Finiti i corsi AUC, chiude un’epoca

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    Il 15 febbraio hanno giurato gli allievi ufficiali del 190 corso Il nuovo modello di difesa non prevede l’apporto di conoscenze e cultura delle quali anche l’esercito più moderno non può fare a meno.

    di Cesare Di Dato

     

    Dunque è finita. Il 15 febbraio 2003 ha giurato a Cesano l’ultimo corso Allievi Ufficiali di complemento, il 190º del dopoguerra. I neo promossi raggiungeranno i Corpi il 10 giugno e di lì a sei mesi o poco più saluteranno le Bandiere e torneranno a casa.
    La benemerita categoria dei sottotenenti di complemento sparirà per sempre dai ruoli, si consumerà nei decenni che seguiranno.
    Dico questo con l’amarezza che può provare un ufficiale di carriera nel vedere i propri compagni di viaggio sparire. Probabilmente in me giocano sentimenti sorti fin dai primi anni di vita ai reparti e maturati nel tempo ma che, temo, non alberghino nell’animo dei componenti dello Stato Maggiore o del ministero della Difesa. I sentimenti non trovano posto laddove si ragiona con i freddi numeri della programmazione, con le esigenze e i ritorni , con il dare e l’avere: interessano gli utili, non le emozioni. Queste intralciano le previsioni, pongono in crisi le statistiche, fanno sorgere fastidiosi problemi.
    Se questo modo di ragionare può andar bene in chi trae utili materiali dal mondo del commercio e dell’industria, non va assolutamente bene in chi, come i militari, ha sempre poggiato le proprie azioni sulla tradizione e sui valori morali della vita. Purtroppo le cose sono cambiate: si sciolgono senza batter ciglio Brigate, come l’Orobica e la Cadore, e si svuotano Brigate come la Tridentina, invidia anche per gli stranieri, si anemizzano battaglioni come l’Aosta decorato di medaglia d’oro conquistata sul campo per lo straordinario comportamento dell’intero reparto, si tolgono qualifiche ben collaudate dal tempo per cui l’artiglieria da montagna diventa un’anonima artiglieria terrestre . Si tende insomma a semplificare nel nome della funzionalità. E così, conseguenza diretta della sospensione della leva, via anche gli ufficiali di complemento divenuti solo un fastidio nei confronti dei soldati professionisti. Mi può star bene, ci deve star bene: non si può pretendere una legge ad hoc per qualche centinaio di giovanotti; non sarebbe né pratico, né costituzionale. Anche se, fatta salva la mia scarsa conoscenza del problema, non vedo perché non si possano arruolare sottotenenti quali VFB; ho il timore che si tratti di questioni sindacali, in quanto anche il mondo militare ne deve tener conto ora che il servizio è su base volontaria e quindi soggetto alle leggi del lavoro; cosa che non era per il servizio militare obbligatorio che rappresentava un aspetto atipico delle attività umane.
    Duole, tuttavia, veder sparire una categoria che ha affiancato noi ufficiali effettivi per 142 anni, cioè dal 4 maggio 1861, giorno della nascita dell’Esercito italiano. Presente nei momenti felici e meno felici della storia patria, ha combattuto nella terza delle tre guerre di indipendenza, in due guerre mondiali, in tre avventure africane e nella guerra di Spagna, sobbarcandosi i compiti più gravosi di prima linea. Limitandomi ai soli due conflitti mondiali, ricordo che sui campi di battaglia della prima Guerra sono caduti 22.000 subalterni e altrettanti, in proporzione, nella seconda.
    Non si contano le decorazioni al valor militare loro conferite per fatti d’arme che restano scolpiti nella storia del nostro Esercito. Non ultimo merito quello di aver rappresentato il giusto tramite tra i soldati e colui che era considerato un dio in terra, almeno tra noi alpini: il capitano.
    Cancellando questi ufficiali verrà a mancare alle Forze armate il contributo della borghesia per la quale era motivo di orgoglio, fino a una generazione fa, fornire alla Patria i propri figli con funzioni di comando e di responsabilità. Partivano ragazzi e tornavano uomini.
    Ora tutto è finito: agli inizi del 2004 l’ultimo degli ufficiali di complemento ritirerà il congedo, saluterà la Bandiera del suo reggimento, riporrà sciarpa azzurra e sciabola. Chiudendo la cassetta d’ordinanza, chiuderà un’epoca.