Il miracolo delle rinate Fanfare

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    Successo a Brescia al 1 Raduno delle ricostituite formazioni musicali delle cinque brigate composte dagli ex , con l’entusiasmo di sempre.

    Come mai voi delle fanfare dei congedati non avete pensato a un raduno nazionale, come fanno i cori? . Questa la domanda che l’allora direttore de l’Alpino Cesare Di Dato, pose ad Alfredo Conti della fanfara dei congedati della Brigata Cadore nel settembre 2005 dietro un buon piatto di riso alla milanese. Conti valutò i pro e i contro e partì con un giro di telefonate alle quattro fanfare allora in vita; l’Orobica non esisteva ancora.

    Immediate le adesioni: la macchina si era messa in moto. Fu scelta la sede, Brescia, perché a mezza strada tra Friuli e Piemonte e fu chiesta l’autorizzazione dell’allora presidente di sezione Sandro Rossi. Questi già al primo incontro risolse ogni problema dando sicurezza alla commissione composta dai due temerari Di Dato e Conti e dai maestri direttori, cioè gli alpini Massimo Ghirardello e Igor Damiano per la Taurinense, il maresciallo Donato Tempesta per la Tridentina, l’alpino Domenico Vello per la Cadore e il maresciallo Giuseppe Costa per la Julia.

    Ne faceva parte anche Mauro Agostinelli, come uditore, per vedere cosa si poteva fare per creare la fanfara dell’Orobica; ma le speranze erano poche. Invece seppe fare il miracolo e all’appuntamento l’Orobica si presentava con 46 elementi sotto la direzione dell’alpino Antonio Coter.

    La manifestazione aveva inizio nel pomeriggio del 30 settembre con le cinque fanfare in afflusso in piazza della Loggia a passo di marcia lungo cinque itinerari convergenti. Alle 21.00 in punto al teatro Tenda le bande si presentavano, riunite sul palcoscenico, a un pubblico valutato a non meno di mille persone, forti di oltre 250 elementi ed eseguivano l’Inno degli alpini sotto la direzione di Tempesta.

    Al termine Davide Forlani, neo presidente della sezione di Brescia, dava il benvenuto e Di Dato rendeva omaggio alla memoria degli ultimi Caduti per la causa dell’umanità: i C.M. Giuseppe Orlando, Giorgio Langella e Vincenzo Cardella del 2º alpini a Kabul, il C.M. Massimo Vitaliano del 19º Guide di Salerno a Nassiriya. Alla Taurinense l’onore di dare inizio al concerto presentato in alternanza dalla signora Lucetta Rossetto e dall’alpino dell’Orobica, oggi giornalista, Francesco Brighenti, due fuori classe in materia.

    Ogni fanfara eseguiva cinque brani riscuotendo il consenso dell’uditorio. A metà concerto la Cadore presentava, come sorpresa, La marcia delle Tofane , composta nel 1916 per il btg. Monte Antelao, caduta poi nell’oblio, riesumata nel 2000 da un amico degli alpini di Canale d’Agordo, Dario Fontanive, rieleborata dai maestri Vello e Ceschin della fanfara Cadore ed eseguita per la prima volta in questa occasione. Un cenno all’Orobica, a proprio agio al suo esordio: tra i suoi componenti il maestro, ora in pensione, alpino Oliviero Cossali, che ha fatto parte per dieci anni dell’orchestra della Scala di Milano.

    Il concerto terminava, a fanfare riunite, con l’Inno alla Gioia, diretto da Coter, con l’Inno d’Italia, diretto da Costa e, quale bis reclamato a gran voce dal pubblico, con il Trentatrè diretto da Vello. A Sandro Rossi il compito di chiudere la serata quale vice presidente ANA in rappresentanza di Corrado Perona, in visita alle sezioni australiane.

    Pubblico folto, abbiamo detto, a coronamento del grande successo venuto a premiare l’entusiasmo dei maestri direttori e dei musicanti che, in questa occasione, hanno realizzato uno degli obiettivi del presidente Perona: dare visibilità all’ANA attraverso i giovani. I quali hanno risposto andando con gioia anche incontro a sacrifici: infatti i componenti delle fanfare non vivono nella stessa città, si riuniscono ogni tanto per le prove affrontando spese e disagi e partecipano alle principali manifestazioni alpine per il solo piacere di offrire al pubblico un esempio di disinteressata alpinità.

    Domenica 1º ottobre, alzabandiera in Piazza della Loggia a fanfare schierate, presenti i vessilli di Parma, Salò, Valsesiana, Bergamo, Como e Brescia con i loro presidenti, i rappresentanti militari, le massime autorità del Comune e della Provincia e un gradito gruppo di Crocerossine. Trasferimento inquadrati in Duomo per la Messa e ritorno, sotto il diluvio, in Piazza. Ciò ha obbligato i partecipanti a schierarsi sotto i portici rinunciando al concerto conclusivo all’aperto.

    Dopo i discorsi del sindaco, on. Corsini, del presidente della Provincia Cavalli e del presidente della sezione Forlani, l’ammainabandiera è stato affidato al maestro Damiano della Taurinense. In tal modo ciascun direttore ha avuto la soddisfazione di dirigere uno dei pezzi forti del programma.

    La sezione di Brescia, grazie a Sandro Rossi prima, a Davide Forlani poi e ai loro collaboratori, ha dato un esempio di capacità organizzativa: nulla è stato lasciato al caso. A sua volta il gruppo di Borgosatollo ha fronteggiato con naturalezza l’esigenza della cena di sabato notte e del pranzo di domenica per un paio di centinaia di persone. Cuochi (alpini) e mogli (pazienti) hanno offerto manicaretti da grande albergo in mezzo a un entusiasmo che si tagliava con il coltello.

    Le cinque fanfare, riunite per la prima volta in un concerto, hanno dato una dimostrazione di alpinità eccezionale. Non perdiamole di vista!

    L’alpino errante