FELTRE Ottant'anni di storia, in un bel racconto

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    (Ovvero, la biografia della sezione Feltre).

    noi alpini dobbiamo dimostrare la nostra efficienza restando uniti: la nostra forza, infatti, dipender dalla nostra coesioneNon lasciamoci ingannare da false ambizioni: restiamo sempre alpini, con i piedi per terra, semplici, come ci ha insegnato la montagna su cui fummo chiamati a operare. Diamo importanza pi a quanto sostanza che a quanto forma.
    Sono le parole con le quali William Faccini conclude la bella biografia Sezione ANA
    di Feltre I suoi primi ottant’anni 1922 2002.
    Biografia, s’ detto, perch oltre che raccontare la storia documentata, fredda nella sua casistica e nella successione degli avvenimenti epici e drammatici, esaltanti e tristi, per la quale le montagne sono quote o baluardi e gli uomini sono numeri contro numeri, reggimenti contro reggimenti e i morti sono l’ovvia, inevitabile conseguenza dellaguerra questo libro ci parla di uomini nati alpini prima ancora di portarne il cappello, reclutati l, dove crescono le stelle alpine e volano le aquile, perch le montagne devono essere difese non solo con le armi, ma anche con l’esperienza che si acquisisce solo praticandole. Solo tenendo conto di questo postulato si pu comprendere come montanari, anzi, montagnini semplici e forti abbiano potuto compiere imprese che anche (o, purtroppo, soprattutto?) a tanti anni di distanza, appaiono sovrumane, impossibili. Come abbiano potuto sopportare sacrifici immensi per giorni, settimane, mesi; vivere in condizioni estreme. E combattere. E come questa forza, che viene da virt innate consolidate nell’ambiente alpino, abbia condotto questi uomini ad accorrere, in pace, per aiutare gli altri nei momenti di pericolo, di necessit, di calamit. A soccorrere i deboli, a dare una mano, sempre.
    Non vogliamo sminuire le altre biografie che proprio in questi mesi stanno uscendo, ad opera di altre sezioni che celebrano il settantesimo o l’ottantesimo e che pure hanno scritto la loro storia. Anzi: sfogliando anche queste biografie delle quali daremo, com’ giusto, debito conto sul mensile nazionale si scopre che non c’ differenza di comportamenti da una sezione all’altra, da un gruppo all’altro e, durante gli infausti periodi di guerra, da un reggimento, un battaglione, un gruppo all’altro. Ovunque gli alpini hanno scritto pagine memorabili, lasciando esempi di sacrifici immani compiendo il loro dovere. Ed appunto partendo proprio dagli alpini in armi, dagli alpini del 7 reggimento costituito il 1 agosto 1887 e formato dai battaglioni Feltre, Pieve di Cadore e Gemona che parte la storia della sezione. La prima medaglia d’Oro del reggimento del capitano Pietro Cella, caduto ad Adua l’11marzo 1896 al comando di una compagnia composta anche da montagnini del Feltre. Dalla campagna d’Africa si passa alla Grande Guerra, e all’impegno nel settore Brenta Cismon. Ci si imbatte in personaggi come Cantore, Nasci, Manaresi, luoghi come il monte Cauriol, la cui conquista diventata una leggenda.
    E, ad esaltare il quadro della storia, macchie di colore di grande umanit, come l’episodio del comandante del Feltre, che prima di dispiegare i suoi uomini sul Tomatico, la montagna di casa, disse ai suoi alpini: Andate a salutare i vostri cari, domattina tutti qui, adunata alle sei. Non uno manc alla rivista.
    Prove durissime attendevano il battaglione, in special modo sul Valderoa. Quando riceve il cambio e fatto ripiegare per un breve riposo, l’organico ridotto a un centinaio di uomini, con pochissimi ufficiali. Ma sar proprio il battaglione a entrare in Trento, alle 15,30 del 3 novembre 1918.
