Disciplina e altri tempi

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    Era il 1965, frequentavo il corso ufficiali presso la Smalp di Aosta. Una dei compiti quotidiani che caratterizzavano il corso era “fare il cubo”. E andava fatto bene altrimenti c’era la “consegna”. Inizialmente era una specie di incubo a cui però ci siamo presto abituati, assolvendo il compito con umiltà e alla fine anche con convinzione. Mi sono ritrovato ad Aosta assieme a una cinquantina di compagni per i 50 anni dell’inizio di quell’indimenticabile esperienza. Non poteva mancare una visita alla nostra caserma Chiarle: sono andato a rivedere la mia camerata, allora condivisa con 10 commilitoni. Ricordavo un pavimento di mattonelle rosse tirate a lucido, i letti a fianco degli armadietti, con materasso, coperte e lenzuola allestite a cubo; ai piedi del letto i Vibram, gli scarponcelli neri di servizio e le scarpe per la libera uscita, puliti e lucidati con le stringhe allacciate. Poi c’era la rastrelliera coi Garand in dotazione: un solo granello di polvere e scattava la consegna. Ho varcato abusivamente la soglia della camerata ora occupata da un gruppo di alpine, fortunatamente assenti. Il caos imperava sovrano, al di sopra di ogni pessimistica previsione. Superato lo stupore, è subentrata una riflessione. Certo, i tempi sono cambiati, la presenza delle alpine allora era impensabile: oggi sono tutte volontarie, spesso sono coinvolte in missioni all’estero coi rischi connessi. L’iter formativo ora è più orientato alla sostanza che alla forma… eppure sono convinto che quel cubo non fosse così disdicevole, anzi, ritengo avesse un ruolo formativo, un’espressione di rispetto verso se stessi e gli altri. Un modo di pensare di altri tempi? Forse, ma io appartengo a quei tempi.

    Gianni Longo, Gruppo di Arese, Sezione di Milano

    Comprendo, caro Gianni, sia il tuo stupore, sia la tua riflessione. Probabilmente tenere in ordine la camerata non sarà il nucleo portante dell’addestramento di un moderno militare (ma credo che nelle accademie il rigore in questo campo sia ancora vigente). Ma ci sono fior di militari, pluridecorati e con incarichi di grande responsabilità, che la pensano in modo diverso. Tra questi, sicuramente, l’ammiraglio William H. McRaven, uno dei soldati più decorati degli Usa, per decine di missioni ad alto rischio in Iraq e Afghanistan (compresa l’uccisione di Bin Laden). In un discorso agli studenti dell’Università del Texas, divenuto virale su YouTube con milioni di visualizzazioni, aveva detto nel 2018: «Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata. Questo vi darà una sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro, e poi un altro ancora. Farsi il letto, inoltre, rimarca la consapevolezza che le piccole cose contano. Se non sapete fare bene le piccole cose, non ne farete mai di grandi». La disciplina non è solo una questione formale: quella mentale, soprattutto per un soldato, è fondamentale.