Dall’Adamello un messaggio di Pace

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    Una valle verdeggiante, scavata dalle cristalline acque del fiume Chiese che, dalle vedrette del Mandrone e della Lobbia, gorgogliando tra i massi, affluisce nel lago di Bissina, creato da una diga artificiale. Laddove la mano dell’uomo scompare, la natura della Val di Fumo si fa imperante in tutta la sua bellezza. Marciando, un migliaio di alpini provenienti dai versanti camuno e trentino, dai rifugi Lobbia Alta, Mandrone, Lissone, Malga Bissina, Val di Fumo e Carè Alto si sono incontrati alla Casera delle Levade per il 45º pellegrinaggio in Adamello.

     

    Una ricorrenza celebrata in forma solenne nel 90º anniversario della fine della prima guerra mondiale e dedicata quest’anno a don Primo Discacciati e agli operatori sanitari dell’ospedale da campo nº 25 di Storo che, durante la guerra, cercarono di alleviare le sofferenze di quanti erano impegnati al fronte. La cerimonia in quota si è aperta con l’accensione della fiamma, a simboleggiare la pace tra i popoli un tempo divisi, un omaggio ai soldati di tutte le nazionalità che hanno combattuto e sono caduti sull’Adamello.

    Il vescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, ha concelebrato la S. Messa con il cappellano della sezione di Trento mons. Augusto Covi, i cappellani militari don Lorenzo Cottali del Comando Truppe alpine e don Massimo Gelmi del 5º Alpini. Attorno all’altare il Labaro dell’ANA, scortato dal presidente nazionale Corrado Perona, dai vice presidenti Carlo Bionaz e Alessandro Rossi, dai consiglieri nazionali, decine di vessilli e un centinaio di gagliardetti in rappresentanza delle sezioni e dei gruppi ANA, il comandante delle Truppe alpine gen. Bruno Petti e un plotone del 233º Gebirgsjäger bataillon di Mittenwald (Germania) comandato dal ten. col. Konrad Herborn. Ha accompagnato la funzione religiosa il coro Re di Castello.

    L’omaggio ai Caduti è stato ripetuto anche nel tardo pomeriggio di sabato a Storo con una breve cerimonia nel corso della quale due corone sono state deposte dal presidente Perona e dal ten. col. Herborn al monumento ai Caduti, nella piazza del municipio del paese. Domenica mattina gli alpini si sono dati appuntamento a Storo per partecipare alla sfilata e per la cerimonia alla chiesetta di San Maurizio, patrono degli alpini. Accanto all’altare c’erano i vessilli delle sezioni Vallecamonica e Trento con i presidenti Ferruccio Minelli e Giuseppe Dematté.

    Tra le autorità erano presenti, tra gli altri, il senatore Cristiano De Eccher, il generale Carlo Frigo, il sindaco di Storo Settimo Scaglia e altri sindaci della zona. Particolare il momento in cui la fiaccola della pace accesa in Val di Fumo il giorno precedente è stata consegnata dalle penne nere del gruppo di Storo, guidato da Mauro Zocchi, ai piccoli allievi volontari dei Vigili del Fuoco del Trentino.

    Il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha preso la parola sottolineando che accanto al ricordo del passato occorre trasmettere i valori nel futuro: il passaggio della fiaccola ai giovani volontari ha anche questo significato. È l’impegno a vivere i valori della pace e della libertà e delle Istituzioni democratiche che abbiamo costruito con tanta fatica. È un’esortazione affinché i giovani tengano accesi i fuochi del volontariato e della buona cittadinanza .

    Un discorso in parte ripreso dal presidente Perona che ha parlato del pellegrinaggio come unione di più anime: Alla messa di ieri ho visto molti non più nel fiore degli anni, ma sono felice di aver visto anche tanti giovani. Ho sempre pensato che se i giovani non vanno in montagna è un segnale di allarme. Ho visto anche tanta gente. L’ANA ha proseguito Perona sta considerando il futuro associativo. È a questa gente che dobbiamo affidare, nel rispetto delle regole statutarie, la nostra Associazione affinché tramandi ciò che c’è scritto sull’Ortigara: Per non dimenticare .

    La S. Messa, accompagnata dal coro Re di Castello, è stata concelebrata dall’arcivescovo di Napoli cardinale Crescenzio Sepe e dal vescovo di Alife Caiazzo, mons. Pietro Farina. Nell’omelia il cardinale Sepe ha parlato dell’importanza della memoria e della solidarietà tra i popoli: Dire Alpino vuol dire apertura all’altro, fratellanza. La vostra penna richiama qualcosa che s’innalza al cielo, che si eleva e porta verso le più alte cime. Seguiamo questa penna e andiamo alla ricerca del tesoro vero della sapienza e della pace, contro le guerre che nulla risolvono .

    È, in fondo, questo a cui dobbiamo pensare: i veci che le guerre le hanno fatte sanno di cosa si sta parlando, i giovani un po’ meno, ma devono comprenderlo. Basta una sera con gli alpini al rifugio Val di Fumo, ascoltando le parole delle lettere di chi la guerra l’ha vissuta, per non dimenticare come eravamo, ma soprattutto per capire come non commettere gli stessi errori.

    Matteo Martin

    Pubblicato sul numero di settembre 2008 de L’Alpino.