    Abbiamo detto del Feltre: non fu da meno il Val Cismon (incredibile e straordinario l’episodio della sua Fanfara durante l’attacco dopo la mina del Castelletto sulle Tofane!) e del battaglione Monte Pavione i cui alpini si sacrificarono per difendere la posizione a consentire la ritirata agli altri reparti. I pochissimi superstiti furono fatti prigionieri ed al loro eroico comandante, il maggiore Olmi, fu concesso di conservare la propria pistola d’ordinanza durante tutto il periodo di prigionia. E arriviamo al Corpo volontari alpini del battaglione Feltre, costituito il 24 maggio 1915 nel ricreatorio Vittorino da Feltre, che divenne anche la loro sede. La loro bandiera, macchiata di sangue, onora oggi la sede della Sezione, conservata con orgoglio e rispetto.
    Non si creda che la biografia della sezione comprenda aridi elenchi di azioni di guerra. Si legge come un romanzo, costellato di interventi esterni: relazioni, annotazioni, spiegazioni, rapporti di comandanti. L’autore ci conduce quasi per mano, fino ai nostri giorni.
    Conclusa la parte sulla Grande Guerra, eccoci al 2 settembre 1922: risultano iscritti 96 alpini, tutti reduci di guerra. la nascita della sezione, con il primo presidente, Giuseppe Collarini: una figura da patriarca, con un presidente onorario come il generale Gabriele Nasci.
    La pace durer poco. Gi nel ’35 spirano venti di guerra e i battaglioni partono per l’Africa orientale, preludio di ben altri fronti durante il secondo conflitto.
    Sar Sisto Zancanaro, non a caso un medico, chiamato a ricucire le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale e a ricostituire la sezione che, di presidenza in presidenza, giunta fino ai nostri giorni.
    Tutto qui?, si dir. No di certo: aggiungiamo che Faccini riuscito a ricostruire capillarmente la vita della sezione, con la diligenza dello storico, la passione del cronista e la chiarezza che gli viene dall’aver praticato per tanti anni il mondo della scuola. La scansione temporale comprende i vari periodi: la nascita del Feltre, le varie campagne, la prima e seconda guerra mondiale, la ricostruzione della Sezione, i presidenti, i gruppi, e via via fino ai nostri giorni. Non mancano, di tanto in tanto, osservazioni personali, commenti sulle figure dei vari presidenti, sui vari avvenimenti. Cosi, fino alla presidenza del generale Giangi Bonzo, e a quella di Carlo Balestra, lasciata da pochi mesi a Renzo Centa. Con Bonzo la Sezione prende un forte slancio, continuato e sviluppato da Balestra che diviene anche vice presidente nazionale. Quanto al neo eletto Centa, stato a lungo responsabile della protezione civile della Sezione.
    Di tutti i presidenti, di tutti gli interventi viene dato conto nella biografia, che stupisce per precisione e scioltezza di racconto. Il quale racconto continua con la presentazione dei quaranta gruppi, la protezione civile, il Coro Piave ANA Feltre e l’ANA Atletica Feltre. Non viene dimenticato l’anno internazionale delle montagne, al quale riservato il capitolo finale, assieme agli auguri al nuovo presidente. Ma questo ormai il presente.
    Concludendo, ci sembra che la fatica di William Faccini, che ha a lungo cercato, consultato giornali, riviste e libri, parlato con testimoni e con chi conserva la memoria dei protagonisti, frugato con la pazienza d’un certosino e la tenacia di alpino di razza, sia da additare a quanti si apprestano a scrivere la storia della propria sezione o del proprio gruppo.
    Ci auguriamo che questo esempio sia seguito da tanti, perch necessario affidare alla memoria tante pagine degli alpini e della Associazione alpini prima
    che questa memoria svanisca e sia irrimediabilmente perduta. E, con queste pagine, scompaia anche gran parte della storia delle nostre vallate e della loro gente cresciuta con l’orizzonte delle montagne, abituata a tenere gli occhi sul sentiero ma, di tanto in tanto, a guardare in alto.


    ggb