La Preghiera dell’Alpino

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    Ogni volta che un alpino “va avanti”, al termine della celebrazione della Messa dopo il post communio viene letta dal Capogruppo la Preghiera dell’Alpino e lo stesso accade nelle manifestazioni, nelle ricorrenze dell’Ana e dei vari gruppi alpini. La medesima cosa avviene per le altre Associazioni militari (arma dei carabinieri, polizia, genio ferroviere, vigili del fuoco ecc). Raramente avviene che si sentano lamentele da parte di alcuni sacerdoti che impediscono la lettura della preghiera o addirittura si mortifica chi la legge. I motivi? Fatto ideologico, pacifismo, preghiere troppo lontane dal nostro tempo, preghiere superate? Innanzitutto mi piace ricordare che le Scritture insegnano a pregare in ogni circostanza e con insistenza. San Paolo ci chiede di pregare per coloro che sono responsabili del bene comune. La preghiera accompagna la vita del cristiano. Gli stessi Salmi invocano il Signore del Cielo e della Terra per affrontare situazioni di battaglia e di guerra: “Cingi, prode, la spada al tuo fianco, nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte, avanza per la verità, la mitezza e la giustizia”, recita il Salmo 45. Gesù stesso ascolta la preghiera del centurione. La fede di questo soldato è d’altra parte così forte, e la sua richiesta così umana (la guarigione del proprio servo al quale sembra legato da un amore più che fraterno), che Gesù è colto da ammirazione ed apostrofa i presenti dicendo: “In verità vi assicuro: presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande” (Lc 7, 9). Come è possibile ciò, e come è possibile che la rivelazione tocchi il cuore dei duri militari prima che quelli dei miti civili? Certo, il Cristo gettava scandalo proprio perché non allontanava da sé i peccatori, come le prostitute e i pubblicani, e forse anche i soldati e gli stranieri rientravano in questo ambito che era così bisognoso della sua parola ed era tanto disprezzato dalla morale degli israeliti. Mentre la religione cattolica condanna la guerra, instaura invece con chi la combatte, la vive e la soffre in prima persona, un rapporto particolare di amorevole sollecitudine, di conciliazione e di conforto, dimostrando così una sapienza assai superiore ai superficiali e drastici giudizi dei cosiddetti uomini di cultura. E la condotta della Chiesa, oggi come ieri, non deriva soltanto da ragioni di opportunità pastorale (fare proseliti fra i giovani di solito così lontani dal trascendente), ma da un esplicito messaggio del Cristo e dei Vangeli. Inoltre mi sembra di poter ribadire che esiste veramente una sostanziale somiglianza tra la vita del fedele e quella del militare, purché si rifletta un istante sulla vera natura del Cristianesimo. Il credente partecipa ai riti ed ai culti della Chiesa e mostra infine il coraggio di militare in un mondo che sempre meno lo comprende e l’apprezza. I raduni dei militari a Lourdes, la giornata del militare nel Giubileo del 2000 sono testimonianze della Chiesa che accompagna spiritualmente gli uomini e le donne che vivono nell’ambito militare. Da non dimenticare la Costituzione Apostolica Spirituali Militum Curae, per una più efficace cura spirituale dei Militari scritta da San Giovanni Paolo II e pubblicata il 24 aprile del 1986. Mi sembra pertanto un fatto puramente ideologico impedire a chi crede ancora di recitare una preghiera che ha accompagnato e nutrito la fede di giovani valorosi che hanno versato il loro sangue e hanno dato la loro vita per combattere per la libertà e la democrazia. Quando ascolto, con la pelle d’oca la Preghiera dell’Alpino, non solo la rivolgo a Dio spiritualmente per il defunto a cui ho offerto il Sacrificio della S. Messa esequiale, ma nella preghiera affiorano gli ideali di libertà e di sacrificio che altri alpini “andati avanti” hanno creduto e combattuto. Ci si lamenta che la gente non prega e se prega perché usa una determinata formula viene taciuto. Ci sono molti contro sensi. La preghiera non deve essere ostacolata se veramente siamo capaci di spirito di accoglienza anche se “quella preghiera” a qualcuno sembra superata… ma è parte della storia della Salvezza e quella preghiera è stata ed è importante.

    don Loris Cena
    direttore Ufficio Liturgico diocesano

    Sono davvero onorato di pubblicare questo pezzo pubblicato sul settimanale diocesano di Ivrea, il Risveglio popolare. E sono grato al suo estensore, il direttore dell’Ufficio liturgico che, con lucidità e competenza, ha il coraggio di diramare a tutta la Diocesi e a tutti i lettori una chiara indicazione operativa, andando in controtendenza rispetto ad altre realtà analoghe nel panorama italiano, che si guardano bene dal pronunciarsi, oppure lo fanno con soluzioni di compromesso che, come dice il proverbio fanno del rattoppo qualcosa di peggiore del buco. E mentre ringrazio e apprezzo le parole di don Cena, estendo il ringraziamento anche al vescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato. Certe prese di posizione, hanno la penna e il cuore dell’amanuense, ma attingono dall’alto la legittimazione per uscire allo scoperto. E il mio grazie è a nome di tutti gli alpini, armati di fede e di amore, come recita la nostra preghiera.