Guardare oltre

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    Su Cesare Battisti sono stati scritti numerosi volumi. Figura poliedrica di geografo, statista, politico e militare; a seconda dell’epoca in cui vennero compiuti gli studi e delle ideologie degli autori, Battisti fu mistificato o rigettato. Inoltre, la maggior parte di questi volumi sono edizioni rare e gli studi più scientifici e obiettivi sono purtroppo relegati in pubblicazioni accademiche di difficile divulgazione.

     

    Risultato? I più conoscono solo gli ultimi istanti della sua vita, mentre il suo pensiero, nelle varie sfumature, resta di difficile comprensione, quasi del tutto ignorato. Ancora oggi manca una pubblicazione scientifica, ma divulgativa che spieghi con linguaggio semplice e avvincente, il pensiero “battistiano”, evidenziandone la sua stupefacente attualità.

    I ricercatori hanno battuto ogni strada e così, a un secolo di distanza, risulta difficile scovare documenti o oggetti inediti. Tuttavia, alle Civiche Raccolte milanesi, in occasione della richiesta pervenuta dalla direzione del Museo del Castello del Buonconsiglio di Trento per la mostra su Battisti (12 luglio – 6 novembre 2016), sono emersi preziosi carteggi e cimeli. Fra questi il binocolo che Battisti aveva con sé al momento della cattura (10 luglio 1916) e il relativo manoscritto vergato con scrupolo quasi poliziesco dalla vedova del Martire, Ernesta Bittanti Battisti.

    Da quanto narrato nel carteggio, il binocolo era stato prestato dal dottor Agazzi, un amico di Milano “a patto che gli fosse restituito da Battisti stesso a guerra vittoriosamente finita”. Il binocolo di marca Goertz accompagnò Battisti da prigioniero fino ad Aldeno, dove si fermò la notte prima di essere condotto a Trento.

    Dopo la sua morte alcuni oggetti personali furono spediti al Museo Criminale di Vienna. La vedova Battisti narra che si mise alla loro ricerca fin dal 1919, ma sembrava risultassero introvabili. Successivamente fra il 1932 e 1934, Ernesta ricevette delle lettere da parte dell’ex generale austriaco Albin Schager von Eckartsau, giudice referente della Sezione militare del Tribunale d’Armata di Bolzano al tempo della guerra, che la informava che egli era in possesso, fin dal 1919, di alcuni oggetti appartenuti a Battisti, compreso il binocolo.

    L’ex generale diceva poi che aveva più volte tentato di consegnarli all’autorità italiana in Vienna che aveva sempre mostrato indifferenza. Era stato interpellato persino il Museo del Risorgimento di Trento, senza alcun esito. Rintracciata la vedova, il generale riproponeva dunque gli oggetti, affinché fossero inviati tramite l’ambasciata italiana in Vienna. Dopo un anno, nel quale sia Ernesta Battisti che il Governo effettuarono controlli sull’autenticità dei cimeli, Mussolini fece pervenire tramite il prefetto di Trento, l’elmetto e il binocolo custoditi in una bella custodia. Era il 15 gennaio 1936.

    Ernesta Battisti nel 1937 potè infine restituire alla città di Milano il binocolo con la dedica: «Per i milanesi potrà suscitare un legittimo orgoglio il ricordo dell’affettuoso consenso di cui essi confortavano i profughi trentini, primo fra questi Cesare Battisti». Infatti, il legame tra Milano e i trentini, risale all’agosto 1914 quando Battisti, insieme a Guido Larcher e Giovanni Pedrotti fondò la “Commissione dell’Emigrazione trentina” proprio a Milano. I fuoriusciti trentini di sentimenti irredentistici, s’iscrissero nella formazione paramilitare “Sursum Corda – Battaglione Milano”, formando la 5ª Compagnia volontari trentini addestrata da Arturo Andreoletti. Questi, prima di partire per il fronte, ricevette come dono una bussola aneroide con incisa la dedica: “Sulla via di Trento, 26-3-1915 all’amato Comandante la 5ª Compagnia del Battaglione Volontari Milano”.

    Dedica dettata da Cesare Battisti che dunque, per breve tempo, stette sotto il comando di Andreoletti a Milano. In conclusione, questi oggetti dovrebbero aiutare a comprendere con maggior sensibilità la complessa figura di Battisti, scevra da qualsiasi preconcetto, riportando così il suo pensiero ad una più giusta popolarità. Uno spunto per un’indagine storica nuova e attuale, in grado di solleticare la curiosità delle giovani generazioni in occasione del centenario della morte.

    Andrea Bianchi

    Per saperne di più: Claus Gatterer, “Cesare Battisti, ritratto di un alto traditore”, La Nuova Italia Ed., Firenze, 1975. (Libro fuori catalogo consultabile nelle biblioteche).


    Medaglia d’Oro concessa motu proprio da S.M. il Re – B.U.1919, pag.713 a sostituzione della Medaglia d’Argento

    “Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all’attacco, con mirabile slancio, la propria Compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all’estremo, finché tra l’incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l’ultimo respiro: ‘Viva l’Italia!’ e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d’Italia”.

    Monte Corno di Vallarsa, 10 luglio 1916.