Il risveglio di un dormiente

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    Caro direttore, ho appena letto il numero di novembre de L’Alpino, mi ha colpito la lettera del signor Amici e la risposta che lei ha dato. Irrispettosamente le vorrei suggerire una terza considerazione, mi spiego. Dopo un’esaltante esperienza alla Scuola Militare Alpina di Aosta, ho svolto il servizio di prima nomina nel btg. Pieve di Cadore e nell’ultimo periodo di ferma ho dovuto sopportare un comandante di Compagnia scorretto e sicuramente non dotato dell’arte del comando.

    Il risultato? Abbandonato qualsiasi proposito di rafferma, al congedo ho appeso il mio Bantam al chiodo e non l’ho più indossato per 12 anni! Vengo al sodo, se esistono così tanti alpini dormienti, la causa va ricercata anche nelle non positive esperienze che in troppi hanno sofferto durante la naja alpina. Non sono pochi purtroppo quelli che hanno buttato il cappello alpino nell’immondizia, al congedo.

    L’uomo sbagliato al posto giusto da sempre ha il potere di cambiare il destino di una vita. Ovviamente anch’io serbo il ricordo positivo di tanti comandanti capaci e sono grato agli alpini per tante esperienze formative magnifiche, ma il ricordo di quell’uomo ancora mi rosica a distanza di vent’anni. Fortunatamente ho incontrato l’Associazione Nazionale Alpini grazie alla capacità di bravi alpini impegnati.

    Non passano sei giorni che non prenda il mio cappello dalla vetrina per svolgere qualche servizio o per qualche manifestazione. Ho solo il rimpianto di aver sprecato tempo prezioso, ora cerco di redimere il mio peccato capitale di dormiente! Anche se un po’ in ritardo.

    Gabriele Peruzzo Gruppo di Rosà, sezione di Bassano del Grappa

    Caro Gabriele, la rabbia ha bisogno dei suoi tempi per essere smaltita. Ed è allora, a bocce ferme, che gli occhi vedono serenamente il tanto bene che c’è intorno. Che non è poco, nonostante i limiti degli uomini.