Il silenzio è d’oro

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    Non so se quanto scrivo abbia rilevanza o interesse per questa rubrica, ma volevo porre all’attenzione di tutti una riflessione sul silenzio. Recentemente ho partecipato al funerale di un nostro alpino e, ascoltando l’omelia del parroco, ho trovato degna di menzione la spiegazione sull’importanza del saper tacere al momento giusto; rivolto in primis ai parenti ha detto che non servono granché le solite frasi di rito del tipo “coraggio, sii forte ecc.”, il silenzio è la cosa migliore anche e soprattutto nel rispetto di chi le riceve e qui non posso non citare una frase a me molto cara che non lascia dubbi: “un bel tacer non fu mai scritto”. La si attribuisce a Dante Alighieri anche se molti storici sono propensi a pensare sia di Iacopo Badoer, poeta e scrittore vissuto nel XVII secolo, ma non è questo il punto, il filo rosso che lega questa frase all’attualità e alla quotidiana “lotta” (?!) sui social piuttosto che in dibattiti televisivi francamente imbarazzanti e che dovrebbero essere portatori di rispetto ed educazione, ecco il collegamento viene quasi automatico. Post molte volte imbarazzanti per ignoranza e pochezza di contenuti e sia mai che, in quelli con un po’ più di spessore ti venga voglia di scrivere il tuo pensiero: vieni spesso sommerso da risposte buttate là e il più delle volte aggressive. Francamente a volte la voglia di rispondere ci sarebbe, se non altro per regalare qualche acca o qualche accento, ma meglio rifarsi alla frase del Sommo Poeta o ad un’altra altrettanto efficace di Miguel Cervantes: “contro chi tace non c’è castigo né risposta”. Ecco allora che questa splendida rubrica si differenzia perché sano dibattito (fatto in gran percentuale da persone che prima di scrivere pensano e si informano), nel rispetto di chi pensa contrario anche se di quando in quando, qualche scaramuccia si verifica, ma è l’eccezione che conferma la regola. Un sincero saluto a te e a tutto il mondo alpino.

    Enzo Dal Sie Gruppo di Ponzano Veneto, Sezione di Treviso

    Ho scelto questa lettera come apertura della rubrica perché tocca un tasto purtroppo molto dolente sia dell’attuale livello della comunicazione sia di quelli, forse ancor più gravi, della inciviltà e del totale spregio delle altrui posizioni. Proprio l’Ana è stata più che toccata, direi quasi travolta, dalla tempesta mediatica scatenata sui social (e subito seguita dai mezzi di comunicazioni tradizionali come giornali e tv che, con un successo sempre più scarso, cercano di conquistare consenso inseguendo like e visualizzazioni) dopo l’Adunata di Rimini sul tema delle molestie. Pochi episodi di maleducazione (e nulla più) di alcuni individui (per di più non certamente classificabili come soci dell’Ana) si sono in breve trasformati nel tam tam dei social in “violenze”. A nulla sono serviti i nostri tentativi di cercare di fare la dovuta chiarezza: la reazione è stata di totale chiusura. Certo, la gente, consapevole del nostro modo di agire, ha in gran parte capito che di montatura mediatica si trattava, ma il danno è stato certamente fatto, costringendoci a seguire le vie legali per tutelare il buon nome dell’Associazione. Per questo ritengo importantissimo che noi alpini per primi utilizziamo i social con il giudizio e l’equilibrio che sono connaturati all’essenza stessa dell’Ana. Molti non riflettono sul fatto che “pubblicare” un post o un commento significa renderlo “pubblico” con tutte le conseguenze legali del caso. E se qualcuno di noi lo fa utilizzando il proprio profilo in cui compare con il nostro cappello in testa, lo trasforma automaticamente in parere “degli alpini”. Ecco, direi che per noi è molto più saggio, in alcune occasioni, scegliere un dignitoso silenzio, affidando all’Associazione il compito di reagire, se è il caso, nei modi e nelle sedi dovute. Purtroppo, come sarcasticamente notava Umberto Eco, internet ha dato agli imbecilli una platea di ascoltatori senza confini: una volta costoro avrebbero sparato le loro cavolate all’osteria tra avventori pronti a deriderli e la cosa sarebbe finita lì. Oggi non è più così, quindi, prima di mettere mano alla tastiera, chiediamoci se ne valga davvero la pena.