In Libano un anno dopo

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    È passato un anno da quando l’Italia ha assunto il comando della missione UNIFIL con il gen. D. Paolo Serra, una nomina avvenuta due anni dopo il termine del mandato del gen. C.A. Claudio Graziano, e che rappresenta un prestigioso attestato di stima verso il nostro Paese, in prima linea nel promuovere la sicurezza nell’area del Mediterraneo orientale.

     

    L’intervento della forza multinazionale sotto l’egida delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha lo scopo di assistere il governo libanese nell’esercizio della propria sovranità, garantire la stabilizzazione dell’area e la sicurezza dei confini, in particolare quelli vicino alla frontiera con lo Stato di Israele.

    Nell’area operano circa 12mila militari provenienti da 37 nazioni, assistiti da mille rappresentanti civili. Attualmente i militari italiani sono poco più di mille, appartenenti per la maggior parte alla brigata corazzata “Ariete”, che coordina altresì le unità di manovra di altre sei nazioni. Grazie al lavoro dei Caschi blu, nel breve periodo è stato garantito il rispetto della cessazione delle ostilità e un conseguente sviluppo del dialogo tra le parti attraverso un meeting tripartito.

    Dopo trent’anni si è assistito al dispiegamento delle forze armate libanesi nel sud del Paese e un progressivo aumento delle loro capacità nel controllo dell’area a sud del fiume Litani. Il bilancio della missione è stato presentato in occasione della visita del vice segretario generale delle Nazioni Unite Jan Eliasson, accolto dal generale Serra e dal gen. B. Antonio Bettelli – comandante del Sector West su base brigata aeromobile “Friuli” – nell’eliporto della base di Shama. Il gen. Serra ha ribadito che “UNIFIL in stretto coordinamento con l’Esercito Libanese sta operando al massimo delle proprie capacità per garantire in ogni momento la sicurezza nel sud del Libano e lungo la blue line”.

    Correre insieme verso un futuro di pace per la popolazione del Paese è stato il motivo della presenza dei caschi blu alle gare della “Blom Beirut Marathon”, una delle più importanti competizioni sportive libanesi, alla quale partecipano ogni anno oltre 30mila persone. Tra gli atleti c’erano 500 caschi blu in rappresentanza di venti nazioni; erano più di cento i militari italiani. I 42 chilometri sono stati coperti in poco più di due ore dall’etiope Kadir Pecaro; buona la prova dei nostri connazionali. Ma la cosa più importante, ha ricordato il gen. Serra che ha partecipato alla manifestazione con l’Ambasciatore d’Italia Giuseppe Morabito, è la cornice festosa di pubblico a testimonianza dell’universalità di quei valori che lo sport si prefigge: amicizia, lealtà e sana competizione. Una speranza per un futuro di libertà e pace.


    Convegno a Roma sui trent’anni di missioni all’estero

    Il convegno “1982-2012: trent’anni di missioni all’estero” è stata un’occasione per favorire un dibattito sul ruolo che l’Italia svolge da anni nelle missioni internazionali di pace, analizzando la situazione negli scenari di crisi e l’efficacia dell’azione dell’Italia, presente con più di 6.000 militari che operano sotto l’egida delle principali organizzazioni internazionali (ONU, NATO e Unione Europea).

    Nella Sala della Protomoteca del Campidoglio (Roma) sono intervenute numerose autorità politiche, militari, rappresentanti delle istituzioni italiane ed estere, del mondo accademico e giornalistico. L’Associazione Nazionale Alpini era rappresentata dal presidente nazionale Corrado Perona e dal vicario Adriano Crugnola. Il convegno si è sviluppato in due sessioni sui temi dell’evoluzione dello scenario geopolitico e sugli aspetti relativi alla cooperazione e allo sviluppo.

    Il generale di Corpo d’Armata Franco Angioni, che nel 1982 era a capo del contingente italiano nella missione “Libano 2”, ha illustrato l’evoluzione e il significato della missione internazionale italiana. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Biagio Abrate ha invece sottolineato come “la missione in Libano nell’82 segnò l’inizio di un nuovo corso non solo per la politica militare, ma per la stessa politica estera italiana”.