Il 5 Alpini sulle tracce del proprio passato

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    La conquista dei ghiacciai fu la concezione più fantastica dell’ardimento umano, il trionfo più grande della fede e della forza che la storia ricordi . Così, la determinazione e l’entusiasmo di chi affronta con serena consapevolezza ogni sfida, hanno accompagnato in questi giorni gli alpini del 5º Reggimento lungo le vie e le creste che, novanta anni fa, furono teatro di quella che gli storici chiamano concordemente Guerra Bianca, una guerra combattuta, nel primo conflitto mondiale, ad alta quota sul territorio alpino che va dal passo dello Stelvio al Lago di Garda.

    Si tratta della zona del massiccio dell’Adamello (m. 3.554) e della Presanella (m. 3.564) i cui ghiacciai maggiori sono quelli del Mandrone, della Lobbia, dell’Adamello, del Folgorida, del Pisgana, del Presena, luoghi questi che rievocano storie di uomini che hanno compiuto imprese memorabili tra creste vertiginose, ghiacci e crepacci per difendere le proprie terre, le prorie genti, la propria identità. Il fronte che si estese lungo il confine italo austriaco dalle vette a nord del Passo del Tonale alle creste ad oriente del monte Adamello fu teatro infatti di scontri altrettanto duri di quelli forse più famosi che avvennero sul Piave e sul Carso.

    Su queste quote, ad altitudini superiori ai 3.000 metri, si opposero, per tre anni e mezzo, alla prima e ventiduesima divisione Schuetzen, uomini dal valore leggendario che attraverso i loro sacrifici ai limiti dell’umano, hanno scritto epiche pagine della letteratura degli alpini onorando il Regno d’Italia. Ecco che allora, il campo svolto dai volontari e dalle volontarie del 5º Reggimento Alpini ha assunto un valore e un significato che va ben al di là del momento formativo di un addestramento duro svolto su terreni complessi dove la montagna diviene una vera e propria palestra che forgia la personalità e il carattere attraverso il quotidiano e costante confronto con condizioni ambientali più difficili. Da un’attività addestrativa come questa sottolinea il comandante dell’unità, colonnello Alfredo M. de Fonzo pregna di un grande valore morale ed educativo non può che scaturire un forte messaggio di identità, da sempre valore primario e garanzia di coesione in ciascuna unità militare .

    Non si tratta solamente di vie alpine impegnative ed affascinanti ha detto ai suoi alpini giunti in cima al ghiacciaio della Lobbia ma di veri e propri percorsi della memoria che si snodano oggi come allora su quelle stesse Alpi divenute ormai, da territorio di frontiera e di guerra, simbolo di nuova unità ed equilibrio in Europa . Così, dopo due settimane di intensa attività alle alte quote, il campo è ormai terminato e gli alpini del 5º si apprestano a rientrare a Vipiteno consapevoli, ancora una volta, di come la pace, conquistata attraverso il valore di migliaia di soldati cui hanno reso omaggio attraverso la memoria, sia il bene più prezioso da salvaguardare: anche a loro l’arduo compito di preservarla. Bravi, dunque, alpini del 5 , e bravo il vostro comandante che vi ha portati sulle orme dei Padri.