendoci consapevoli del sacrificio di persone oggi non più ignote, in una località di guerra poco esplorata. Una riscoperta che cade proprio nel suo Centenario.

    Andrea Bianchi

    ELENCO ENCOMIATI PER L’OPERA DI SALVATAGGIO

    Angelo NICOLATO da Milano, Sten. medico di compl.: “Da solo con calma e serenità riusciva a medicare e ricoverare tutti i feriti che numerosi e in brevissimo tempo affluivano al posto di medicazione. Si dava quindi all’opera di salvataggio dei sepolti, riuscendo ad estrarne uno ancora vivo”.

    Luigi CALVETTI da Laveno Grumello (BS), C.le M.re, Aiutante di Sanità, matr. 40348: “Travolto da una valanga, pur essendo malconcio e contuso, contribuì efficacemente all’opera del medico, contribuendo ai salvataggi”.

    Vincenzo CARIONI da Agnadello (CR), Asp. uff. compl.: “Tra i primi ad accorrere sul luogo dove era caduta una valanga, fu d’incitamento ed esempio ai compagni nell’opera di salvataggio.”

    Francesco LORENZI da Albano Sant’Alessandro (BG), matr. 32960: “Fu tra i primi ad accorrere sul luogo per il salvataggio”.

    Achille MARTINELLI da Torino, Sten. milizia territoriale: “Raggiunta di sua iniziativa una caserma dove una valanga aveva sepolto un centinaio di soldati, si dava con tutte le forze all’opera di salvataggio riuscendo dopo fatica non lieve ad estrarre due soldati vivi, uno dei quali dopo 22 ore”.

    Antonio RAVELLI da Artogne (BS), zappatore matr. 40602 e Giacomo SANDRINELLI da Foresto Sparso (BG), Serg., matr. 21439: “Tra i primi ad accorrere, fu d’esempio per l’opera di salvataggio”.

    Angelo VISINI da Parre (BG), matr. 37542: “Travolto da una valanga ed estrattone, pur essendo contuso, restava sul posto a dare preziose indicazioni sulla probabile ubicazione dei sepolti fino a che furono tutti recuperati”.