COLICO Nikolajewka Il 64 anniversario della battaglia celebrato con grande partecipazione

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    L’anniversario della battaglia di Nikolajewka è uno degli appuntamenti della memoria degli alpini. Sono trascorsi 64 anni dalla fine della tragica campagna di Russia eppure sembra ieri, tanto è vivo il ricordo del sacrificio dei nostri padri, tanto è altrettanto forte il desiderio di pace. Alla celebrazione che si svolge a Colico, partecipò, nell’ormai lontano 1950 il generale Luigi Reverberi, comandante della divisione Tridentina e Medaglia d’Oro al Valor Militare. Per diversi anni il personaggio di spicco fu poi Peppino Prisco, uno dei tre ufficiali superstiti del battaglione Aquila.

    La cerimonia commemorativa è molto sentita anche dalla popolazione di Colico ed è seguita anche dagli studenti, da decine di sindaci, dalle massime autorità della provincia a dimostrazione di quanto lo spirito alpino sia radicato nel territorio. Alla celebrazione organizzata come sempre dalla sezione presieduta da Luigi Bernardi, c’erano migliaia di alpini, con 12 vessilli (presente anche il vessillo della Sezione Uruguay) e 105 gagliardetti (compreso quello del gruppo di Cassano Murge, della sezione di Bari) e 25 Labari delle altre associazioni d’Arma.

    E poi il consigliere nazionale Carlo Bionaz in rappresentanza del presidente Perona, il prefetto Nicola Prete, il questore Vincenzo Ricciardi, il presidente della Provincia Virginio Brivio, il sindaco di Colico Alfonso Curtoni, il col. Alfredo De Fonzo comandante del 5º reggimento Alpini, il col. Alessandro De Angelis comandante provinciale dei carabinieri e tante altre autorità. Significativa la presenza di un picchetto armato del 2º Alpini di Cuneo con trombettiere, il reggimento che ha avuto cinque alpini di pace Caduti in Afghanistan.

    La S. Messa, accompagnata dai canti del coro Musica Viva di Colico, è stata celebrata dall’arcivescovo mons. Gaetano Bonicelli, già Ordinario militare, con cappellano militare don Massimo Gelmi e padre Lino Gurini. All’omelia l’arcivescovo ha ricordato la concomitante Giornata della vita ed ha individuato proprio nella mancanza della fiducia nella vita la tragedia dell’uomo moderno. Ha parlato della solidarietà degli alpini concludendo con un interrogativo: Cosa sarebbe se non ci foste voi? .

    Dopo la Messa gli alpini preceduti dalle fanfare alpine Alto Lario e Valtellina hanno raggiunto in corteo piazza 5º reggimento Alpini, e dopo la deposizione di una corona al monumento ai Caduti ci sono stati i discorsi. Il presidente della Sezione Bernardi, riferendosi alla Giornata della memoria, ha rilevato che gli alpini non hanno bisogno di giornate ufficiali per ricordare, perché sentono il dovere di onorare i Caduti e i reduci (ce n’erano 15 accanto al monumento, protagonisti degli avvenimenti di 64 anni fa).

    Il sindaco Curtoni ha espresso il desiderio che lo spirito aiutasse i cittadini a risolvere i problemi e guardare con fiducia al futuro; il nuovo prefetto di Lecco Nicola Prete si è rivolto agli studenti con un’esortazione: Ascoltate i vostri nonni con la massima attenzione e affetto. L’Italia ha continuato è stata costruita nelle trincee. Dobbiamo tenere sempre viva la fiaccola del ricordo: si muore quando non c’è più chi ci ricorda . Ha concluso il past president Beppe Parazzini, al quale è toccato il discorso celebrativo.

    Con il suo stile schietto e diretto, Parazzini ha ricordato i tempi in cui i reduci, tornati dalla guerra, si sentivano quasi colpevoli d’essere andati a combatterla e di essere stati, come qualcuno ha detto, dalla parte sbagliata . Rifacendosi ai recenti episodi contro le forze di polizia, Parazzini ha ammonito i giovani a comportarsi sempre in modo decoroso verso le forze dell’ordine, con gli insegnanti, in famiglia. La società ha bisogno di pilastri ha detto rifacendosi al decadimento dei valori e alla responsabilità dei politici Ha bisogno di paletti entro i quali muoversi .