Guardando al domani

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    Quasi a prepararsi a questo mese di novembre dedicato al ricordo di chi ci ha lasciato, dei nostri cari e di quanti benemeriti dell’Italia ci hanno consegnato valori che costituiscono il nostro essere alpini, i rappresentanti della nostra Associazione hanno ripercorso, in un lungo pellegrinaggio, le tappe della nostra storia recente.

    Il presidente Perona è stato in Canada, a far visita agli splendidi alpini di quelle sezioni, ritrovando uno spirito che non può non commuovere per la forza, la genuinità, la freschezza che pervadono coloro che hanno lasciato l’Italia da tanti anni e che così saldamente la conservano nel cuore. Un’altra delegazione, guidata dal vice presidente Sonzogni, è stata in Francia, dove riposano nei cimiteri di Bligny, di Braye e di Soupir circa diecimila Caduti di quel 2 Corpo d’Armata italiano che da aprile a novembre del 1918 fu inviato a rafforzare le linee sul fronte della Marna.

    C’è stato infine un altro omaggio ai Caduti, agli alpini e agli altri italiani che furono vittime della terribile tragedia nella miniera di Marcinelle, 49 anni fa: una tragedia che ha lasciato ferite ancora aperte e un turbinío di sentimenti e compassione per le sofferenze, i sacrifici, le fatiche sopportate da quei nostri sfortunati connazionali emigrati in tempi tanto difficili. Sono stati pellegrinaggi spontanei, quasi una sorta di espressione religiosa secondo la quale tutto, alla fine, quadra, tutto appare chiaro e in ordine. Sì, perché, quasi a fare da contrappunto a questo ricordo alla memoria di chi è lontano per sentirlo vicino, di chi è andato avanti per attingere al suo esempio ecco il richiamo ai giovani, una sorta di appello, di chiamata a raccolta.

    Il presidente nazionale è stato negli ultimi giorni del mese scorso al Soggiorno alpino di Costalovara per incontrarsi con i giovani del Triveneto; in questo stesso mese di novembre sarà ad Ascoli (il 13), a Milano (il 20) e a Vercelli (il 27). Tenendo ben saldi i valori della nostra tradizione, si guarda avanti; dopo aver riletto la storia del passato e reso omaggio a chi ci ha preceduto, stiamo pensando a come saremo. A come saremo con questi giovani: cosa pensano, cosa vogliono, cosa possono fare e infine cosa possiamo fare noi per loro che saranno l’Associazione del futuro.

    Qualcuno, un po’ celiando, dice che non c’è più il futuro di una volta: scontato, predeterminato, prevedibile. Sono i giovani che devono costruirlo, per questo dobbiamo ascoltarli, aiutarli a crescere. Pochi giorni fa, una compagnia del battaglione l’Aquila, è stata sulla vetta del Gran Sasso: c’era la neve, il ghiaccio. Gli alpini hanno usato ramponi e piccozze, hanno impiegato ore per arrivare in vetta con i loro istruttori, con il loro comandante di compagnia, il comandante del battaglione e il comandante del reggimento. Erano pugliesi, siciliani, sardi, abruzzesi. Sulla vetta hanno dispiegato il Tricolore.

    Avevano gli occhi lucidi per la commozione. Erano felici. Il loro comandante di battaglione ha detto che, sì, alpini si nasce, ma che alpini si diventa, anche. Non dobbiamo avere paura del futuro, anche se non è più come quello d’una volta. Possiamo imparare a conoscerlo sin d’ora, perché il futuro è in noi prima ancora che accada.