Il 7 rientrato in una citt in festa

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    È un pomeriggio quasi primaverile, venerdì 16 marzo, a Belluno. La città sembra coinvolta in una delle tante feste scarpone per un afflusso insolito di penne nere in Piazza dei Martiri, divenuta luogo simbolo dell’alpinità.

    Le autorità ci sono tutte: il comandante delle Truppe Alpine gen. C.A. Armando Novelli, della brigata Julia gen. Claudio Mora, sindaco con parecchi colleghi, prefetto, vescovo. Cerimoniale essenziale con breve sfilata dei reparti in armi, fanfara della Julia in testa. A seguire vessilli, gagliardetti, gonfaloni delle città dei sindaci presenti, labari di associazioni combattentistiche, il Labaro A.N.A. scortato dal vice presidente nazionale Martini, i consiglieri Munarini e Favero, i revisori Cadore e Baiesi.

    Volti soddisfatti in tribuna e tra il folto pubblico, facce serie tra i militari schierati, circa quattrocento, del 7º Reggimento e parte del 2º genio. Sono tornati, fortunatamente tutti in ottima forma, dopo cinque mesi in terra afgana e ognuno si porta un bagaglio di esperienze, emozioni, tensioni che faranno parte, per sempre, della loro esistenza.

    Il comandante del contingente, col. Antonio Maggi, parla con ferma pacatezza di questa missione e pur riconoscendo la complessità e la delicatezza del compito assegnato ai suoi ragazzi non riesce a dissimulare totalmente l’orgoglio di avere operato in un contesto dove c’è bisogno di portare il seme della speranza a una popolazione che da quarant’anni sopporta il fardello della guerra. Sappiamo tutti che i nostri soldati sono lì, in un contesto che vede impegnate forze di parecchi Paesi, su mandato dell’ONU, per tentare di arginare, possibilmente eliminare la pressione talebana, contrastare il terrorismo, portare aiuti allo scopo di convertire un’economia fortemente condizionata dalla coltura dell’oppio.

    Le regole delle tribù, le antiche tradizioni, gli insegnamenti religiosi condizionati dall’integralismo hanno stratificato un sedimento culturale che non consente la crescita di una società in grado di garantire sviluppo e sicurezza. La presenza dei nostri militari, molto apprezzata dalla popolazione e dal governo afgano, costituisce un presupposto indispensabile per consentire a quel Paese, povero e affascinante, di sperare di liberarsi dai Cavalieri dell’Apocalisse che lì sembrano aver trovato fissa dimora.

    È indubbio che in questo momento prevale la logica delle armi, e che i nostri soldati devono essere oltre che preparati anche attrezzati adeguatamente per svolgere i compiti loro assegnati, ma non possiamo sottovalutare lo sforzo che fanno per alleviare le sofferenze degli Afgani. Il 7º Reggimento ha realizzato decine di pozzi per l’acqua, costruito un ponte, aperto ambulatori e, con la città di Belluno, sta costruendo un ospedale. Sono segni apprezzati, e creano simpatia e fiducia in una popolazione che ha un grande bisogno di guardare ad un futuro più sicuro e con meno discriminazioni.

    Per questo diciamo grazie ai nostri Alpini e siamo sempre con loro.

    v.b.