LA SPEZIA – Il segreto dei Marò

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    «Le prove a favore dell’innocenza dei marinai Massimilano Latorre e Salvatore Girone sono schiaccianti e l’impianto accusatorio indiano è molto fragile». Il giornalista Toni Capuozzo ha ribadito questa sua convinzione, convinzione non ideologica, ma dettata da quella “religione dei fatti” che l’etica gli impone, anche presso la sede della Sezione di La Spezia davanti a un pubblico numeroso e appassionato (nella foto), accorso per seguire la presentazione de “Il segreto dei marò”, fortunato volume del reporter friulano, edito da Mursia. L’appuntamento, organizzato da Fabio Pini e sostenuto dal Centro Studi Ana sezionale, è inziato con una telefonata tra il Presidente della Sezione Alfredo Ponticelli e il marò Latorre (che è a Taranto da quando è stato colpito da ictus).

     

    Toni Capuozzo ha fatto da tramite poiché è amico del militare dai tempi dell’Afghanistan. Il giornalista si è soffermato quindi sulla necessità di fare chiarezza e giustizia circa la tragica morte dei due pescatori indiani e ha esposto con franchezza la sua tesi ovvero che gli sventurati possano essere stati freddati dal fuoco della Guardia costiera indiana, impegnata a contrastare un attacco pirata a danno di una nave greca. Non potendo accusare i contractors a bordo del natante ellenico, coinvolti nel conflitto a fuoco e quindi a conoscenza dei fatti, e volendo coprire un caso di “fuoco amico”, Delhi ha puntato il dito contro i militari Latorre e Girone, impiegati a bordo della nave Enrica Lexie. Poi è venuto il resto: Italia debole e India impegnata ad accusare i marò con prove “risibili e manomesse”.

    Tanto esili, secondo Capuozzo, da indurre il colosso orientale a sperare che, quando entrambi i marò rientrarono in Patria, l’Italia se li tenesse. La speranza è che il caso si chiuda al più presto con una risoluzione a favore di Salvatore e Massimiliano anche se, ha concluso Capuozzo: «Questi ragazzi, queste persone per bene che io non chiamo retoricamente eroi, non potranno mai essere risarciti per gli anni di profonda sofferenza che stanno passando».