I soccorsi nell’alta valle Cervo devastata da una alluvione

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    Il nubifragio del 5 giugno e l’intervento degli alpini.

     

     

    Un’immagine della devastazione di una frazione. Nelle altre immagini: volontari alpini all’opera per rimuovere macerie e fango (fotoservizio Foto Ottica Sergio Fighera).

     

     

    Mercoled 5 giugno l’alta valle Cervo, nel Biellese, stata sconvolta da un nubifragio che in poche ore ha scaricato sul territorio oltre trecento millimetri di pioggia. Le conseguenze sono state devastanti, in una valle battuta dalla pioggia da diversi giorni: torrenti straripati, fiumi di fango si sono abbattuti sui paesi, sventrando case, invadendo scantinati.
    La Protezione civile provinciale ha mobilitato gli alpini, che erano gi in stato di allerta e che erano gi sul luogo del disastro a meno di un’ora dalla prima chiamata. Hanno lavorato per una settimana, assieme ai nuclei di PC di altre sezioni, per un totale di cinquemila ore. Nei giorni seguenti hanno compiuto altre operazioni di soccorso.
    I volontari dei nuclei di Protezione civile della sezione di Biella, con quelli di Aosta, Ivrea, Omegna, Novara e Vercelli hanno ripristinato strade e mulattiere, ripulito l’alveo dei torrenti, prosciugato scantinati, liberato decine di case dal fango, asportato detriti di ogni genere trascinati. Ma soprattutto hanno portato
    tanta solidariet. La nostra cronaca finisce qui, perch diamo spazio alla relazione del responsabile della P.C della sezione di Biella Gian Giacomo Giachino.
    Pensiamo che sia meglio di qualsiasi altro articolo perch la cronaca raccontata da chi l’ha vissuta. Aggiungiamo soltanto che fra quelli che spalavano il fango dalle case, c’era anche il vice presidente nazionale vicario Corrado Perona accorso per mettersi pala, tuta e stivali a disposizione di chi dirigeva i cantieri di lavoro.
    Ecco dunque la relazione di Giachino.

     

