Fossa e Torino, la stessa solidariet

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    L’Aquila, terremoto 2009: resterà nella storia del nostro Paese non solo per il numero di vittime ma soprattutto per la devastazione di un territorio, per i danni materiali, gli edifici storici distrutti, l’economia compromessa. Ancora una volta gli alpini sono accorsi, portando aiuto alle popolazioni e lasciando il segno del loro passaggio. Sono gli stessi alpini che a Torino, su richiesta del prefetto Paolo Padoin, sono attivi alla caserma Lamarmora dove sono alloggiati rifugiati politici fuggiti da paesi sconvolti dalla guerriglia e da lotte fratricide, ai quali la disponibilità e lo spirito di servizio delle penne nere rendono la permanenza meno gravosa.

     

    Lo ha riconosciuto lo stesso prefetto, nel corso di un cordiale incontro alla Sezione torinese. Rivolto al presidente Chiosso ha detto: Grazie per quanto fate per la nostra collettività, con professionalità, spirito di sacrificio, lealtà e senso della legalità. Per questo vi ho affidato un compito difficile e delicato: operare con i profughi con buon senso, umanità, facendo loro conoscere il rispetto delle regole .

    FOSSA Case solide e calde

    È l’ultimo esempio di intervento massiccio della nostra Associazione che, grazie ai fondi raccolti dalle Sezioni e dai Gruppi nonché da istituzioni e privati che hanno avuto fiducia negli alpini, ha costruito 33 abitazioni nel nuovo villaggio, già abitate. Vi sono ospitate altrettante famiglie sfollate. Ci sono coniugi anziani ma anche coppie giovani con figli, fra queste anche coppie di immigrati rumeni con bambini in età scolare. Non abbiamo mai avuto una casa così bella, accogliente e calda , hanno detto in tanti al nostro consigliere nazionale Ornello Capannolo. Le case sono davvero solide e calde, dotate di ogni conforto, con lavatrice, lavastoviglie, televisione, riscaldamento autonomo. Non ci sono problemi di vivibilità né di mobilità, giacché i pullmini del Comune fanno la spola dal paese al villaggio ANA. Anche le zone verdi sono sistemate, l’erba è stata già seminata.

    TORINO Qua la mano

    Settembre 2009, la sezione A.N.A. di Torino inizia una nuova forma di volontariato. Sono note le grandi e gravi difficoltà incontrate a Torino nel gestire i rifugiati politici e la loro collocazione; così un discreto numero di soci, su richiesta del prefetto, sta dando una mano alla soluzione di queste problematiche. I fautori dell’iniziativa, oltre al presidente sezionale Giorgio Chiosso, sono stati i vice presidenti Pierangelo Berta e Guido Vercellino, i consiglieri Soria, Colò e Castello, che si sono adoperati, non solo ad effettuare i turni operativi, ma anche a provvedere alle necessità di coloro che effettuano il servizio.

    Servizio che consiste nel coprire tre turni giornalieri di sei ore: sono sufficienti due o tre persone per turno. Si inizia alle 5,45 e si termina alle ore 24 con il controllo degli assenti al rientro. Col trasferimento dei rifugiati politici presso la caserma Lamarmora si inizia a presidiarne l’accesso ed a gestire la consegna del pass, rilasciato dalla Prefettura, necessario per accedere, al ritorno, nei locali a loro destinati. La nostra presenza è fondamentale per evitare che entrino persone non autorizzate.

    Questi ospiti, oltre 200 profughi, per lo più provenienti dalle zone calde del Corno d’Africa: Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan dove sono tuttora in atto guerre fratricide, godono presso la nostra nazione di asilo politico. Fin dai primi momenti gli alpini addetti a questo incarico si sono dimostrati molto adatti all’impegno; trattano gli ospiti con estrema cortesia ma, alla necessità, con fermezza ed inflessibilità per far loro rispettare le regole stabilite. Tutto fila a meraviglia: i volontari sono aumentati di numero, alleviando i turni, le autorità sono soddisfatte del nostro comportamento e anche gli ospiti ci sono grati. Basta un sorriso che, al di là delle parole, viene compreso in ogni angolo del mondo, una battuta umoristica, che rompe la diffidenza e per un istante distoglie i loro pensieri. Pensieri che sono rivolti ai loro cari lontani, alla ricerca di un’occupazione soddisfacente, alla loro condizione.

    Un alpino che partecipa a questa iniziativa, alla domanda rivoltagli su quali fossero le sue impressioni circa questo impiego, ha risposto: Qui ricevi molto di più di quello che dai. Ho deciso di dare una mano, di prendere parte all’iniziativa, e come me, molti altri soci si sono offerti per gratificare e mettere in evidenza la compattezza e la disponibilità della nostra Sezione ed essere ancora una volta utile alla nostra Comunità .

    Pier Angelo De Petrini

    Pubblicato sul numero di gennaio 2010 de L’Alpino.