Da Papa Francesco

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    «Stringere le mani al Santo Padre e portare i saluti di tutti gli alpini della Protezione Civile Ana è stato un avvenimento che mi ha emozionato e che serberò per tutta la vita!». È solo una delle tante frasi che nel parterre dell’Aula Paolo VI a Roma si potevano ascoltare lo scorso 22 dicembre, al termine dell’udienza speciale che Papa Francesco aveva riservato ai volontari della Protezione Civile. Nello specifico, a pronunciarla, per la cronaca, è stato Ettore Avietti, ma posso garantire che, parola più, parola meno, qualche virgola qua e là, davvero era il sentimento comune dei tanti volontari della Pc Ana presenti. Bastava uno sguardo alla Sala Nervi per rimanere emozionati: un tappeto di tute gialle, rosse ed arancioni, di inserti ad alta visibilità, circa 6.000 i presenti dove la maggioranza era rappresentata da oltre 3.500 volontari di 35 diverse associazioni, dove davvero tante erano le penne nere che svettavano sopra tutto, quasi campanili di un Paese che ha fatto della solidarietà e dell’impegno sociale il proprio stile di vita. Un impegno che Papa Francesco, nel suo intervento, sintetizza in modo chiaro, quasi il decalogo di una missione, la “nostra” missione di volontari della Pc della grande famiglia alpina. «Oggi le scienze e le tecnologie sono in grado di aiutarci a conoscere e prevedere molti fenomeni naturali, ma non sempre queste valutazioni riescono poi a tradursi in interventi di prevenzione che potrebbero ridurre drasticamente i danni alle persone e alle cose – ha infatti detto il Pontefice – La Protezione Civile non smette mai di ricordarci che la difesa della vita umana e la salvaguardia del territorio e delle infrastrutture non avvengono solo nelle emergenze, ma anche e soprattutto nelle attività di previsione e prevenzione e nella successiva fase di ritorno alla normalità che, malgrado l’impegno di tutti, a volte è più lunga e complessa di quanto si possa immaginare». In fondo, questo è il “manifesto” di ciò che siamo e di ciò che vogliamo essere noi volontari dell’Ana. E per testimoniare, ancora una volta, quanto per gli alpini la solidarietà è davvero un qualcosa di concreto, il Presidente nazionale Sebastiano Favero ha donato al Santo Padre un’unità chirurgica traumatologica mobile 4×4, destinata a compiere il suo servizio in Africa. L’autoveicolo fornisce un supporto itinerante per interventi in zone disagiate o isolate, ed è completamente dotato di dispositivi medici, attrezzature e strumentazioni elettromedicali. Il mezzo è stato benedetto da Papa Francesco: un momento che ha aggiunto emozione ad emozione.

    Stefano Meroni