Il 'miracolo' d'un coro di alpini

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    Un miracolo: questo sembra il ricostituito coro della brigata alpina Tridentina composto da oltre un centinaio di giovani che non hanno neanche bisogno di fare le prove prima del concerto, tanto sono affiatati. Capita perfino che al concerto alcuni si uniscano ai compagni per la prima volta dal congedo: a costoro basta dire l’anno in cui hanno fatto il servizio di leva e la voce che sostenevano nel coro: tenore primo, tenore secondo, baritono, basso. Poi prendono posto e cantano.

    Li abbiamo sentiti a Bressanone, sabato pomeriggio, durante la Messa celebrata nel Duomo carico di storia. Dietro a loro, un organista d’eccezione: Bepi De Marzi, poeta e autore di cante che sono fra le più belle del repertorio alpino e non solo alpino. Era quasi nascosto dietro i coristi schierati a lato dell’altare, quasi un angelo custode che dava forza e maestria ai cantori. Ha accolto i celebranti suonando Sul cappello con note così soffici e lievi che sembravano quelle d’un canto liturgico, ascoltato con compiaciuta meraviglia, che ha aggiunto sacralità alla celebrazione.

    Così, l’Improvviso, l’Ave Maria, l’Ultima notte, l’Alleluia e il Sanctus sono sembrati un’unica preghiera di devozione e ricordo. Veniva da chiedersi quale forza animasse questi ragazzi giunti da tante parti d’Italia uniti soltanto dalla voglia di tornare a cantare con la brigata che avevano nel cuore per quegli alpini che sessant’anni fa celebrarono una santa e tragica notte di Natale nella steppa fredda e sconfinata e che cantavano la luce del mattino e, al termine del rito, un misericordioso e struggente Signore delle cime. E che gioia sentirli nel tardo pomeriggio nella Sala Nicolò Cusano, stipata fino sui sopralzi, con il coro composto da una novantina di elementi.

    La spontaneità con la quale s’incontrano l’hanno dimostrata due ex coristi che erano seduti in sala fra il pubblico e che a un certo momento, riconosciuti dai commilitoni, sono stati invitati sul palco e hanno cantato con gli altri. Presentava Bepi De Marzi, alla sua maniera: con piccole storie arricchite da aneddoti personali, preparando con grande partecipazione e sentimento le splendide esecuzioni.

    Che avevano armonie affondate nei ricordi ed erano ora possenti ora lievi, in un alternare di tonalità e volume: gli a solo del tenore primo sul sottofondo dei baritoni e dei bassi, il piano e il forte, l’adagio e l’allegro regolati da gesti appena accennati dei tre maestri che si sono succeduti alla direzione del coro: Roberto Micheletti, Luca Togni e Roberto Frigerio. Hanno fatto vivere l’incanto della giovanetta che raccoglie le prime rose di primavera, la leggenda della guerriera bella e senza amore, la profonda nostalgia della madre che parla con la Madonnina, il calvario degli alpini sul Monte Canino, la ballata dal sapore medievale della regina di San Matìo, hanno cantato la montagna e infine il Trentatrè, e c’era la sala in piedi, che cantava con loro.

    Applausi scroscianti, spontanei, grida di bis. Il battimani più lungo l’ha riscosso il generale Armando Novelli, quando ringraziando i coristi li ha invitati ai prossimi Campionati sciistici delle truppe alpine, per un concerto a San Candido, dando quindi l’imprimatur al ricostituito coro d’una brigata che, grazie anche a questi generosi giovani, continua a vivere. (ggb)