    Mercoledi 5 giugno 2002. Di prima mattina il biellese ancora abbondantemente annaffiato dalla pioggia che cade ormai da qualche giorno ma, non nuovo a queste precipitazioni presta attenzione e continua la sua normale, laboriosa attivit. Ma da met pomeriggio chi, pur conoscendo bene queste zone, avesse potuto osservarle con un solo sguardo, avrebbe stentato a riconoscerle.
    Sono purtroppo immagini tragicamente consuete a tutti i disastri alluvionali ma anche chi, come gli Alpini, ne ha visti ormai troppi, resta comunque sconvolto davanti a questa forza crudele della natura che sembra non avere piet di nulla e di nessuno. Quando poi succede a casa propria… I tecnici diranno che, nel bel mezzo delle gi pesanti precipitazioni, un cumulo nembo che raggiungeva l’altezza di 13000 metri si fermato sulla zona perch sono venuti a mancare i venti in quota. Il risultato stato che in 20 ore sono caduti 31 millimetri di pioggia con una concentrazione di 80 mm. tra le ore 15,30 e le 16,30 e di altri 100 mm. tra le 17,30 e le 18,30.
    Di fronte a precipitazioni di questa intensit, concentrate in periodo cos breve, anche le opere di prevenzione non riusciranno mai ad assicurare una protezione totale. Cos i corsi d’acqua, che gi avevano raggiunto un livello preoccupante, hanno cominciato a straripare causando allagamenti nella parte bassa del territorio, all’uscita delle valli; ma nella parte alta, dove le valli si stringono e si fanno pi impervie, il disastro stato causato dalle frane, staccatesi come per un tragico accordo quasi tutte da quota 1200 metri, che con le loro migliaia di metri cubi di fango, massi e alberi hanno travolto e distrutto edifici, strade, ponti, linee elettriche, acquedotti. Come successo in Valle Cervo, la pi colpita, rimasta isolata nella met superiore per il crollo di un ponte, con molte frazioni sommerse dal fango e senza collegamenti perch anche la strada se ne era andata. Fortunatamente non ci sono state vittime ma, osservando come sono stati ridotti quelli che fino a poche ore prima erano ridenti paesini meta di turisti amanti della montagna, del verde e della tranquillit, anche gli abitanti del posto si sono detti sorpresi di essersi ritrovati ancora tutti.
    Intanto continua a piovere e andr avanti, seppure con minore intensit, per altri due giorni tra l’indifferenza dei grandi mezzi di comunicazione nazionali che, fatta eccezione per una rete televisiva, hanno appena accennato a questa catastrofe.
    Ma ritorniamo a quel mercoled. C’era gi in tutti una sorta di preallarme anche se fino a met pomeriggio non si poteva immaginare quello che sarebbe successo. L’allarme vero arriva alle 17,45 dal Coordinamento della Protezione Civile della Provincia, con richiesta di volontari al Nucleo di P.C. della nostra sezione. Alle 18.15 parte una prima squadra di nostri Alpini con pompe e attrezzi da scavo e comincia a lavorare nel caos immaginabile dei primi momenti, con scarse informazioni e un’organizzazione con molti mezzi ma che ha bisogno di qualche ora per mettersi in moto. Gli alpini sono comunque gi sul posto, dandosi subito da fare com’ loro abitudine.
    Il mattino dopo partono altre due squadre della sezione di Biella, nelle brevi schiarite cominciano a muoversi gli elicotteri, qualche colonna di fuoristradisti tenta di risalire le valli e dalla sala operativa arrivano le prime informazioni precise. A questo punto si ha un quadro abbastanza chiaro della situazione e si pu organizzare il vero intervento in forze dei volontari, soprattutto alpini, AIB e Soccorso Alpino ma anche CRI, Scouts e altre Associazioni. Riusciamo a stabilire con precisione la nostra zona di impiego ed il mattino successivo 150 alpini sono gi al lavoro in 9 cantieri nell’alta Valle Cervo.
    In tre giorni questi uomini, dei quali circa 60 provenienti dalle Sezioni di Aosta, Ivrea, Omegna, Novara e Vercelli cui va il nostro fraterno ringraziamento, cos come al coordinatore del 1 Raggruppamento Giaj Arcota per la sua collaborazione hanno ripristinato strade, sistemato alvei di torrenti, prosciugato scantinati, asportato fango e detriti da innumerevoli edifici ma hanno anche dato un sostegno morale inestimabile alla gente colpita da questa disgrazia. Perch dovete sapere che gli abitanti delle nostre valli, un po’ come quelli di tutte le altre valli alpine, sono abbastanza chiusi e quasi restii anche nel chiedere aiuto.
    Quando siamo arrivati nei luoghi disastrati erano gi al lavoro con i pochi mezzi a disposizione: anche noi siamo gente di poche parole e ci siamo subito messi a lavorare con loro e dove loro non potevano arrivare. Cos, dopo qualche ora, sembrava di conoscersi da sempre ed il calore e la gratitudine che ricevevamo ci stava gi ripagando del nostro impegno. Qualcuno si lasciato scappare che stato un conforto in meno a quel disastro quando, tra macerie, frane e fango, si sono cominciati a vedere tanti cappelli alpini. Un conforto dato dalla certezza di ricevere subito e con efficacia un aiuto concreto. E’ stato anche detto: gli alpini ti dicono quello che fanno e poi lo fanno davvero.
    In tre giorni, dopo aver ripristinato le comunicazioni, scongiurato nuovi pericoli e consentito a chi aveva la casa ancora in piedi di potervi rientrare, l’emergenza poteva considerarsi conclusa e si sono potuti pianificare altri interventi meno urgenti ma sicuramente importanti per chi in quelle localit deve continuare la propria esistenza. Il nostro lavoro proseguito per altri tre giorni e poi ancora nei due fine settimana successivi.
    Sono stati giorni pieni di impegno e di contatto diretto con la triste realt di questi eventi ed i mille episodi che la compongono, alcuni tragicamente curiosi come quello di chi, dalla finestra, ha visto il piccolo ruscello diventare un fiume di fango, portarsi via la casa vicina, l’automobile parcheggiata in strada e, mentre aspettava il suo
    turno, accorgersi che proseguiva senza procurargli alcun danno. Era successo che un grosso albero trascinato dalla corrente anzich investire la sua casa sfondandola, le si era incastrato davanti formando una barriera che aveva deviato di poco ma a sufficienza la colata di fango e sassi.
    Ricorderemo per un pezzo tutti i metri cubi di materiale che con pale e carriole abbiamo tolto da non so quante cantine, cucine e camere, da due chiese, dal Municipio, dalla sede di un nostro gruppo.
    Ci auguriamo che questa tragedia, come ogni sofferenza vissuta o condivisa, insegni ad evitare le frasi di circostanza e le insopportabili, sterili polemiche che inevitabilmente accompagnano questi eventi. Quello che per noi conta la sostanza fatta di gesti concreti: azioni e sentimenti che veramente hanno un valore reale. Il valore reale che molti hanno ormai avuto modo di riconoscere negli alpini.