Il falco di Oslo

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    Quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita dell’abetonese Zeno Colò, rimasto nella storia dello sci internazionale come uno dei più grandi interpreti di tutti i tempi. Lo ricordiamo, oltre che come grande campione tricolore, come alpino. Nel 1940 fu arruolato e assegnato alla Scuola di Alpinismo di Aosta e naturalmente fece parte della “squadra sci veloce”, insieme ad altri componenti della Nazionale. Per breve tempo fu impegnato sul fronte francese e dopo l’8 Settembre insieme ai compagni, da Cervinia, scavalcando il Colle del Teodulo si rifugiò in Svizzera, dove fu internato.

    Per l’amicizia di un atleta svizzero con il quale aveva in precedenza disputato diverse gare, riuscì a partecipare ad alcune discese ufficiali sotto lo pseudonimo di Blitz (Fulmine), accorgimento che ritenne necessario per evitare problemi ai familiari. Finita la guerra ripresero lentamente le attività sportive; all’epoca gli atleti erano in numero limitato e non esisteva l’attuale Coppa del Mondo: oltre a poche classiche, gli appuntamenti importanti erano i Campionati mondiali e le Olimpiadi.

    La carriera di Zeno, come quella di tanti altri campioni dello sport, è stata in gran parte rovinata dal periodo della Seconda guerra mondiale, che ne ha interrotto l’attività quando era al massimo delle sua potenzialità. Dopo una ripresa agonistica piuttosto avara di soddisfazioni, nel 1950, quando aveva già 30 anni, la sua bravura si consacrò nell’albo dei grandi, con i trionfali successi ai Mondiali di Aspen (Colorado), conquistando due medaglie d’oro in discesa libera e nello slalom gigante, mentre dovette “accontentarsi” del secondo posto nello slalom speciale. Due anni dopo, ai Giochi olimpici invernali in Norvegia, strapazzò gli avversari meritandosi il soprannome di “falco di Oslo” e vinse l’oro nella discesa libera, rimanendo tutt’oggi l’unico discesista maschile italiano ad aver vinto in questa specialità.

    E di liberisti azzurri bravi, in sessantotto anni, ne son passati! Quando era in America gli offrirono vantaggiose possibilità di impiego nel campo dello sci, ma Colò rifiutò, fortemente attaccato alla sua famiglia, al suo paese (era di Cutigliano, Pistoia), ai suoi boschi che fornivano lavoro, erano fonte di vita e costituivano anche la sua palestra, poiché era allenatore e preparatore atletico di se stesso. Inoltre, per motivi caratteriali, era restio a qualsiasi forma di popolarità, preferendo un andamento di vita caratterizzato dalla semplicità. Prima di questi straordinari successi, sul ghiacciaio del Piccolo Cervino aveva battuto il record di velocità detenuto da Leo Gasperl, in una tenuta sportiva che si può definire da turista delle nevi viste le tute che gli atleti indossano oggi. Utilizzando sci di legno, grazie all’innovativa posizione a “uovo” che ha poi fatto la storia della specialità, sfiorò i 160 km/h.

    Ci vollero diciassette anni prima che il record fosse infranto, ma i tempi erano notevolmente cambiati, la tecnologia aveva fatto passi da gigante ed era come confrontare i raid di Italo Balbo con le odierne transvolate atlantiche. La carriera di Colò fu bruscamente interrotta da una squalifica comminatagli dalla Federazione Italiana Sport Invernali nel 1954, per aver indossato giacca e scarpe da sci con in evidenza i marchi di fabbrica e fu così accusato di professionismo. Una vicenda ancora oggi piena di ombre che vanificò la possibilità di altre vittorie per lui e per l’Italia, in special modo ai Giochi Olimpici del 1956 di Cortina d’Ampezzo; in tale occasione, molto sportivamente, accettò di fare l’apripista della discesa libera e senza allenamento fece fermare il cronometro sul secondo miglior tempo assoluto, dimostrando così che l’austriaco Toni Sailer – futuro attore cinematografico – forse non avrebbe vinto tre medaglie d’oro.

    Solo nel 1989 la squalifica venne revocata dalla Fisi su iniziativa di un altro grande abetonese, Gaetano Coppi. Zeno Colò morì 4 anni dopo per un male incurabile.

    Per tutto il 2020 le manifestazioni in programma per il centenario della nascita di Zeno Colò sono state cancellate a seguito della grave situazione sanitaria che stiamo vivendo. Lo scorso 30 giugno, giorno della nascita, lo si è ricordato con una cerimonia all’Abetone, organizzata sul piazzale da dove parte la cabinovia e all’arrivo di quelle piste che Zeno ha ideato, fortemente voluto e realizzato a partire dagli anni Sessanta. All’incontro hanno partecipato anche tanti alpini, tra cui il Presidente della Sezione di Firenze Francesco Rossi e il Gruppo di Abetone, guidato da Mauro Colò e quello di Cutigliano con il Capogruppo Giovanni Bugelli.

    Ricordiamo come Zeno, non proprio propenso alla pubblicizzazione della sua immagine e del suo nome, abbia consentito che gli fosse intitolato il gruppo alpini di Abetone. In occasione delle Adunate nazionali il Gruppo partecipa alla sfilata con uno striscione che lo ricorda e in corrispondenza delle tribune gli speaker ufficiali parlano con grande enfasi della figura dell’alpino sciatore, scatenando fragorosi applausi, a conferma che a distanza di tanti anni non è stato dimenticato. E non può essere secondario il fatto che abbia intitolato alla sua memoria un’associazione assistenziale in favore dell’ospedale Pacini di San Marcello Pistoiese. In occasione dell’anniversario della nascita del campione di sci, Poste Italiane ha emesso un francobollo commemorativo in suo onore.

    Un modo per testimoniare come insieme a Bartali, Coppi, il grande Torino, la Ferrari e altri grandi dello sport di quegli anni, Zeno Colò abbia fortemente contribuito al rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo.

    Piero Ferrari