La Valle d'Aosta

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    La regione Valle d’Aosta: sul territorio, sulla storia e un segreto.

    Di forma vagamente rettangolare, incuneata nel settore occidentale della cerchia alpina, dove, salvo il Bernina, si raccolgono tutti i nostri quattromila, la Valle d’Aosta è la più piccola regione d’Italia (3362 kmq, un centesimo della superficie nazionale) e la meno popolata (120.000 abitanti, un terzo dei quali nella sola città capoluogo).
    Quattro valdostani su cinque vivono sul fondo vallivo della Dora Baltea, lungo un’ottantina di km e di larghezza inferiore ai mille metri: la zona abitabile è ristretta a un decimo dell’intera superficie. Le quote oscillano tra i 310 m. di Pont Saint Martin e i 4807 del Monte Bianco: l’altitudine media, 2100 metri, è la più elevata fra le regioni alpine italiane. La metà del territorio è occupata da pascoli e boschi, animati nella bella stagione dal turismo e dalla vita d’alpeggio, e durante l’inverno dagli sportivi della neve; un terzo è costituito da rocce e
    ghiacci, praticati soltanto da alpinisti e sciatori di classe.

    L’IMPRONTA DI ROMA

    A poca distanza dalla concitazione cittadina, dove il torrente in arrivo da Cogne sta per immettersi nella valle centrale, un quieto sito agreste, di facile accesso, si apre improvvisamente alla visione dell’imponente ponteacquedotto romano di Pondel.
    La sua marmorea carta d’identità porta scalpellati il nome del costruttore, Aimus Avilius, e la data di costruzione, corrispondente al 3 a.C. Ancorato sulla salda roccia, arzillo e vispo come le trote che guizzano sessanta metri sotto, alla faccia delle alluvioni cui è del tutto refrattario, attraversato da una galleria interna, è una delle più grandi realizzazioni della romanità, di fronte alla quale impallidisce l’arco di Augusto.
    Attenti alle vertigini!

    IL MISTERIOSO VICINO DELLA SMALP

    Da tremila anni dorme sonni indisturbati nella tomba a tumulo di forma conica (formato ridotto, ma stesse funzioni delle Piramidi egizie), che s’innalza per una decina di metri sul prato esterno alla cinta perimetrale del castello Cantore, percorsa ogni notte dai lenti passi della ronda armata. È un capo tribù dell’età del ferro, antenato dei primi abitatori storici della valle, celto liguri Salassi. Roma non c’era ancora.
    La ronda si ritira e la collina si risveglia: agli ordini per l’alzabandiera rispondono
    il suono dei campanacci, i belati delle pecore, l’abbaiare dei cani.