C’erano Tutti

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    Due settembre, prima domenica del mese: il pellegrinaggio alpino sul Monte Tomba. Dallo scorso anno, è assurto a commemorazione di valore nazionale decretato dal Consiglio dell’Ana e con presenza del Labaro quinquennale. Giusto riconoscimento per la popolazione del territorio che anche per merito delle “Commemorazioni per il Centenario della Grande Guerra”, è riuscito meritoriamente a inserire la cerimonia “in prima linea” quale patrimonio umano-storico, perpetuando, ormai da cinquantanove anni consecutivi, la memoria delle mai sufficientemente evidenziate tragiche vicende di giovani soldati ovunque provenienti e popolazioni.

    La giornata è piovosa, come da previsione, a volte cupa, ideale per richiamare lo spirito alla mestizia e alla pietà del luogo sacro. Poi lo squarcio benevolo nel cielo anche per l’apparire del sole, giusto il tempo necessario che il buon Dio riserva alla cerimonia ufficiale. Accorata l’allocuzione tenuta dal Presidente sezionale Giuseppe Rugolo per il quale il dovere, la memoria, il cuore, sono il perno sul quale concentrare la sensibilità di ciascuno affinché quella storia e altre simili, non abbiano a ripetersi. Non di meno, il vice Presidente nazionale vicario Alfonsino Ercole, coglie l’occasione per significare opportunamente il momento e, appellandosi ai rappresentanti politici presenti, raccomandare il sostegno alle iniziative che l’Associazione ha in corso e in fase di progettazione.

    Delegazioni estere, numerosi sindaci e amministratori della pedemontana, rappresentanti d’ogni Arma, famiglie, giovani, tanti bravi giovani variamente impegnati a dare una mano, anche quelli del progetto “Scuole Outdoor in Rete” accompagnati dal loro coordinatore prof. Pierpaolo e gli immancabili alpini, tanti, magistralmente coordinati dal Capogruppo Roberto. La Messa, momento culmine e solenne, concelebrata dal parroco don Pierangelo, da don Giuseppe dei P. Cavanis e da don Dean Martin, sacerdote italiano di Pederobba con incarico pastorale in Australia, mentre il prestigioso coro Valcavasia ha accompagnato in modo coinvolgente la partecipata cerimonia. La banda musicale di Pederobba determina i tempi dell’ufficialità e i toccanti inni nazionali dell’alzabandiera per tutti gli stati chi allora alleati chi avversari e il protocollo militare osservato da tutte le rappresentanze inquadrate.

    Il Presidente nazionale Sebastiano Favero non poteva mancare per onorare la cerimonia e non è mancato, ma è giunto ad evento avviato poiché impegnato in altra solenne manifestazione e tuttavia gli va riconosciuto il merito per “le acrobazie”. E poi… festa con tutti, fra tutti, allora vincitori e allora vinti, oggi amici, sinceri convinti. Questa è la ricorrenza, cerimonia che si ripete, basta partecipare una volta e poi è sempre così, uguale: per quelli che se ne stanno a casa nella convinzione che null’altro è da apprendere, “nessun’altra emozione mi può giungere”: vero peccato d’indolenza nazionale. Tuttavia diverse centinaia di persone ritornano ogni anno, anche da regioni e sezioni alpine lontane, segno che il cuore ha bisogno di essere ricaricato da sentimenti profondi, da principi fondanti per rigenerare le convinzioni che negli anni sono state apprese e fatte proprie, per poi poterle saldamente trattenere e trasmettere a loro volta, nonostante spesso scorrano “brezze” avverse.

    Allora, nel 1918 qui, su questo monte e su tutta la linea del fronte, fu arginata l’ultima offensiva avversaria che si dovette convincere dell’impossibilità di proseguire le mire di conquista sul nostro territorio. Sul terreno del massiccio del Grappa, solo per la battaglia del Solstizio, il nostro esercito dovette contare la perdita di 13.989 soldati tra morti, feriti e dispersi e non meno numerosi i corpi rimasti sul monte da parte degli avversari prevalentemente tedeschi; non basteranno. In questi giorni di allora, i comandi italiani stanno preparando la controffensiva, la battaglia finale, quella che dovrà definitivamente rigettare gli occupanti abusivi oltre i confini, per definirne i nuovi e più severamente porre fine alle minacce degli arroganti Imperi Centrali.

    Poco più di un mese e l’operazione avrà inizio con l’esito ben noto, assunto simbolicamente come battaglia di Vittorio Veneto, che porterà alla conclusione della guerra con la proclamazione dell’enfatico bollettino che porta la firma dell’allora Capo di Stato Maggiore: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”. C’erano Tutti, con la T maiuscola i Caduti su questo monte, chiamati ciascuno al canto dell’Inno di fronte alla bandiera dei Paesi di appartenenza, perché non siano dimenticati… mai. Alle pendici della cima, la chiesetta ricorda Loro, Tutti e il pregevole mosaico sulla facciata antistante raffigurante la Madonna che con il suo velo, pulisce l’enorme libro dalle parole violente in esso contenute e nel contempo protegge l’umana memoria di quei giovani Caduti.

    Ecco che la celebrazione della Messa a loro dedicata non è soltanto ritualità e diventa anche commemorazione, ricordare assieme. Anche la festa assume senso e valore quando sa cogliere il motivo elevato della partecipazione e quindi, a casa, non avremo portato soltanto “pancia piena” ed ebbrezza.

    Gianantonio Codemo