Libertà e vaccino

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    Pseudovaccini e lasciapassare verde dividono anche gli alpini dell’Ana? La psicopandemia corrode la loro proverbiale compattezza umana? L’alpinità, il grande contenitore di generosità, spirito di servizio, di cameratismo nella diversità, amicizia si sta crepando difronte all’imposizione del pensiero unico? Con l’ingenuità dei miei ottant’anni, di cui più di quaranta vissuti attivamente in grembo all’Ana che mi ha fatto credere fino ad oggi in questi valori pensando liberamente. Oggi è bastato l’imperativo della narrazione corrente sui pseudovaccini e il lasciapassare verde per impedirmi, in malo modo, la scorsa settimana, di entrare (con mascherina) nella sede di Sezione per partecipare come consigliere ad una riunione; sentendomi apostrofare in modo ridicolo e falso, secondo la neolingua, “no vax” e trattato come un untore appestato. Questo senza alcun discorso o uno scambio di idee. Nell’allontanarmi definitivamente, dando le dimissioni dai miei incarichi di consigliere di Sezione, direttore del giornale L’Alpino pavese e consigliere di Gruppo, mi pongo una domanda: quello che ho sperimentato, è una patologia comportamentale limitata alla Sezione di Pavia o è un fenomeno diffuso?

    Sergio Guida, Sezione di Pavia

    Non ammesso il malo modo, caro amico, vorrei ricordarti che la libertà non è un diritto arbitrario che ci consenta di stare con gli altri come e alle condizioni che ci pare e piace. Il vaccino è un modo per contenere i rischi per sé e per gli altri. E questa è una libertà che deve venire prima dei nostri punti di vista personali, sempre che ci interessi il bene altrui oltre che il nostro.