Julia: è tempo di bilanci

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    Per la Julia è quasi tempo del ritorno in Patria: la sua missione in terra afgana, iniziata il 24 marzo scorso, sta infatti per concludersi. A metà di questo mese di settembre rientrerà la Bandiera di guerra dell’8° Alpini ed entro i primi di ottobre l’intera brigata sarà in Italia, sostituita dalla brigata di fanteria Aosta. La cerimonia di benvenuto alla Julia si svolgerà a Udine, entro la prima decade dello stesso mese.

     

    È anche tempo di bilanci sul delicato processo di transizione della responsabilità della sicurezza e delle operazioni dal contingente ISAF – International Security Assistance Force – nella regione Ovest è a guida italiana, affidata al gen. Ignazio Gamba, comandante della Julia. Opera nelle province di Herat, Farah, Badghis e Ghor con lo scopo di fornire assistenza e supporto alle forze di sicurezza afgane.

    Al Regional Command West fanno capo militari di 10 nazioni: Albania, El Salvador, Georgia, Italia (con circa 3.000 militari di cui 1200 alpini), Lituania, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America, Ucraina e Ungheria. Le forze impiegate direttamente sul terreno sono divise in due unità di manovra di fanteria alpina: una schierata a Shindand, su base 7° reggimento Alpini di Belluno, guidata dal colonnello Stefano Mega, e l’altra a Farah, su base 8° reggimento Alpini di Cividale del Friuli, guidata dal colonnello Michele Merola. Sono rinforzate rispettivamente da una compagnia di blindati medi ‘Freccia’ e da una di corazzati cingolati ‘Dardo’ che, insieme alle unità del 2° reggimento Genio guastatori di Trento e dell’11° reggimento trasmissioni di Civitavecchia, a partire dallo scorso mese di marzo assicurano il supporto alle forze di sicurezza afgane per garantire la difesa delle province di Herat e Farah.

    Alle unità sul terreno si affiancano piccole unità composte da personale dell’esercito, della marina e dei carabinieri, che assistono i comandanti delle unità afghane nel difficile cammino verso la loro completa professionalizzazione e autonomia. Infine, il personale dell’aeronautica italiana provvede all’addestramento della nascente componente aerea afgana. Questo sul piano militare e della sicurezza. Non meno importante è il supporto sul fronte dello sviluppo e della ricostruzione affidato all’unità specialistica (PRT) che dal 2005 ad oggi ha perfezionato oltre 400 progetti in aderenza con i piani di sviluppo decisi e approvati in concorso con il governo centrale e la provincia di Herat.

    Per il solo 2013 ha avviato 21 progetti nei settori dell’educazione, della salute, della sicurezza, dei trasporti, dei servizi essenziali e del supporto alle strutture di governo locale. Completano il contingente le unità che forniscono il supporto aereo alle unità di terra mediante l’impiego di elicotteri, caccia AMX, ‘Predator’ (aerei senza pilota ad ampia autonomia guidati da terra) e aerei da trasporto. La Julia sta completando quella che viene definita “la terza fase” del suo intervento in Afghanistan, in linea con le sue precedenti esperienze del 2008 e del 2010, gli alpini stanno portando a termine il compito di consentire alle forze di sicurezza afgane di garantire autonomamente la difesa del proprio Paese.

    Dapprima sono state condotte operazioni congiunte, poi, sempre più, i militari e le forze di sicurezza afgane – sia nazionali che locali – hanno condotto operazioni progettate e concluse in assoluta autonomia, lasciando alle forze internazionali il ruolo di ‘facilitatore’ attraverso il supporto operativo in settori importanti quali il soccorso e l’evacuazione sanitaria, l’individuazione di ordigni esplosivi anche con assetti di sorveglianza aerei e trasporto strategici. Grazie al costante impegno dei militari italiani che dal 2005 ad oggi si sono avvicendati nella regione Ovest, dallo scorso 18 giugno la sicurezza di tutti i 43 distretti è transitata sotto la responsabilità delle forze afgane, articolate su esercito e polizia che complessivamente contano su un organico di oltre 30.000 effettivi sempre più preparati e ormai praticamente in grado di garantire alla propria gente un futuro più sicuro e sereno.