La conquista del Sass de Stria

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    Nei mesi del 2018 che concludono il centenario dalla Grande Guerra, i giornali hanno riempito le pagine di imprese militari sui vari fronti dolomitici. I nomi che mi sono passati davanti con più frequenza sono stati il Col di Lana, il Castelletto, la Marmolada, il Sass de Stria, ecc.

    Quest’ultimo teatro di guerra mi ha ricordato, non senza commozione, un episodio di metà anni Sessanta. Un giorno mio padre settantenne, combattente e reduce del btg. Belluno, mi domandò: “Prima di morire potresti portarmi ancora una volta sui tornanti del Passo Falzarego per mostrarti e spiegarti i sacrifici patiti nelle trincee per la conquista del Sass de Stria?”. Dopo qualche stupida titubanza una mattina lo caricai in macchina e in poco più di un’ora raggiungemmo il Passo Falzarego dove mi disse ci fossero i baraccamenti della truppa. Lo vidi emozionato quando, raggiunto il piede del macereto del Sass de Stria, incominciò a spiegarmi: “In quel punto avevamo le trincee dalle quali ci facevano uscire per gli assalti e ti potrei mostrare quali massi avevo scelto per proteggermi dalla pioggia di pallottole delle mitragliatrici austriache. I più anziani come me riuscivano, per esperienza, a sopravvivere, mentre le reclute erano i primi a essere ‘falciati’. In un frangente assistetti anche ad una fucilata mortale, per vendetta, di un soldato contro il proprio tenente”. Dopo tanti anni vorrei chiedere scusa per la leggerezza emozionale, forse dei vent’anni, vissuta nei confronti dell’alpino che combattendo ma salvandosi, mi ha donato la vita. Ma questo è lo spazio della nostra grande “famiglia” che ti capisce.

    Giuseppe Crose Gruppo Vallada Agordina, Sezione Belluno

    Un padre che accompagna un figlio sui luoghi di guerra non è soltanto un trasmettitore di informazioni. In quel momento è molto di più. È un pedagogo, un educatore che vuol insegnare a chi verrà dopo di lui il mistero della vita, con la sua luce e le sue tenebre.