Eredi distratti

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    Carissimo don Bruno, tutte le volte che faccio la strada che da Giare porta al Ponte di Veja guardo sulla destra e, oltre la Sengia Alta, vedo chiaramente Corso che resta (come il mio è Giare) il paese della tua balda gioventù. Mi accingo a scriverti dopo le celebrazioni di domenica scorsa, in merito al 4 Novembre. Ho assistito in prima persona alla consegna della medaglia ricordo da parte del sindaco di due Comuni della bassa veronese, ai discendenti di un Caduto e due reduci, della Prima guerra mondiale. Medaglie queste di grande motivazione storica che ho richiesto a suo tempo al “Coordinamento Albo d’Oro della Grande Guerra” il quale, in stretta collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia aveva coniato con tanto di nome e reparto di appartenenza, per ogni Caduto e per ogni reduce. Bastava inoltrare la relativa domanda entro la ricorrenza del centenario della traslazione del Milite Ignoto. Entro quindi il 4 novembre scorso. A questo punto mi chiedo perché, specialmente nelle nostre zone, c’è stata un’assenza quasi totale nella richiesta di tali medaglie? Che motivazione può esserci (se c’è) che cominciando dai Gruppi (il mio, per esempio, del quale sono un amico convinto) fino alla Sezione di Verona, hanno avuto forte disattenzione verso tale nobile iniziativa? Ho richiesto personalmente ben diciotto medaglie, una per ogni Caduto o reduce del mio paese natale. Ebbene noto anche qui scarsissimo interesse dei familiari verso il possesso di tali medaglie ricordo. Ecco, don Bruno, anche da buon patriota con l’onorevole servizio militare sulle spalle, vorrei una tua autorevolissima risposta. E non mancherò di guardare e mandare un saluto oltre la Sengia Alta, dalla strada per il Ponte di Veja.

    Giglio Antolini, Sezione di Verona

    Caro Giglio, premesso che io sono della Rocca e non del Corso, mi unisco al tuo rammarico per questa diffusa indifferenza che tu segnali. Non ho la risposta dal cilindro, ma ritengo che, in primo luogo, siano gli stessi eredi ad essere “distratti”. Senza contare che la cultura che respiriamo è sostanzialmente a-storica e antistorica. Viviamo immersi in un presente digitale all’insegna del mutevole e dell’emotività. Solo quando si trova qualche figura, pubblica, privata o tra gli stessi alpini, particolarmente attenta e sensibile, solo allora si porta a casa qualche risultato.