La virtù dei forti

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    Egregio direttore, devo dire che ammiro la Sua pazienza, senz’altro è pari se non superiore a quella del mitico “Giobbe”. Non c’è giornale L’Alpino, in cui Lei non dia spazio alle lettere che Le arrivano da alpini che si arrovellano il cervello, con accostamenti di ogni genere e critiche, per dire o trovare qualcosa di negativo o addirittura spregiativo sulla nostra preghiera, vedi anche L’Alpino di febbraio. 

    A tutti questi Lei, molto gentilmente, cerca di spiegare e far capire che forse la nostra preghiera non contiene tutti i temi ai quali essa viene accostata, ma è una semplice e bella invocazione a nostro Signore e alla beata Vergine. A dire il vero non se ne può più, ora basta e avanza! Quasi in ogni giornale si legge di qualche ingegnosa “architettura” di alpini che potrebbero rivolgere la loro attenzione a temi ben più importanti; non mancano certo dati i tempi che corrono. Caro direttore, dica a costoro che il tempo della pazienza e dell’indulgenza è da tempo scaduto; agli irriducibili dica anche che in Friuli c’è un proverbio che recita: «A le inutil a volè insegna al mus, si piard timp e in pui si infastidis le bestie». Che tradotto in italiano recita: «È inutile voler insegnare al mulo, si perde tempo e in più s’infastidisce la bestia». Un grazie a Lei e a tutto lo staff del giornale perché state facendo una cosa davvero notevole.

    Edoardo Pezzuti – Gruppo di Fontanafredda, Sezione Pordenone

    Devo dire che c’è ancora qualcuno che suona sempre la stessa nota, ma ti assicuro che oggi la quantità delle lettere e la varietà dei temi trattati dicono che stiamo andando nel senso da te indicato, evitando di infastidire la bestia.