Il coro Malga Roma a El Alamein

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    El Alamein! Finalmente si realizza un sogno. Non un semplice pellegrinaggio, ma la partecipazione alle cerimonie presso il Sacrario italiano e quello inglese che ogni anno si celebrano nella ricorrenza dell’ultima battaglia del 23 ottobre 1942. El Alamein è un luogo leggendario sacro agli italiani, perché tanti nostri soldati sono morti dopo aver combattuto e lottato resistendo oltre ogni limite, come riconosciuto dagli stessi avversari.

    È un Sacrario realizzato 50 anni or sono su progetto del colonnello del Genio Alpino Paolo Caccia Dominioni che, con opera pietosa ed altamente meritoria, per oltre dieci anni si dedicò alla ricerca e alla sepoltura delle salme dei nostri soldati. Lo stesso Caccia Dominioni, nel 1956, donò alla sezione ANA di Roma la copia del famoso disegno dell’agonia del capitano morente con la dedica Agli Alpini di Malga Roma da quelli di Malga Alamein . Un motivo in più per rendere omaggio a questi Caduti.

    Siamo in pieno deserto e fra aride dune di sabbia si erge il Sacrario, un torrione ottagonale all’interno del quale sono conservate le spoglie di 4.634 Caduti noti ed ignoti. Poco distante un altro edificio più piccolo, a Quota 33, luogo dell’ultima, disperata battaglia. È il 24 ottobre 2009, la cerimonia semplice ma nel contempo solenne si svolge secondo un rigido e collaudato protocollo. Erano presenti l’ambasciatore italiano al Cairo Claudio Pacifico, con l’addetto militare contrammiraglio Rossi, il console generale ad Alessandria Stefano Mistretta ed altre alte autorità civili e militari italiane e straniere. Dinanzi ad un folto pubblico di ogni nazionalità è stata celebrata la Santa Messa ed al termine le brevi parole dell’ambasciatore, che non ha mancato di esprimere il suo più vivo apprezzamento e ringraziamento al nostro coro.

    Quando nella galleria semicircolare ove sono disposti i loculi con le spoglie dei nostri Caduti sono risuonate le note del Silenzio e quando, subito dopo, abbiamo intonato Il Testamento del Capitano , nel volto di tutti era evidente una profonda commozione. Non meno toccante la cerimonia svoltasi nel primo pomeriggio nel Sacrario inglese, distante una decina di chilometri: un anfiteatro all’aperto con migliaia di croci disposte in file concentriche verso l’altare, dove hanno reso omaggio ai loro Caduti tutti gli ambasciatori ed i rappresentanti militari dei Paesi del Commonwealth impegnati nella battaglia, il principe Andrea, figlio della Regina Elisabetta, reduci e rappresentanti di Israele, della Francia, della Polonia e della Grecia. Quando, al termine, le autorità e tutti gli altri sono passati dinanzi al nostro coro ed ai vessilli della sezione di Roma e di Conegliano Veneto per avviarsi verso l’uscita del Sacrario, i nostri canti sono stati accolti con entusiasmo e calorosamente applauditi.

    Un riconoscimento particolarmente significativo, considerando l’eccezionalità della presenza di un coro alpino italiano nel Sacrario, inglese, in una cerimonia a carattere internazionale e, tenendo conto del rigido protocollo e dei severi controlli per la presenza del principe. Arrivederci El Alamein! L’eco della cerimonia, il vociare sommesso della folla, i più svariati colori di divise, abiti, costumi, tutto si dissolve e sparisce rapidamente. Ormai il giorno volge all’imbrunire, il sole basso sull’orizzonte colora le dune di sabbia di tinte incredibili. Anche per noi, immagini del passato, rumori di guerra, emozioni, svaniscono pian piano sostituite nel nostro intimo da sentimenti profondi. Silenzio e una gran pace avvolgono nuovamente El Alamein e i suoi Caduti.

    In punta di piedi risaliamo sul pullman. La sera concludiamo la giornata con un concerto nella chiesa di Santa Caterina ad Alessandria, nella quale sono sepolte le spoglie di Vittorio Emanuele III. Nella chiesa, gremita di pubblico, presente il console, esprimiamo con i nostri canti, l’emozione ed i sentimenti provati ad El Alamein. La sera del giorno successivo, al Cairo, presso l’Istituto Italiano di Cultura, alla presenza dell’ambasciatore, il nostro concerto nell’ambito di una importante rassegna organizzata dalla Regione Piemonte ha chiuso un’esperienza indimenticabile.

    È doveroso ringraziare tutte le autorità civili e militari in Italia e in Egitto, che hanno reso possibile questa nostra meravigliosa visita. Certo non è stato facile ottenere le varie autorizzazioni, affrontare il rigido protocollo delle cerimonie e neppure inserire i nostri concerti ad Alessandria ed al Cairo nell’ambito di eventi già organizzati. Ma in fondo, non è forse vero che di fronte agli alpini si aprono tutte le porte?

    Camillo Grillo
    Presidente coro Malga Roma

    Pubblicato sul numero di gennaio 2010 de L’Alpino.