La lezione di Ugo

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    Come reduce sono andato spesso nelle scuole medie e superiori della Lombardia e dell’Emilia a portare testimonianze vissute come soldato combattente. Quasi sempre gli studenti mi hanno espresso una loro convinzione: la storia insegna un tubo. Per prima cosa chiedo loro. “Non è che siete voi che non avete voglia di studiare?”. Se così fosse tutte le materie dello scibile umano vi insegnerebbero un tubo. Vivrete tranquilli e ignoranti.

     

    La storia è quella che è. Siamo noi che dobbiamo imparare da lei non il contrario, è la cronaca del nostro vissuto e operato e da cui dobbiamo imparare (umanamente). A vostra consolazione vi dirò che, per quanto riguarda i testi scolastici che dovrebbero insegnarvi la storia, sono, in parte, d’accordo con voi. Parlo dei libri di testo. Nozionistici, informativi e mutilati. Non parlo dei vostri insegnanti che so che vi consigliano libri di storia come quelli di Mario Rigoni Stern, cioè libri formativi. Il perché è semplice. Gli storici che compilano i testi scolastici considerano storia solo quella dei bollettini di guerra redatti dai comandanti dei battaglioni, reggimenti per loro solo questa è storia. Storia ufficiale. Attenzione e seguitemi, altrimenti ritorniamo all’altezza del tubo. I bollettini sono insostituibili e necessari per capire. Però essendo redatti da ufficiali di carriera vanno a privilegiare il lato militare, strategico e tattico della battaglia. Giusto. Il costo umano: morti, feriti, dispersi sono tre cifre nude e crude a fondo pagina. E anche questo è giusto. Un ufficiale non deve scrivere storia. Descrive l’evento. Ma un libro destinato a insegnare ha l’obbligo di parlare anche del costo umano della guerra e del perché e per che cosa è stata fatta. La mia guerra, la seconda mondiale, è iniziata il 1º settembre 1939, quando i tedeschi alzarono la barra della frontiera con Danzica o Polonia e terminò il 14 agosto 1945 con la seconda bomba atomica su Nagasaki in Giappone, cioè 2.193 giorni. Ha fatto 60 milioni di morti: ora dividiamo semplicemente 60 milioni per 2.193 giorni: 27.360 morti al giorno.

    Ugo Balzari, Gruppo di Vezza D’Oglio, Sezione Vallecamonica

    Caro Ugo, hai perfettamente ragione. La storia si racconta anche coi numeri, ma è solo quella degli uomini e del loro vissuto che le nuove generazioni sono ancora disponibili ad ascoltare.