La nostra Preghiera

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    Non voglio entrare in ennesima polemica sulla nostra Preghiera. Si è già scritto tanto. A me piace così. Ogni sua frase ha un preciso significato e quando la sento tanti pensieri mi vengono alla mente.

     

    Mio padre, alpino nella seconda guerra mondiale e i suoi ricordi. I momenti della mia naja, 40 anni fa. Poi, appena finita, la tessera che mi fece il Capogruppo di allora. E quelle sere degli anni Ottanta, trascorse nella sede, con tanti alpini reduci dalla guerra che ora sono “andati avanti”. I loro racconti mi sono rimasti nel cuore. Ora mi domando perché la Preghiera debba essere letta da uno solo. In quanto tale, perché non può essere recitata ad alta voce da tutti gli alpini e simpatizzanti presenti, come si fa con il Padre Nostro? Non sarebbe un modo di maggiore aggregazione e unità di gruppo? Mi piacerebbe conoscere il suo parere a questo proposito.

    Massimo Bertagna, Varese

    Caro Massimo, in teoria il tuo suggerimento potrebbe essere anche accolto. Che bello sentire una coralità unica levarsi al Cielo in un unico sentire! Eppure c’è una ragione che mi spinge a privilegiare la proclamazione da parte di un solo alpino. Se vuoi te lo dico partendo da un’esperienza. Durante la recente Messa di Natale nel Duomo di Milano, la Preghiera è stata declamata dal generale Morena. La scansione delle parole, il tono della voce, l’intensità partecipativa, la spiritualità che ne scaturiva ti portavano dentro a qualcosa di più grande, dove il silenzio era l’unico modo di comunicare e partecipare. È stato un momento di contemplazione. Vero, autentico. La preghiera non va letta, come una formula. Semplicemente va vissuta. Ossia pregata.